Au-Mai di piazzale Susa: lost in translation nel bottegone cinese

reportage au-maiAu-mai è un grosso bottegone vendotutto made in China aperto dal novembre del 2009. Si trova sopra il Billa di piazzale Susa (più precisamente in via Gozzi angolo via Plebisciti). Ricordo l'inaugurazione: sembrava una festa delle elementari in versione low cost, con chinotto e palloncini colorati gettati qua e là. Ci mancava solo la torta di compleanno del supermercato. Stessa magniloquenza pari a zero del dechirichiano Girasole di Lacchiarella, il regno dei manichini e della plastica a Sud di Milano già oggetto di un precedente pellegrinaggio.

Ogni tanto ci passo in questo girone del superfluo. Entro, faccio un giro, mi guardo attorno. L'aspetto che più mi diverte è il tentativo dei clienti di comunicare con i commessi. Tutti i commessi sono cinesi e praticamente nessuno conosce l'italiano. Gli avventori domandano di pentole a pressione, mappamondi, valigie... e questi li guardano inebetiti.

Alle casse basta uscire un attimo dai binari, chiedere un'informazione, fare qualunque cosa non sia pagare ed andarsene per mettere in crisi il commesso, per mandare tutto in tilt. Mi è capitato di assistere una scena in cui la cassiera subissata dalle domande di una signora chiamava il responsabile e anche questo non sapeva spiaccicare una parola in italiano. La scrutava come alle elementari si guarda la maestra quando ti ha fatto una domanda e tu non sai rispondere.

Le etichette dei prodotti sono piene di errori. Anche il sito internet è zeppo di sviste incolpevolmente esilaranti, Brescia diventa “Brescica”. È come se fosse il loro modo di dire: noi non pensiamo alla forma (o alla grammatica), ma ai danè e a fare risparmiare i clienti! Sì, sono i cinesi che hanno colto e rilanciato lo spirito capitalistico brianzolo milanese, portandolo all'eccesso. Invece i lùmbard non hanno saputo resistere e piuttosto che all'avere la loro preoccupazione è rivolta all'apparire.

Anche la merce esposta ha il suo fascino consumistico. I prezzi sono risibili e c'è un miscuglio di utile e inutile, tipo i famigerati “Tutto a un euro” all'ennesima potenza, con roba estremamente diversificata, un sincretismo di tecnologie di plastica, robe che sembrano chiavette USB (funzioneranno, saranno porta-chiavi o altre cose ancora?) ad un paio di euro, mescola-mazzi di carte automatici, il “ragno” per massaggiare il cuoio capelluto, l'insegna luminosa con scritto "Open", acquari finti. Tutto il piano alto è dedicato ai vestiti uomo/donna/bambino.

Da Au-Mai ci sono oggetti che restano tali, che non si evolvono, che non si animizzano (tipo, se n'era già parlato, i sexy toys di Angelique Devil). Non c'è un re-incanto, una spettacolarizzazione della merce in stile Ikea. Per questo se compri un regalo da Au-Mai ti viene il malsano presentimento che hai anteposto al cuore il portafogli.

Sensazione che non ti assalirebbe acquistando lo stesso oggetto in un altro luogo più ameno, dove sanno come affumicarti gli occhi, dove entri ed esci con 20 euro in meno nel portafogli per aver acquistato una posata o una scatola (sto pensando ad un noto negozio giapponese in via Torino).

Navigando sul sito di Au-mai si reperiscono tutte le informazioni di cui si ha bisogno. Che sono lo stretto essenziale. Si tratta di una catena nata a Brescia e poi diffusasi con 9 punti vendita nel Nord Italia. Quello in Piazzale Susa è l'unico di Milano.

Da una parte dicono 20.000 articoli, appena più sotto 30.000. Ma i numeri non sono importanti, a meno che non si riferiscano ai prezzi. E Au-Mai è alla “ricerca spasmodica di prodotti a buon mercato”. Nella web-page una sezione dedicata anche alla cultura (anche se in realtà credo si siano sbagliati e intendano qualcos'altro): una ruota di immagini, probabilmente scaricate a caso dalla macchina fotografica di chi ha creato il sito, girano all'impazzata.

Ci sono cinesi che cantano, fanno il tiro alla fune, fanno il trenino a ritmo di musica (si presume), vengono intervistati dal Giorgio Mastrota con gli occhi a mandorla. Chiudo sapendo già che comprerò lì tutta la paccottiglia di cui avrò bisogno.

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