Innamorarsi a Milano: proposte e consigli per San Valentino... nel 1970

palazzo reale con tram anni 70Uno dei miei luoghi prediletti di bighellonaggio è la sezione Ultima Spiaggia del Libraccio.
Tra decine di libri di Moccia che non vedono l'ora di terminare la loro infausta esistenza al macero e centinaia di volumi intonsi di “Va dove ti porta il cuore”, per i quali ettari di bosco sono stati ingiustamente sacrificati, ho trovato una piccola guida del 1970 su locali e luoghi romantici di Milano.

Proprio a partire dai preziosi suggerimenti contenuti in questo libro di oltre 40 anni fa ho voluto immaginarmi un possibile San Valentino nel 1970. Cosa si poteva fare con la fanciulla a Milano in quell'anno? Dove si poteva portarla? Quali locali di tendenza, ora caduti nell'oblio, erano i migliori per conquistarla?

In quell'anno il sindaco era il socialista Aldo Aniasi e i telefonini non erano ancora stati concepiti. Per contattarla da un luogo che non fosse casa si poteva puntare sulla SIP della Galleria Vittorio Emanuele (chiusura ore 22) o sulla stazione Centrale che fino alle 2 di notte offriva la più alta concentrazione di telefoni. Sperando naturalmente che in casa di lei non ci fosse il duplex...

Foto|Flickr

Lo stipendio medio si aggirava sulle 80.000-90.000 £ (40-45 euro) e si poteva raggiungere in auto anche piazza del Duomo. Un buon luogo per parcheggiare era via Arcivescovado.

Niente di meglio che cominciare con un aperitivo. La birra non andava di moda come oggi e un buon modo per rompere il ghiaccio con del buon vino era Morigi, vicino a via Meravigli, esistente tutt'ora nell'omonima via al numero 8. I frequentatori erano soprattutto “anziani con sigaro in bocca”, ma la sera si trasformava in ciò che molti trentenni oggi chiamano wine bar. Qua si potevano trovare suonatori ambulanti capaci di fare ascoltare le melodie più tenere e dolci.

Imperdibile anche il Poker di via Boscovich 51, zona Buenos Aires, dove bere alcolici e analcolici a 150 £ o il Doria di via Amedeo d'Aosta 19 dove tutt'ora si possono assaggiare cocktail ideati qui, oltre quaranta anni fa, come la Bomba Fragola, beverone assai inebriante, a quanto ne dicono i giovani degli anni zero che del posto sono habitué. Presente un juke box nel piano inferiore.

Poco distante da quest'ultimo è ubicato un locale che stava un po' passando di moda, il bar Basso, ove nacquero Negroni sbagliato e mangia e bevi. Per chi se lo può permettere, un aperitivo eccezionale si trovava alla Maison du Caviar, che ora non esiste più, in via Spadari, con ostriche e Champagne. Ma aspettatevi spese folli (in lire).

Per quanto riguarda la cena, la guida degli anni 70' consiglia vivamente il ristorante ungherese Tulipan, in piazza Oberdan angolo via Tadino. Anche di questo non esiste più niente se non qualche amarcord sul web. Si potevano trovare ottime polpettine di carne arrotolate nella lattuga. Per due preparatevi a spendere quasi un decimo del vostro stipendio da sottoproletario degli anni 70'. Per la pizza non ci sono molte indicazioni, se non O' Scugnizzo di viale Cassala, tutt'ora esistente.

Basta mangiare, è tempo di ballare! Se la ragazza ama le danze sfrenate si potrebbe portarla in qualche locale beat. Visto il troppo caos però in questi locali non potete nemmeno sognarvi di seguire le vie tradizionali della seduzione. La guida però cita lo stesso qualche luogo rappresentativo tipo il Wanted Saloon (ex Piper) in viale Alemagna 6, successivamente diventato Old Fashion. Noi che abbiamo la possibilità di conoscere il futuro possiamo dirvi che il Wanted Saloon fu costretto a chiudere poco dopo a causa di una sparatoria tra clienti. Altro luogo di punta il Paip's, in corso Europa 9, locale storico per capelloni dove sul finire degli anni 60' suonavano abitualmente i Camaleonti. Sempre in corso Europa il Fitzgerald, con obbligo di cravatta e l'Europa Club. Considerato demodè il Santa Tecla, importante locale beat, luogo natio dell'esistenzialismo milanese e dei primi concerti jazz italiani.

Negli anni 70' erano un po' in declino anche i cosiddetti whisky à gogo, ma non è detto che la vostra ragazza non gradisca. Lo scopo di queste “discoteche tranquille” era ricreare in un locale la festicciola casalinga con dischi (niente musica dal vivo) e qualche liquore. Potrebbe essere il luogo ideale per l'inizio di una storia d'amore.

Complice il buio, costante di questi locali. Il Tarantola, in via Principe Eugenio 15 era il più buio della città, ideale per un ballo guancia a guancia. Il nome era dovuto a tarantole fluorescenti presenti sulle pareti. Altri whisky a gogo frequentati il Rififi in piazzale Biancamano ed il Whisky Notte in piazza Carlo Erba. Di questo si dice fosse il classico locale dove portare una provinciale per fare la figura del ricco. Per i whisky a gogo i primi anni 70' erano un periodo di transizione verso l'essere discoteca. In pratica dovevano riqualificarsi se non volevano essere schiacciati dalle nuove mode. Ma i locali cool nel 1970 meneghino erano ben altri.

Un posto “esotico-chic” (un concetto metropolitano che oggi vive l'apoteosi totale della falsificazione, simulacro direbbe Baudrillard, in corso Como 10) era il Conte Biancamano, all'idroscalo punta dell'Est, noto anche come il Transatlantico. Non si trattava di una riproduzione, bensì pezzi della nave portati qua e resi luoghi “ballerecci”.

Il Number One, in via Annunciata, era frequentato solo da “gente bene”, niente a che fare con il luogo di perdizione in provincia di Brescia. Diciamo che qui andare faceva “fino”, antecedente al fa “figo” degli anni 80'. Queste non sono solo sottigliezze linguistiche! Discoteca molto frequentata anche il Nepentha in piazza Diaz 1, con moquette, pareti di velluto e luci dal pavimento. Per chi invece volesse andare fuori porta consigliato il Risveglio a Binasco. Se state portando qua la ragazza, lei dovrebbe già aver intuito le vostre intenzioni.

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