L'affittopoli del Pio Albergo Trivulzio: oggi altri nomi, il punto della situazione

affittopoli 2011 milano pio albergo trivulzio2Affittopoli, in un ricorso storico impressionante - esattamente lo stesso giorno in cui fu arrestato Mario Chiesa, ma diciannove anni dopo - dal Pio Albergo Trivulzio ha fatto montare una bella ondata di sdegno bipartisan. I vostri commenti nel post dell'altro giorno lo raccontano meglio di tante chiacchiere.

"Ma come? Perché io devo spaccarmi la schiena, indebitarmi a vita, svenarmi per stare in una zona pietosa? Perché loro sì? Perché noi no?". Credo il punto sia tutto lì: su un privilegio che è stato riservato in base a criteri decisamente fumosi non a una serie di signori nessuno, ma spesso a potenti o amici di, parenti di, sodali di.

Nel caso vogliate scaricarvela, ecco la lista completa in pdf, ma oggi arriveranno altri nomi, non è mica ancora finita. L'affare si complica e spuntano fuori altri inquilini eccellenti. Vediamo come stanno le cose dopo il salto.

La lista uscita settimana scorsa riguardava gli affittuari. Ovvero soggetti che a vario titolo avevano beneficiato di canoni di affitto agevolato vivendo in case del Pio Albergo Trivulzio. Oggi arriverà un'altra lista in Consiglio Comunale, è probabile che ci siano altri nomi importanti.

La lista di oggi infatti contiene i nomi - e il prezzo - delle case vendute dal Pat negli ultimi anni. "Svendopoli" la chiamano su Il Giorno, gli appartamenti di cui sono usciti i prezzi per ora mi sembrano di poco, ma comunque sotto il valore di mercato.

I nomi?

Alcuni nomi di vip che hanno acquistato case del Pat sono già emersi. Si va dall’assessore regionale Domenico Zambetti, che ha comprato un appartamento di 110 metri quadrati in corso Sempione 51 per 533 mila euro, al direttore generale dell’ospedale San Carlo Antonio Mobilia (160 mq in largo Rio de Janeiro per 518 mila euro) fino alla moglie dell’ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone, Carla Vites (310 metri quadrati in via Guerrazzi 2 per 1,5 milioni di euro). Oggi saranno diffusi, come detto, anche i nomi degli altri

Giuliano Pisapia spiega oggi sia sul Corriere della Sera che su Repubblica le sue ragioni: ne ha, ne ha, ma il danno di immagine è fatto ormai. anche perché tornando a quanto dicevamo prima: perché a loro sì, e a me un mutuo trentennale, un affitto che mi dissangua, e via dicendo?

Come ha avuto la casa del Pat, la sua compagna?
«Nell'88 Cinzia, che allora neppure conoscevo, e il suo ex marito avevano casualmente incontrato l'allora sindaco Pillitteri e gli avevano spiegato che non riuscivano a trovare un appartamento. Pillitteri aveva consigliato di fare domanda in alcuni enti e così avevano fatto nell'88 rivolgendosi anche al Trivulzio. La loro pratica era stata esaminata e, oltre un anno dopo, si era stabilito che avevano i requisiti richiesti: nel '90 sono entrati nella nuova abitazione spendendo, tra l'altro, 42 milioni per ristrutturarla».

Ma il contratto è ancora intestato alla Sasso.
«Dopo la separazione, Cinzia era subentrata nell'affitto stipulando un regolare contratto con l'assistenza della Confedilizia e del sindacato inquilini. Il contratto è stato rinnovato nel 2003, sempre attraverso il sindacato ed è scaduto nel 2008: a quel punto si è aperto un contenzioso fra il Pat e il sindacato che si è concluso pochi giorni fa e che riguarda molti immobili. Ma Cinzia aveva già dichiarato di non essere interessata al rinnovo: come ho spiegato avevamo preso casa altrove».

Perché la Sasso ha avuto la casa e altri più bisognosi no?
«Da un lato ha ragione, dall'altro dico che bisogna ricostruire i fatti dall'origine. E comunque non si può addebitare a me il fatto che non ci sia stato un controllo nell'assegnazione delle case e nella gestione dei contratti. Io voglio cambiare l'attuale amministrazione anche per questo: perché la Moratti non ha vigilato sui vertici del Pat, sulla gestione delle case popolari e di tutto il patrimonio immobiliare della città?».


Stiamo sul punto che indigna, giustamente: perché a loro sì e a noi no? Interessante questo pezzo di Facci sul Post, per esempio. La spiegazione, in questo pezzo di Repubblica, è surreale, l'avrete già letta magari. A chi diamo le case? A chi ha più soldi, a chi ha il reddito più alto

L’unica cosa rilevante che ha detto ai consiglieri comunali riuniti a porte chiuse Fabio Nitti, direttore generale del Trivulzio chiamato a relazionare sui criteri di assegnazione dei 1.400 appartamenti dell’ente, è stata: «Diamo le case a chi ha più soldi».

Frase testuale, secondo il racconto coincidente di consiglieri di diverso schieramento. Ogni appartamento non andrebbe in affitto a chi ne ha più bisogno o a chi è disposto a pagare di più, ma al candidato con un reddito maggiore. Se sia sempre così, o se invece i criteri di assegnazione siano anche altri, non è dato sapere. I bandi non lo dicono


Se Pisapia ne esce con un danno di immagine, non è che ne escano bene altri: il PdL milanese c'è dentro fino al collo nella Affittopoli, i nomi li ricorderete. Vi segnalo questo editoriale uscito un paio di giorni fa su Europa firmato da Giovanni Cocconi a riguardo

Per esempio il co-fondatore del Pdl Luciano Buonocore, il nipote dell’ex presidente della repubblica Cossiga Piero Testoni, sempre Pdl, l’ex parlamentare di Forza Italia Giuseppe Rossetto e l’ex tesoriere del partito azzurro Domenico Lo Jucco, su su fino al potente presidente di Metroweb Guido Manca, consigliere comunale sempre del Pdl. Quindi lo scandalo c’è, Pisapia non c’entra niente, mentre il centrodestra c’è dentro fino al collo, alla faccia di Libero e Giornale. Nel caso Scajola la presa di distanza del vicedirettore del quotidiano berlusconiano, Nicola Porro, fu decisiva nel convincere l’ex indifendibile ministro a dare le dimissioni. Vedremo se a Milano saranno inflessibili come a Roma

questa tabella del Corriere ve ne ricorda anche altri

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