Milano Criminale di Paolo Roversi: l'anteprima su Booksblog

roversi milanocriminaleNon è la prima volta che scriviamo di Paolo Roversi, romanziere e deus ex machina di Milano Nera: l'ultima volta era stato per Milano Diamante, volume dedicato alla nostra città all'interno della collana WhaiWhai. Su Booksblog è uscita lunedì un'anteprima della nuova fatica di Paolo, ovvero Milano Criminale.

Roberto Russo gli ha fatto un paio di domande per noi:

Sotto la luce del crimine, Milano appare più affascinante o più temibile?
La Milano che racconto io è quella della fine degli anni Sessanta quando la malavita aveva un nome ben preciso: ligera. Un nome che deriva da un termine dialettale meneghino che significa “leggera” e che identificava la tipica mala dell'epoca, una sorta di malavita “romantica” che rubava per fame, non sparava e che la faceva da padrona sotto alla Madonnina. Nel mio romanzo si parte da una cesura importante: la rapina di via Osoppo che segnò l'inizio della fine di quel mondo. Da quel momento in avanti quella mentalità guascona ha iniziato a scomparire finché i banditi hanno cominciato a sparare e uccidere.

Del resto, solo a citare i nomi dei protagonisti di quegli anni e delle loro imprese si viene proiettati in un'altra dimensione: la rapina di via Osoppo che apre il libro venne definita la rapina del secolo ed è qualcosa di ancora oggi insuperato per la somma astronomica che i banditi riuscirono a rubare. Gli anni Sessanta erano poi gli anni del Solista del Mitra, della banda Cavallero, del Clan dei Marsigliesi che metteva a ferro e fuoco via Mantenapoleone, di Vallanzasca e Turatello; nomi che solo a nominarli già evocano un mondo. Alla luce di queste considerazioni direi quindi che la Milano Criminale che racconto è più affascinante che temibile anche se qualche brivido lo riserva eccome.

Gli “eroi di Milano” che vivono tra le pagine del tuo romanzo, conquistano la città con la forza. Oggi come oggi, secondo te, Milano è una città da amare in maniera passionale o da cui fuggire?

Da amare a piccole dosi, anche se all'inizio è respingente. Quando ci entri in sintonia, però, diventa tua. Diventa docile e diventa la città delle opportunità, delle occasioni, degli incontri. Posso affermare con certezza che se non fossi sbarcato a Milano non sarei mai diventato uno scrittore. Le librerie, gli editori, gli autori che puoi conoscere o vedere alle presentazioni sono stati uno stimolo a coltivare la mia passione. Milano, però, è anche un posto da cui a un certo punto bisogna fuggire. Non so quando l'abbandonerò ma so che lo farò per poi ritornarci ogni tanto e sempre con piacere.

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