Mamma Mia, la semirecensione dello spettacolo al Teatro Nazionale

Mia Noschese

Ci si muove con un circospezione quando si entra in un territorio inesplorato, anche se c'è la consapevolezza che non potrà succedere nulla di male, solo una rappresentazione dello spettacolo Mamma Mia!.

Avanzo nella hall del Teatro Nazionale guardandomi intorno con l'aria incuriosita di chi (consapevole delle proprie carenze cognitive) per la prima volta si appresta ad assistere a un fenomeno di culto che riesce a mettere d'accordo un pubblico di giovanissimi (ci sono seienni esagitatissime accompagnate da genitori compiaciuti e fratelli maggiori) ma anche molto più maturo (un trio di arzille signore mi strappa un sorriso ricordandomi la sit-com Cuori senza età). Penso che dopo il successo di La Bella e la Bestia fosse difficile bissarne i risultati, anche diciamolo pure ai prezzi dei biglietti (non certo economici, anche se per l'ultimo mese di tenitura sono previsti forti sconti per ogni ordine di fila), ma la gente c'è nonostante la crisi, si vede che la voglia di evasione è molto più forte di quanto si possa immaginare.

Mi sono preparato. Non ho visto il film con Meryl Streep da cui è ispirato lo spettacolo, ma so che a Londra e a New York lo spettacolo teatrale ha avuto un grande successo, quasi roba da Guiness dei Primati. Nel cast non ci sono volti noti, o meglio mi pare di riconoscere personaggi televisivi riciclati (per lo meno quelli che la mia scarsa competenza in campo di talent show mi permette di riconoscere) cosa che ammetto contribuisce a rendermi un po' più simpatica l'operazione. E poi sono curioso di sapere che ruolo ricopre la ragazza che durante le prove aperte di lunedì scorso ha insegnato a me e un'altra ventina di volenterosi i passi basilari dello spettacolo. Avanti, indietro, avanti, indietro, posa, posa, posa e posa!

Poi ci sono le canzoni degli Abba. O meglio le musiche, visto che i testi sono stati tradotti (devo ammettere con un buon effetto complessivo). Se sei nato prima degli anni 80 non puoi riconoscere e apprezzarne la melodia, tuo malgrado vieni trascinato in un mondo di sandali greci e di zeppe piene di lustrini. Qualcuno mi fa notare che lo scorso anno agli Arcimboldi la musica era dal vivo, ma si trattava della produzione originale, mentre questa è quella italiana, ma le voci sono rigorosamente quelle degli attori. Mi chiedo se sapere questo appunto cambia o meno la mia fruizione dello spettacolo e decido a priori che la cosa non mi interessa. Sul palco sembra che tutti si divertano, nella scena di ballo nella piazza dell'isoletta greca conto 29 persone che danzano contemporaneamente e mi chiedo se dovesse cadere uno solo di loro se l'effetto domino sia inevitabile. Dal palco più in alto spesso arrivano le stridule risate di un pugno di bambini, avranno meno di dieci anni e ridono sguaiatamente anche se ovviamente non colgono le allusioni sessuali frequenti nello spettacolo, ma tranquilli i genitori si tratta di uno show adatto a tutti.

Lo spettacolo dura due ore e quaranta compreso di pausa. L'ho già scritto, quando non conosco una realtà cerco di documentarmi al meglio prima. Sono preparato a quattro ore di Luca Ronconi da anni di estenuante allenamento, ma un musical è una disciplina completamente diversa nelle "Olimpiadi degli spettatori di teatro". Il tempo scivola via senza farsi sentire, l'intrattenimento è leggero e piacevole come dovrebbe essere e l'esuberanza dei compagni di platea non può che essere trascinante, in particolare al termine dello spettacolo quando un paio di bis richiedono necessariamente di alzarsi in piedi e lasciarsi portare dalla musica. Sono sopravvissuto, mi sono divertito e ho anche cantato Dancing Queen.

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: