Anni '80 a Milano, il mondo dei paninari

Negli anni del benessere diffuso, del PSI, degli Yuppies, di Via Montenapoleone e Sposerò Simon le Bon, sono nate due espressioni rappresentative: “Milano da bere” e “paninari”. La prima, tratta da uno slogan pubblicitario dell'amaro Ramazzotti, sintetizza bene il materialismo, il rampantismo, l'arrivismo, Guido Nicheli e il suo esibire ricchezza con biondone platinate vogliose di spendere e spandere.

La maggior parte degli spot degli anni '80 irradiano questa filosofia yuppie, sprigionano un essere tutt'altro che insostenibile, che si fa leggero, disimpegnato. I paninari erano una sottocultura di teen ager trasversalmente collegati alla Milano da bere in quanto i loro ritrovi erano bar. Erano destinati a diventare gli edonisti di cui sopra, dai quali avevano subito l'imprinting.

Ho pensato di raccogliere brevemente le gesta ed i luoghi di questi ragazzi e ragazze, vittime incoscienti della storia, che con i loro motorini hanno macinato chilometri per le vie pavettate del centro...

I paninari, esatta contrapposizione della generazione impegnata degli anni 70', sono nati in alcuni licei della Milano bene. Erano giovani di famiglie ricche che in comune avevano seconde (o terze) case nei luoghi simbolo del benessere milanese: Santa Margherita Ligure, Rapallo, Curmayeur, Cortina d'Ampezzo.

Le espressioni “Milano-Cortina in un giro di Rolex” e “Via della Spiga, hotel Cristallo di Cortina, 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing” non sono state proferite senza ragione dalla bocca del Dogui. Questi ragazzi dei licei privati Oppenheimer, Gonzaga, Studium, Leone XIII, San Carlo si trovavano intorno al bar Il Panino, in piazza Liberty. Ma il panino per eccellenza era frutto di un altro luogo storico di ritrovo di questi giovani: il Burghy di piazza San Babila.

Il sabato era il giorno di riferimento in cui ci si pavoneggiava per le vie del centro. La passione per i vestiti firmati, per le griffe, per lo Zündapp 125, era accompagnata da un lessico particolare e sgramaticato. I Paninari come i tamarri del decennio successivo sono sorti dal centro della metropoli meneghina per irradiarsi nella provincia, e in tutto lo Stivale. Il fenomeno, nato dalla borghesia, si è poi diffuso anche ai giovani meno benestanti, ma con la stessa voglia di emergere ed ostentare.

Mi piace collegare il mondo paninaro a quei film apocalittici degli anni '80. Bande in conflitto tra loro che controllano il territorio. Cambia il contesto: se nei film tutt'attorno c'era un clima post atomico, l'humus dei paninari era una Milano ricca pre-Tangentopoli. Ogni banda, griffata piuttosto che armata, era collegata ad un locale.

Alcuni di essi erano stati citati in un precedente post sugli anni '70: Le Cinema, Central Park, Merry Go-Round, Nephenta, Linea Club, 23° street , lo Shocking. Ma non solo locali; wikipedia suggerisce piazza Santa Croce, sempre in centro.

Molti bar hanno chiuso i battenti, altri hanno saputo resistere sulla cresta delle nuove mode. Altro luogo ovvio di aggregazione era la palestra, dove forgiare il corpo da mostrare durante le vacanze estive sulle spiagge liguri. Una di queste era la palestra Doria, tutt'ora esistente ma che ha cambiato vocazione.

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