Palazzi che scompaiono, la rottamazione edilizia conviene e cambia Milano

Cartello_Cantiere

Nemmeno ieri vi scrivevo della Milano sognata dall'architetto futurista Antonio Sant'Elia e oggi su "Repubblica" Anna Cirillo ci racconta come e perché siano tanti ultimamente i palazzi che scompaiono in città. La giornalista cita esempi in via Solferino, via Fabio Filzi e piazza Duca d’Aosta, viale Monte Grappa e via California, io aggiungo via Lomazzo e via Castelvetro: "Invece che ristrutturarli, i palazzi esistenti si abbattono in toto. Conviene di più e ora anche la legge rende tutto più facile".

Grazie al Decreto Sviluppo 2011 – sul "Sole 24 ORE" trovate un'utile guida per coglierne i punti essenziali – il committente che intende procedere alla ristrutturazione di una casa non è più obbligato a dare comunicazione di inizio lavori all'Agenzia delle Entrate e in più può usufruire, fino all'anno prossimo e oltre, di numerose agevolazioni fiscali (info: www.casaeclima.com). Insomma, meglio ristrutturare (anche in maniera "distruttiva") rispetto a investire in edifici nuovi.

Non senza qualche rischio. "Il passaggio culturale e sociale è sostanziale: prima era il privato costruttore a rincorrere il Comune per le pratiche amministrative volte ad ottenere i regolari permessi – afferma Achille Colombo Clerici, Assoedilizia – ora è il Comune a dover rincorrere i privati per controllare la regolarità delle opere che questi vanno progettando ed eseguendo". Intanto può capitare che il palazzo di fianco al tuo venga buttato giù senza colpo ferire e ricostruito con un altro "volto".

Foto | Obliot by Flickr

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