Expo 2015, il partito degli "exposcettici" e il ritorno di Massimo Cacciari

expo milano rinuncia A Giulio Tremonti l'Expo 2015 a Milano non è mai piaciuto, scrive Luca Pagni, e noi nel nostro piccolo possiamo solo confermare, avendo seguito la querelle ormai pluriennale che "sacrificò" sulle logiche di potere romane prima il golden boy dell'amministrazione Moratti Paolo Glisenti, e che in seguito "bruciò" Lucio Stanca, finito sulla poltrona più importante dell'esposizione e in seguito dimessosi, lasciando il posto di ad a Giuseppe Sala.

E avendo seguito dall'inizio, mi ricordo bene quando si favoleggiava dei "quattro miliardi di euro" da spendere per l'Expo. Cifra oggi a dir poco ridimensionata, ma era una vita, qualche buco di bilancio e qualche crisi della finanza mondiale fa: oggi che le cifre per l'Expo sono scese, si dice che costerebbe "solo" 1,7 miliardi di euro, Pagni offre un'altra cifra ancora, intorno ai 3 miliardi di euro, circa il doppio. In ogni caso, che siano 1,7 o 3 o 4, poco cambia visto che quei soldi non ci sono.

Il Comune di sicuro non può metterci quanto dovrebbe da qui al 2015, quando arriveranno i primi introiti veri - e dovrebbe mettere sul piatto circa 200 milioni di euro da qui a quattro anni - dai privati si spera ne arrivino almeno 260 - ma credo che la cifra sia destinata a salire - spera di farli vendendo le quote di Sea e della Serravalle. Vedremo: da Roma invece, dal Governo centrale non mi sembra proprio il momento migliore per sperare che arrivi aiuto.

In tempo di decreto anticrisi, di prelievi di solidarietà, di festività accorpate, e di tutto quello che fa "grondare sangue" al Presidente del Consiglio, c'è ben poco da spendere. E l'Expo 2015 non credo proprio sia in cima alla lista delle priorità. Ok, quindi le cose si mettono male. Che si fa? Si ridimensiona o si rinuncia?

Perché l'idea della rinuncia in favore di Smirne non è nuova, e il ridimensionamento... bé già l'Expo attuale è un rimaneggiamento del progetto originario. Vediamo meglio.

Massimo Cacciari, di cui ci eravamo occupati diffusamente quando sosteneva che Giuliano Pisapia non avrebbe mai potuto vincere le elezioni milanesi - e lanciava più o meno direttamente la candidatura in una lista di Gabriele Albertini, ex primo cittadino milanese, ma di centrodestra - liquida così la provocazione, quella di rinunciare all'expo in favore di Smirne:

«un fallimento del Paese, se salta Expo: una bancarotta organizzativa, culturale e economica». Ecco perché, per Cacciari, «il governo, qualsiasi governo, pur di realizzarla dovrebbe fare di tutto per trovare i soldi: aumentino l’Iva, ma evitino questa figuraccia», è il suo appello

Voi lo accettereste volentieri un aumento dell'iva finalizzato all'Expo? Non penso che in un periodo come questo una tassa di scopo, o un aumento dell'iva destinato a finanziare una manifestazione che in tutta onestà non vedo scaldare i cuori dei milanesi passerebbe liscia.

La rinuncia in favore di Smirne era una voce girata anche tempo fa, tre anni fa, nel novembre del 2008. Leggete questo pezzo di Claudio Schirinzi, potrebbe essere stato scritto ieri sera

La voce che circola riguarda l'Expo: «L'Italia potrebbe rinunciare a ospitare l'Esposizione universale del 2015 a Milano». I pretesti non mancano: il debito pubblico aumenta, la crisi impone tagli dolorosi, i pochi soldi che ci sono potrebbero essere spesi meglio. Nessuno, per ora, osa teorizzare apertamente questa ipotesi, ma l'indiscrezione, partita dai palazzi romani del governo, si sta allargando come un'onda sismica. Chi l'ha messa in circolazione? Chi «vuol vedere di nascosto l'effetto che fa»? Qualcuno l'attribuisce al ministro Tremonti il quale non ha mai avuto alcun entusiasmo per l'Expo, ma l'uomo non è di quelli che si nascondono. Del resto anche il sottosegretario Roberto Castelli, leghista e perciò insospettabile (uno sfregio a Milano sarebbe un autogol per il Carroccio), ha detto senza mezzi termini che mancano tre miliardi e «Appare irrealistico che vengano stanziati nella Finanziaria». È possibile che l'Italia si esponga a una simile figuraccia internazionale? Nel 2002 in Francia il conservatore Raffarin prese il posto del socialista Jospin alla guida del governo e subito decise di rinunciare all'Esposizione Internazionale (quella del 2015 è Universale) del 2004 a Dugny. Ma fu una figuraccia, appunto.

diciamo che quella "voce che circola" prima è sparita, poi è spuntata fuori di nuovo ed è cresciuta, ha avuto un eco che è arrivato fino a oggi. Si è amplificata: si ritornò a parlare di rinuncia milanese all'Expo 2015 il 1° settembre scorso, con una querelle partita da un pezzo uscito su Italia Oggi

L'alternativa è: fare una brutta figura adesso, o farla al momento dell'inaugurazione dell'avvenimento? Farla adesso, significa non perdere risorse. Anzi, averne di nuove ed aggiuntive. Oltrettutto, molte opere complementari all'Expo (come la Pedemontana, l'alta velocità a Malpensa e le nuove linee metropolitane a Milano sono già state in gran parte finanziate o sono addirittura in corso di realizzazione). E poi, questa soluzione di rinuncia, potrebbe essere attribuita (peraltro motivatamente) alle conseguenza della crisi economica internazionale che, tagliando i bilanci pubblici, ha tolto ossigeno anche a questa grande iniziativa. Fallire a ridosso dell'inaugurazione invece (con padiglioni ridimensionati, partecipazioni nazionali ridotte e cosi via) sarebbe un insuccesso che verrebbe attribuito, a livello internazionale, alla incapacità di portare a termine questo grande progetto e quindi con un'inaccettabile ricaduta negativa sull'immagine complessiva dell'Italia a livello mondiale.

Insomma, periodicamente si torna a parlare di una rinuncia o di un ridimensionamento. Va detto però che in passato non eravamo in una situazione tanto complessa per quel che riguarda i conti pubblici - non alludo tanto a quelli locali, quanto a quelli nazionali - da rendere necessario un serio ridimensionamento dell'Expo.

Prima vi accennavo a una eventuale tassazione supplementare per finanziare l'Expo: facciamo un po' di fantafisco, quanto di voi sarebbero disposti a pagare una tassa di scopo per l'expo 2015?

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