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Le imprese dei "nuovi milanesi": +13,2% in un anno, una su quattro è gestita da un extracomunitario

Pubblicato: 19 ago 2011 da Gabriele Ferraresi

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Le imprese dei nuovi milanesi: +13,2% in un anno

Quante le sono le imprese dei “nuovi milanesi” a Milano? Una su quattro. Si fa presto a ragionare per senso comune - in parte, a ragione - e vengono in mente parrucchieri (ne scrivevamo un annetto fa) e bar cinesi, trasportatori sudamericani, ristoratori egiziani, panettieri sempre provenienti dall’Africa del nord. Vediamo qualche numero reale per farci un’idea: è molto utile a riguardo l’elaborazione Lab MiM della Camera di commercio di Milano su dati Registro Imprese.

È uscita ieri - volendo potete scaricarla qui in formato .doc: a Milano sono 13.914 le imprese gestite da stranieri - su un totale di 53.851 imprese individuali - tra queste, un buon 86% ha un titolare extracomunitario, e in questo sottoinsieme le nazionalità sono divise in questa maniera: egiziani (24%), cinesi (20%) e marocchini (7%).

nel 2011 sono infatti 76 le vie in cui le imprese con un titolare italiano rappresentano una minoranza (considerando solo le ditte individuali). In due anni sono più che raddoppiate (erano 32 nel 2009: +138%, e 51 nel 2010: +49%). Tra tutte, via Pietro Crespi (con una densità di imprese straniere pari al 91,4% del totale), seguita via Arquà (85,7%). Superano una densità dell’80% anche via Busseto, via Fusinato, via Torelli, Via Tracia, Via Conegliano, via Bramante e via Bassano del Grappa.

Si legge nella ricerca. E ancora:

Delle quasi 14 mila ditte individuali con titolare un cittadino straniero presenti nel comune di Milano, il primato va anche quest’anno a via Padova con 336 imprese (il 2,4% del totale) e con una densità di imprese etniche sul numero complessivo di ditte individuali attive nella via pari al 59%. A prevalere in via Padova sono soprattutto le imprese egiziane (pari al 33% del totale stranieri: +2% rispetto al 2010), seguite dalle cinesi (20%: +1%). Dietro a via Padova, si conferma viale Monza con 223 imprese straniere, soprattutto di egiziani (27%: -1) e di cinesi (24%: +1%), e poi via Imbonati (150 imprese, con egiziani in testa con il 37%).

Dati davvero molto interessanti, trovate tutto il comunicato dopo il salto insieme a due tabelle riassuntive nella gallery.

Le imprese dei nuovi milanesi: +13,2% in un annoLe imprese dei nuovi milanesi: +13,2% in un anno


RADDOPPIANO IN DUE ANNI LE VIE MILANESI DOVE PREVALGONO LE IMPRESE STRANIERE

A Milano una ditta individuale su 4 ha come titolare uno straniero (+13,2%) Via Padova e viale Monza le vie con il maggior numero di imprese straniere Cinesi in via Bramante e Paolo Sarpi, egiziani in via Imbonati e via Arquà Cingalesi in via Pietro Crespi

Milano, 18 agosto 2011. La voglia di fare impresa tra i cittadini stranieri continua a crescere nel comune di Milano: nel 2011 sono infatti 76 le vie in cui le imprese con un titolare italiano rappresentano una minoranza (considerando solo le ditte individuali). In due anni sono più che raddoppiate (erano 32 nel 2009: +138%, e 51 nel 2010: +49%). Tra tutte, via Pietro Crespi (con una densità di imprese straniere pari al 91,4% del totale), seguita via Arquà (85,7%). Superano una densità dell’80% anche via Busseto, via Fusinato, via Torelli, Via Tracia, Via Conegliano, via Bramante e via Bassano del Grappa. Complessivamente il numero di ditte individuali straniere sul totale milanese raggiunge il 25,8% (il 7,4% se consideriamo il numero complessivo di tutte le imprese indipendentemente dalla loro forma giuridica) rispetto al 24% dello scorso anno: 13.914 imprese (+13,2% in un anno), di cui l’86% ha come titolare un cittadino extra-comunitario. Sono soprattutto egiziani (24%), cinesi (20%) e marocchini (7%). Via Padova è anche quest’anno la via che presenta il maggior numero di imprese straniere (336, 2,4% del totale), seguita da viale Monza (223 imprese) e da via Imbonati (150). Tra le prime dieci vie “etniche” anche due della “china town” milanese: via Paolo Sarpi (115 imprese) e via Bramante (102 imprese). Emerge da un’elaborazione Lab MiM della Camera di commercio di Milano su dati Registro Imprese.

“Il fenomeno dell’imprenditorialità di origine straniera sul territorio di Milano – ha dichiarato Marco Accornero, presidente ASIIM e membro di giunta della Camera di commercio di Milano – va assumendo un’importanza crescente e indubbiamente le imprese condotte da cittadini stranieri rappresentano un arricchimento del nostro tessuto economico-occupazionale. Però l’attività imprenditoriale per gli immigrati è un percorso ancora poco agevole rispetto a quello degli imprenditori italiani. Essi devono infatti affrontare maggiori barriere di carattere sia economico che culturale. Per questo abbiamo ritenuto opportuno aiutare e sostenere l’imprenditorialità immigrata anche attraverso la formazione, organizzando dei corsi ad hoc per loro”.

Le vie più “etniche” per numero… Delle quasi 14 mila ditte individuali con titolare un cittadino straniero presenti nel comune di Milano, il primato va anche quest’anno a via Padova con 336 imprese (il 2,4% del totale) e con una densità di imprese etniche sul numero complessivo di ditte individuali attive nella via pari al 59%. A prevalere in via Padova sono soprattutto le imprese egiziane (pari al 33% del totale stranieri: +2% rispetto al 2010), seguite dalle cinesi (20%: +1%). Dietro a via Padova, si conferma viale Monza con 223 imprese straniere, soprattutto di egiziani (27%: -1) e di cinesi (24%: +1%), e poi via Imbonati (150 imprese, con egiziani in testa con il 37%). La “china town” milanese è presente con due vie: via Paolo Sarpi con 115 imprese (per il 93% cinesi: +1% rispetto al 2010) e via Bramante (102 imprese di cui il 91% cinesi). Rispetto al 2010, tra le prime dieci vie è via Imbonati quella in cui le imprese “etniche” sono cresciute di più (+17,2% rispetto al +13,2% milanese), seguita da via Padova (+16,7%), da viale Monza (+14,9%) e da viale Certosa (+12,5%).

…e per densità. Anche nel 2011 è via Pietro Crespi la via milanese dove il peso delle imprese etniche sul totale è più elevato: ben il 91,4% del totale, grazie alla presenza in particolare di imprenditori cingalesi (il 57% del totale) ed egiziani (29%). Al secondo posto via Arquà (densità: 85,7%), seguita da via Bussetto (83,3%), da via Arnaldo Fusinato (82,6%, con in maggioranza marocchini: 53%), da viale Luigi Torelli (82,1%, di cui l’83% è egiziano). Tra le prime dieci vie anche via Tracia (81,6%), via Conegliano (80,8%), via Bramante (80,3%), via Bassano del Grappa (80%) e via Antonio Rosmini (77,8%). Complessivamente a Milano ci sono 76 vie dove la maggioranza di imprese ha come titolare un cittadino straniero, rispetto alle 51 del 2010 (+49%).

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5 commenti

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  • Profilo di zordan

    zordan

    19 ago 2011 - 18:09 - #1
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    Un bel ossimoro visto i dati sulla disoccupazione.

  • Profilo di alessandroale111

    alessandroale111

    19 ago 2011 - 23:51 - #2
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    Ma gli stranieri (o poveri del mondo, visto che la famiglia Al Thani del Quatar ecc a Milano non si vedono e non spendono) vengono qui con nulla di nulla.
    Quindi?
    Qualunque cosa facciano è un + .
    Partendo da zero tutto quel che costruisci sa di crescita.
    Noi del posto, che abbiamo guadagnato in passato e comprato la casa, attraverso le tasse, le multe vessatorie e le regole burocratiche ci tolgono qualche cosa, da qui il segno meno dei milanesi doc.

  • Lumachine

    20 ago 2011 - 13:08 - #3
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    Loro tutti i soldi li mandano a casa.

    Anche se riescono solo a mandare 50€ al mese con il cambio moneta dei loro paesi sono delle piccole fortune. Noi italiani se risparmiamo 50€ al mese siamo messi malissimo e adesso ancora peggio visto che tassano pure i risparmi in banca.

    Abbiamo sulle spalle 20 Milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici, quasi 130 miliardi di debito pubblico, capi d’industria come Tronchetti, Moratti, Montezemolo, Berlusconi, Caltagirone, Geronzi etc. etc….aivoglia a non vedere nero.

  • Lèx80

    21 ago 2011 - 19:21 - #4
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    Devo dare invece ragione al giornalista Aldo Cazzullo, quando dice che la maggior parte degli italiani non vuol più spaccarsi la schiena. Di domenica e a ferragosto, quando la maggior parte di bar, rosticcerie, negozietti di vestiti, ecc.. ha le serrande abbassate, gli unici a tenere aperti sono gli stranieri.
    Certo, non sempre il loro italiano è perfetto, ma quanti italiani “scappati” all’estero in cerca di meritocrazia parlano *alla perfezione* la lingua del posto? Certo, non danno gli scontrini, ma perché anche i negozianti italiani non danno gli scontrini: se le leggi in Italia non fossero un optional, colpitebbero tutti, italiani e stranieri. Il loro cibo “puzza”? Questione d’abitudine, il kebap in Austria e Germania ormai è quasi più venduto degli hamburger. Vendono prodotti infimi, fuori legge? Dovrebbero intervenire le forze dell’ordine, che sembra colpiscono solo in negozietti della vecchietta di turno, che non li massacrerà mai di botte, e lasciano ad esempio che nelle piazze di Roma migliaia di “pataccari” (italiani meridionali per lo più) vendano abusivamente ogni genere di cosa.
    Fate un censimento dei bar che lavorano 7 giorni su 7. Sono tutti o grandi catene o esercizi gestiti da immigrati.

  • Troppo facile

    22 ago 2011 - 13:48 - #5
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    Lèx80, sempre la stessa storia, perché un italiano si dovrebbe spaccare la schiena per 1000 euro quando per la stessa lurida cifra puoi fare il postino, l’insegnante, il bidello, il poliziotto, il commesso, il cassiere, l’impiegato……..
    Se vogliamo il mercato, mercato sia: lavori di m.er da che non vuole fare nessuno, es lo sturacessi o il raccoglipomodori o l’operaio in fonderia, alzi lo stipendio e vedi a 2000 euro quanti curriculum di italiani ti arrivano.
    Troppo facile fare sempre confronti tra italiani e gente che arriva dal terzo mondo. In proporzione trovami una nazione dove mi danno 10.000 euro per pulire i cessi e ci vado anche io per qualche anno e quando torno mi apro un ristorante.