La Notte della Taranta a Milano?

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Se penso a un luogo dove non voglio mai, mai, mai passare neanche un istante della mia vita, quel posto è una serata di pizziche e tarante. Finora ce l'ho fatta, ventotto anni senza incrociarne neanche una singola nota, un singolo passettino di danza, niente gonnone lunghe a fiori, niente ragazze in canotta che saltellano felici, niente ritmi indiavolati e uomini pelosi e sudaticci, niente bottiglioni da cinque litri di perfido vino rosso.

In realtà non ho nulla contro le gonnone lunghe, le ragazze in canotta, o gli uomini pelosi sudati - ma qualcosa contro le bottiglie di vino rosso da cinque litri sì - il motivo è molto più semplice: non mi piace per niente ballare. Volete ballare voi? Ma consumatevi le suole, sfondate il dancefloor, incendiate la pista, io vi risponderò con un cortese: preferirei di no. Questa mia allergia danzerina si vivifica soprattutto se c'è di mezzo musica popolare e balli di gruppo.

Non parliamo dell'epicentro di tutto ciò, la Notte della Taranta di Melpignano: penso che se mi portassero lì, la mia reazione sarebbe simile a questa, comodamente rappresentata da Stanley Kubrick in Shining. Terrore puro. Lo stesso terrore puro che si è dipinto sul mio volto quando ho letto delle ferme intenzioni di Stefano Boeri - raccontate lunedì in un'intervista su Affari Italiani - di portare la Notte della Taranta a Milano...

Diceva Boeri:

Assessore Boeri, anche lei è stato "pizzicato dal morso della taranta"?
"Sì, ho assistito al 'Concertone' di Melpignano. La taranta rappresenta una formidabile alchimia tra tradizioni popolari, innesti di musica colta, world music e pop. Un fluido di cinque ore che coinvolge decine di migliaia di spettatori, un evento spettacolare".
Ha apprezzato il lavoro del maestro Ludovico Einaudi?
"Conosco da tempo Einaudi, ha dato un grande contributo. Ma anche la direzione dell'ex batterista dei Police Stewart Copeland era stata molto positiva. Trovo interessante il format della 'Notte': c'è un regista, un grande nome, che fa un passo indietro e 'concerta' innesti diversi. Una formula innovativa".
La "Notte della Taranta" presto farà tappa a New York: le piacerebbe portarla a Milano?
"Certo. Ne ho cominciato a parlare con lo stesso Einaudi e con Sergio Blasi. C'è molto da imparare dal modello taranta. La 'Notte' rappresenta il picco del 'Rinascimento' musicale pugliese. La Puglia, musicalmente, sta diventando una regione importante per la musica. E vorrei che Milano diventasse centrale per la musica nel Nord Italia così come la Puglia lo è per il Sud del nostro Paese".

Al termine di questo botta e risposta ero nel panico, panico cresciuto ancora quando ho letto che la manifestazione, secondo due economisti della Bocconi, potrebbe avere anche un buon ritorno economico, una volta trapiantata dal Salento alla Pianura Padana. Ho riletto: "formidabile alchimia tra tradizioni popolari". Un brivido lungo la schiena.

Passato quel brivido, ho capito. È finita: ci si può acchiappare del grano, la faranno di sicuro, e del resto l'hanno anche già fatta. Nel 2009 per esempio la Notte della Taranta milanese si svolgeva in riva all'Idroscalo. Detto ciò, so benissimo che in tanti ci vanno matti per le tarante, le pizziche, i canti e i balli popolari, e tanti vuol dire migliaia e migliaia, e migliaia e migliaia, uhm, fatemi pensare. Vuol dire qualcuno più di me: so che siete là fuori e so che avete già un'idea a riguardo. Ma so anche di non essere l'unico aracnofobico, in giro.

Notte della Taranta a Milano, favorevoli o contrari?

Ps: contemplata anche l'opzione C, nella quale anch'io mi infilo: non ve ne importa assolutamente nulla, gli altri possono ballare tutta la notte felici, ma voi quel weekend scapperete altrove. Lontano il giusto: a Wellington, in Nuova Zelanda.

Foto | Flickr

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