Sant'Ambrogio addio? Come (non) cambierà la festa patronale milanese

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All'inizio erano il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. L'accorpamento delle festività laiche nazionali però aveva provocato un'ondata di indignazione popolare, ed è stata stralciata dalla manovra approvata ieri con voto di fiducia al Senato (tutto quel che c'è da sapere a riguardo su Polisblog). Adesso leggo però che sarebbe a rischio Sant'Ambrogio. Possibile?

Vediamo un po' cosa c'è di sicuro. Nella manovra approvata ieri rimangono invariate le tre festività laiche di cui sopra, quelle concordatarie (cioè Natale, Epifania, ecc) ma sono escluse quelle dei patroni locali che in teoria andranno accorpate sulla domenica - ma non solo - più vicina. Quindi addio Sant'Ambrogio, San Gennaro, San Marco e via dicendo? Figuriamoci... Lunedì se ne parlerà a Palazzo Marino, vedremo come va. Ma una soluzione penso si troverà facilmente.

Un po' perché Sant'Ambrogio a Milano non è solo un giorno di festa e una tradizione storica: c'è parecchio in quei giorni, la prima della Scala per esempio, la consegna degli Ambrogini, ci sono gli Oh Bej Oh Bej, tutto identico da molte, molte decine di anni. Ma che giorno cade Sant'Ambrogio quest'anno? Mercoledì 7 dicembre. Vediamo nel dettaglio che cosa dice il decreto anticrisi Tremonti sulle festività. Il comma che tratta delle festività è il 24, nella primissima versione - quella presentata il 12 agosto scorso - recitava così...

24. A decorrere dall’anno 2012 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell’anno precedente, sono stabilite annualmente le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni in modo tale che, sulla base della più diffusa prassi europea, le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica.

Ma ieri è cambiato se non tutto, molto: perché la manovra è stata votata con la fiducia e c'è stato un "update" a quel comma. Che cosa è cambiato? Lo si legge nel testo integrale del maxiemendamento (fate conto: un maxiemendamento, detta semplice, è una serie di modifiche, aggiunte e correzioni raccolte in un unico pacchetto votato tutto insieme). Ecco quella che riguarda il comma 24:

comma 24 decreto tremonti festività

Avete letto la modifica del comma 24? Ok: quindi ora l'articolo del decreto recita così:

24. A decorrere dall’anno 2012 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell’anno precedente, sono stabilite annualmente le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni ad esclusione del 25 aprile (festa della Liberazione), del 1° maggio (festa del Lavoro) e del 2 giugno (festa nazionale della Repubblica), in modo tale che, sulla base della più diffusa prassi europea, le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica.


Ok, andiamo piano e spieghiamo per bene le cose. Dall'anno prossimo, 2012, entro il 30 novembre di quest'anno, si deve decidere dove "spostare" le festività patronali. Cadono in mezzo alla settimana, tra martedì e giovedì? Si deve decidere se accorparle sul lunedì o il venerdì o la domenica. Perché questa norma?

Era una norma nata per evitare ponti vacanzieri con una campata troppo lunga, ma non aveva già molto senso allora: perché quando erano interessate le tre festività laiche nazionali, si risparmiavano appena, eventualmente e per chi li avrebbe voluti prendere nel 2012, tre giorni di ferie. Ora mi sembra un po' tirata per i capelli come norma riguardando solo i santi patroni sui quali mi sembra complicato costruire ponti lunghetti. E non mi sembra quindi che ci sia questo enorme risparmio, già prima ipotizzato in un a detta di molti estremamente ottimistico 0,1% del Pil.

In ogni caso, Sant'Ambrogio non si toccherà. Lo dicono tutti, da Basilio Rizzo, Federazione della Sinistra, presidente del Consiglio Comunale, a Matteo Salvini della Lega Nord - qui la pagina Facebook giù le mani da Sant'Ambrogio, se volete manifestare il vostro dissenso a colpi di click - passando per Andrea Fanzago del PD, ma vicino all'area cattolica del centrosinistra, e per Carlo Masseroli, area PdL - Cl, che ha spiegato:

«la volontà emersa alla riunione dei capigruppo è quella di non entrare nel merito della manovra nazionale, ma di sottolineare l'unicità del caso Milano. Il giorno di Sant'Ambrogio rappresenta un momento unico per tutta la città. Toglierlo significa togliere attrattività e redditività: anche dal punto di vista economico, perché con tutti gli eventi che ci sono, la città comunque vive e rende»

Foto | Flickr

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