
Accade nel 2006. Si dice che durante il sonno Piero Rattazzo abbia ricevuto l’apparizione di San Briacamo, santo protettore dei bevitori, il quale pare lo abbia ammonito per aver venduto ad una casa di moda quello che a Milano era un simbolo: il bar in corso di Porta Ticinese. Rabbonito e penitente Piero ha deciso di riaprire i battenti in via Vetere, un Rattazzo 2.0.
Fanta-apparizioni a parte, questa è solo una parte della storia di Piero. Una storia che parte dal 21 settembre 1961, quando giovane emigrante aprì il suo bar in Ticinese. Una storia che potete leggere nella nostra bellissima intervista (con ben 346 like) con tanti aneddoti di una vita dietro il bancone.
Al Rattazzo la Milano era (ed è) quella abituata a bersi la vita: autentica, nomade e contestatrice. Per qualche decade il Rattazzo ha offerto rifugio a varie categorie sociali che hanno discusso, sofferto, manifestato e bevuto, fin dagli anni ‘70, quando Milano era violenta e la sua mano era armata. Ci sono passati: Lerner, Ferrara, Mentana, Negri, Sofri, Tobagi, Bompressi, le bande Cafiero e Bellini, Vallanzasca.
Una storia che si è evoluta, dopo che il Rattazzo è rinato come un’araba fenice in via Vetere, rinnovato negli arredi (ma non nell’indole). Un Rattazzo nuovo, ma con alcune rincuoranti sicurezze, come le mitiche polpette. Da 50 anni Piero elargisce cicchetti, da quando decise che fare l’oste era una vocazione che andava onorata, tutti i giorni. Lunedì 19 vi aspetta per festeggiare a modo suo le nozze d’oro con Milano. Siateci.
chimera222
13 set 2011 - 09:44 - #1Bella storia. Purtroppo penso che quella Milano ormai non esista più. La nostalgia a volte addolcisce la vita, a volte lascia l’amaro in bocca.
Mi chiedo come sarà in futuro e se Milano ritornerà a vivere magari meglio di un tempo; oppure se è destinata ad essere città vecchia e spenta, memore del tempo che fu.
shirak_banana
13 set 2011 - 11:00 - #2Per me la cosa più triste è che a Milano sembra difficilissimo trovare una via di mezzo tra il locale super pettinato con buffoni in suv e camicia bianca aperta fino all’ombelico, ed un posto con cani, fattoni, tamarri di quart’ordine. :(
asdrubale
13 set 2011 - 13:14 - #3Complimenti Trab
Complimenti 02blog
Complimenti meritatissimi per far pubblicità a questi esempi di una Milano che han fatto diventare Milano quel che è oggi…
Qui si invoglia a festeggiare uno che non ha mai pagato le tasse, ha dato sempre ospitalità (e chissà cos’altro) agli eroinomani negli ‘80 e da li in poi ogni altra specie di bestia che di umano ha solo le braccia e le gambe…
Qui si invoglia a festeggiare uno che da sempre ha insozzato un quartiere già di per se sull’orlo di una crisi di nervi per gli schiamazzi e la sporcizia di una movida che è così sprezzante delle regole solo qui, a Milano, neanche sulle Ramblas o al Testaccio…
Qui si invoglia a festeggiare una parentesi sfortunata di una Milano che da bere non è, semmai da ubriacarsi e schiantarsi…
Qui si invoglia a festeggiare uno che forse forse dovrebbe solo essere cancellato…
De profundis…
3pad
13 set 2011 - 13:27 - #4Tutto ciò che NON E’ Milano da bere va celebrato!
The Fool on the Hill
13 set 2011 - 21:54 - #5Uno degli idoli dei nuovi comunotti radical-chic che gli anni di piombo non li han visti manco in tv…
chimera222
14 set 2011 - 10:07 - #6@shirak banana
forse questo dipende dal fatto che a Milano ci sono solo i bauscia in suv oppure i fattoni - con il loro corrispettivo femminile - le persone normali sono sparite
dataghoul
14 set 2011 - 18:27 - #7“Al Rattazzo la Milano era (ed è) quella abituata a bersi la vita: autentica, nomade e contestatrice.”
Questa non è Milano; queste sono bestie, che peraltro trovi ovunque.
La vera Milano è quella di chi alza le chiappe tutte le mattine dal letto alle 5,30 per andare a lavorare (e quindi alle 3 del mattino non sta al Ticinese a rompere i maroni al suo prossimo…)
yeti00
17 set 2011 - 14:50 - #8In una metropoli è normale che esistano locali per “fighetti”, locali per metallari, per punkettoni e così via…poi ognuno va dove vuole.
Come fate a dire che le persone normali sono sparite, sono le solite banalità, della serie “si stava meglio quando si stava peggio”, “non ci sono più le mezze stagioni” e così via…
Esistono centinaia di locali serali normalissimi, dove ti siedi con gli amici, bevi una birra, fai due chiacchiere e poi torni a casa.
Poi se vuoi c’è il gattopardo, c’è Just Cavalli, ma c’è anche il rattazzo e lo Zoe.
Caso mai c’è da chiedersi perché con tante zone piene solo di uffici e negozi e università, che di notte sono un vero mortorio, il comune abbia permesso negli anni di creare zone di movida in quartieri prevalentemente residenziali (vedi Navigli/ticinese ad es.), con ovvi disagi per chi ci vive ma anche per chi esce.