Primarie Pd e centrosinistra a Milano: si fanno o no?

In città le vogliono tutti. Ma i recenti caos creati altrove creano qualche dubbio.

PDPD

In vista delle elezioni comunali di Milano dell'anno prossimo c'è un grosso dubbio che serpeggia per tutto il centrosinistra e in particolare all'interno del Partito Democratico: ma queste primarie si fanno o no? Teoricamente, si dovrebbe darle per scontate, visto il ritiro di Pisapia (che molto iniziano a rimpiangere) e il fatto quindi che manchi un incumbent legittimato ad andare a elezioni senza essere prima passato dal test delle primarie.

E però, ci sono un paio di ostacoli lungo la strada. Prima di tutto: Matteo Renzi. Il premier ufficialmente non si è mai espresso sulla questione, ma è ormai cosa nota che la sua insofferenza nei confronti delle primarie locali stia crescendo. Troppo poco controllabili, troppo elevato il rischio che alla fine vinca qualcuno di esterno alla corrente del segretario nazionale o addirittura esterno al Pd. D'altra parte, è esattamente quanto avvenuto nel 2011, e che possa essere un esterno al Pd a correre come sindaco è cosa che Renzi, stando a quanto si dice, non vuole nemmeno immaginare.

Il secondo ostacolo riguarda invece le conseguenze indesiderate delle primarie: spaccature, lacerazioni, addii, polemiche, sospetti di brogli. Insomma, che quanto si è visto in Liguria diventi un ritornello anche nelle future primarie locali. Cosa peraltro più probabile quanto più è piccola la realtà in cui si vota, e in cui quindi è più facile che qualche ras locale sappia manovrare bene le propria fila. Certo, Milano non è esattamente una realtà piccola governata da padroni delle tessere, ma il rischio che anche qui si ripeta quanto visto altrove, c'è. Tanto più che ormai, passata la novità, in tanti hanno capito come agire, gattopardescamente, in tempo di primarie per aggirare il cambiamento che dovrebbero garantire.

Per ora il Pd milanese tiene duro, assicura che le primarie si faranno, che non c'è nessuna intenzione di calare un nome dall'alto e tutti i possibili candidati (Majorino, De Cesaris, Ambrosoli) ripetono il mantra delle "primarie di coalizione per poi sostenere tutti uniti il vincitore". In effetti, nel 2011 è andata proprio così. Ma da allora sembrano passati secoli.

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