La riapertura dei Navigli, un'utopia in cui bisogna credere

Benefici quantificabili in 800 milioni di euro, secondo l'ultimo studio. Ma soprattutto il ritorno di una città d'acqua finita sotto il cemento. Ma è davvero possibile riaprire i Navigli?

perché sono chiusi i navigli riapertura

Quello della riapertura dei Navigli è un progetto di cui si parla da tempo. Che fa sognare i milanesi perché restituirebbe loro una città d'acqua dove oggi c'è una città di cemento. Ma è un progetto ambizioso, molto ambizioso, probabilmente troppo ambizioso. Tanto più oggi, quando finalmente i milanesi iniziano a vedere i frutti degli anni in cui la città è stata un cantiere (ovviamente, in vista di Expo 2015) e forse non c'è tutta questa voglia di vedere ancora una volta la città sotto sopra per i decenni a venire.

E però, qualche altro sacrificio saremmo disposti ad accettarlo, per inseguire un'utopia che rimane ancora tale, che al 90% non si realizzerà, ma che è ancora lì, sospesa, che continua a ronzare nelle orecchie degli urbanisti e a solleticare la fantasia degli amministratori più lungimiranti. Anche perché la novità di oggi è che la riapertura dei Navigli sarebbe un affare.

Non subito, sia chiaro, perché i costi, calcolati in 400 milioni di euro, sono di quelli che impongono di pensarci su dieci volte (sempre che i soldi si possano trovare). Ma secondo lo studio del Politecnico i benefici economici arriverebbero a 800 milioni di euro, per il miglioramento della qualità urbana, l'aumento del valore delle attività commerciali e dell'attrattività turistica. Non c'è bisogno del Politecnico, in effetti, per capire che una città come Milano aumenterebbe enormemente il suo fascino e il suo valore turistico se riscoprisse la sua vocazione acquatica.

Non si tratterebbe di riaprire, almeno in un primo momento, tutti i Navigli interrati, ma solo la Martesana nel tratto che va da Melchiorre Gioia, dove oggi finisce sotto terra, fino alla Darsena. Il vicesindaco De Cesaris (possibile candidato alle prossime comunali) sembra crederci davvero: "Ora abbiamo tutti gli elementi per permettere alla politica di decidere e di avviare, tra il 2016 e il 2020, la progettazione e il finanziamento dell'opera. Il piano di fattibilità ci offre una prospettiva concreta su cui avviare la nostra riflessione". Rimane un'utopia, non è il caso di farsi troppe illusione, ma vale davvero la pena di continuare a crederci.

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