Ex scali ferroviari di Milano: ecco i progetti per il futuro

Farini, Porta Romana, Lambrate, Greco, Porta Genova, Rogoredo e San Cristoforo: tra parchi (pochi) ed edilizia (tanta) si progetta il futuro di questi spazi abbandonati.

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Abbandonati per anni, gli ex scali ferroviari di Milano stanno per riprendere vita in seguito all'accordo quadro tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato. E così Farini, Porta Romana, Lambrate, Greco, Porta Genova, Rogoredo e San Cristoforo prenderanno nuova vita, sotto forma di parchi o di nuovi progetti edilizi. Nell'accordo si parla di metà dell'1,2 milioni di metri quadri complessivi destinati al verde. E stando ai numeri è anche vero: 676mila metri quadrati saranno destinati all’edilizia, il resto invece andrà al verde.

Se però si guarda le destinazioni, si capisce che non c'è troppo da illudersi: lo scalo Farini, il più grande con i suoi 500mila metri quadrati, vedrà un mix di edilizia libera ed esercizi commerciali. Lo stesso è in programma per Porta Romana. Commerciale e servizi invece a Porta Genova. Housing sociale a Greco, Lambrate e Rogoredo. Ok, e allora il verde? L'unico scalo che sarà interamente destinato a un parco è quello di San Cristoforo.

Ma allora com'è possibile che "metà dello spazio complessivo" sarà destinato al verde? Con tutta probabilità si include in questo ogni giardinetto, area cani, spiazzo, aiuola che viene inserito. La verità, però, è un'altra ed è molto più triste: sei scali su sette saranno utilizzati per costruire case e negozi. Valeria Ballotti, presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, la vede in maniera molto più positiva: "L’accordo quadro sugli scali prevede indici edificatori minori e un mix tra residenziale, verde e funzioni che può creare dei nuovi quartieri, non semplicemente dei nuovi dormitori. Segue quello che si è fatto in Europa. Non abbiamo bisogno di tanti metri quadrati di edilizia in più, abbiamo bisogno di un modo di vivere differente. L’evoluzione della città va in questa direzione".

Quello che lascia perplessi, però, è come ancora una volta nessuno abbia pensato a qualche alternativa alla sola dicotomia case/parchi. E nessuno ancora una volta abbia minimamente accennato alla possibilità di costruire un bel polo culturale/sociale, multifunzionale, che diventa una possibilità di aggregazione per le culture milanesi. Che sempre più stentano a trovare respiro.

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