Dopo Expo: che cosa ci sarà nell'area di Rho-Pero?

Il campus della Statale, la "Silicon Valley" italiana e non solo: martedì prossimo la presentazione di Matteo Renzi a Milano.

expo 2015 cerimonia chiusura

Che cosa ci sarà dopo la conclusione dell'Expo 2015 sull'area di Rho-Pero è una domanda dalla cui risposta dipende davvero la possibilità che Milano vinca la sfida portata dall'esposizione universale sotto il fronte più importante in assoluto. Perché i sei mesi saranno anche andati benone, ma adesso c'è da riuscire a costruire qualcosa di valido che duri per decenni e decenni.

Una sfida importante, che molti paesi hanno perso lasciando un deserto laddove era sorta la grande fiera espositiva. Per il momento, però, le cose sembrano procedere per il verso giusto: i due progetti a cui si sta lavorando (ma senza che ci sia ancora alcuna certezza) convincono tutti. Il campus della Statale (che così smetterebbe di essere sparsa in mille sedi periferiche) e un polo di imprese innovative (la cosiddetta "Silicon Valley italiana"), con l'ulteriore vantaggio, ovviamente, che in questo modo si farebbero dialogare la realtà dell'accademia e quella dell'impresa.

A quanto pare, però, c'è un terzo progetta che potrebbe inserirsi in quest'area: un centro di alta ricerca in cui coinvolgere l'Istituto italiano di tecnologia di Genova, che dovrebbe occuparsi di big data e nanotecnologie per studiare, per esempio, gli effetti dell'invecchiamento della popolazione e trovare soluzioni prima che la bomba demografica esploda.

Il tutto fa parte del progetto Italia 2040 che il premier Renzi presenterà martedì prossimo proprio a Milano. Il governo, infatti, entrerà pesantemente nei lavori per definire il futuro dell'area Expo, facendo ingresso in Arexpo (la società proprietaria) e iniziano a mettere sul piatto un investimento da 30/40 milioni di euro.

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