Officina Italia 2011: Giuseppe Catozzella e la Milano che brucia

officina italia 2011Ieri sera ho fatto un salto alla prima serata di Officina Italia 2011, giunta alla quinta e ultima edizione - qui il programma, prosegue anche stasera e domani: si comincia verso le 21 - alla palazzina Liberty, in mezzo al Parco Formentano di largo Marinai d'Italia. Purtroppo mi sono fermato poco, ho sentito Carlo Petrini di Slow Food elogiare il mercato della terra a km zero che si svolge lì, poco distante, ogni domenica mattina, poi Giuseppe Catozzella - l'autore di Alveare, qui il suo blog - raccontare della 'ndrangheta a Milano, e Igino Domanin declamare un testo in cui faceva saltare in aria il Teatro degli Arcimboldi tra cadaveri di cera ripieni di esplosivo e assessori pazzi.

Devo dire che mi ha particolarmente ben impressionato Catozzella: Alveare, il suo secondo libro uscito qualche mese fa per Rcs, racconta la 'ndrangheta a Milano, tema che nel nostro piccolo anche noi abbiamo provato a trattare in passato. Così oggi ho sentito Giuseppe e gli ho fatto qualche domanda sulla criminalità calabrese e Milano, e gli ho chiesto di pubblicare uno stralcio del suo reading a Officina Italia, intitolato Milano Brucia. Lo trovate su Booksblog.

'Ndrangheta a Milano: nelle ultime settimane c'è stata una escalation - penso all'incendio doloso al Centro Sportivo Iseo - come mai questo cambio di strategia? Perché mostrarsi così apertamente?

Credo che la risposta sia nel cambiamento, seppur lieve, della giunta milanese. L'instaurarsi della Commissione antimafia e perlomeno la non-negazione del fenomeno ovviamente hanno un contraccolpo nelle strategie dei clan. Cominciano ad aver paura che qualcosa forse potrà cambiare per davvero, che magari ai proclami delle strette sui controlli sugli appalti pubblici e privati, sulle licenze per sale giochi, mini-casinò, tabaccherie, bar eccetera possano seguire dei fatti. L'incendio del centro sportivo Iseo ha esattamente questa logica. Dire: noi siamo qui. Possiamo provocare un incendio visibile da uno stradone percorso da migliaia di auto al giorno, quindi possiamo fare quello che ci pare.

In Alveare hai descritto le ramificazioni della criminalità organizzata calabrese in Lombardia e a Milano a ogni livello, dall'imprenditoria alla politica, partendo da un episodio biografico.

Racconto solo quello che ho visto e mi è capitato di vivere in quanto nato e vissuto nell'hinterland nord di Milano, tra Niguarda e Quarto Oggiaro per intenderci. Quindi le dinamiche di controllo del territorio, racconto i ragazzini affiliati, le strategie delle famiglie, lo spaccio di droga, il pizzo ai commercianti, gli omicidi (in particolare ne racconto uno a cui ho assistito a 14 anni, che è stato l'atto iniziale di una lunga faida che ha portato a 25 morti ammazzati tra Bresso, Comasina e Quarto Oggiaro in circa tre mesi), racconto in che modo si ricicla il denaro sporco (con l'apertura di una palestra per pugili), in che modo i figli di terza generazione da un lato studiano nelle migliori università milanesi e dall'altro portano avanti le attività della cosca, gestendo a 19 anni aziende da milioni di euro all'anno, racconto il racket delle case popolari con la storia di una vecchina che non ha voluto lasciare la sua casa per farsi ricoverare per paura che gli uomini delle cosche gliela portassero via, racconto cosa accade davvero ogni notte dentro l'Ortomercato.

Quando è come le ndrine si sono insediate in città? C'è chi fa risalire tutto addirittura agli anni cinquanta, come Armando Spataro. Ma quando hanno iniziato a crescere?

Armando Spataro insieme ad Alberto Nobili sono i pubblici ministeri che hanno fatto i maxiprocessi degli anni '90, portando alla condanna definitiva di migliaia di affiliati, con decine di ergastoli. Agli inizi dei '90 ci sono stati i maxiprocessi ma le famiglie sono arrivate negli anni '50. Ha iniziato a crescere da allora, inosservato e ben voluto, proprio come un prolifico alveare silenzioso.

C'è stato un primo omicidio di 'ndrangheta a Milano?

I primi risalgono agli anni '50 appunto. Il primo di cui io abbia memoria sono in verità due, è il duplice omicidio a cui ho assistito quando avevo 14 anni, come dicevo prima, quello in cui sono rimaste uccise due vittime innocenti, Pietro Carpita e Luigi Recalcati.

Quali sono i settori maggiormente infiltrati dalla 'ndrangheta a Milano? Puoi darci, se esiste, qualche cifra a riguardo?

I settori infiltrati sono tutti quelli produttivi. Dal movimento terra all'edilizia, dai locali notturni alla ristorazione, dalle tabaccherie al monopolio delle macchine videopoker, dalla cocaina ai grandi appalti, dalla sanità alla logistica, dalla moda agli studi di architettura. Si stima che la 'ndrangheta produca ogni anno un fatturato di circa 30 miliardi di euro, la maggior parte in Lombardia, e quindi a Milano.

Girano spesso "mappe delle cosche", in cui sulla planimetria di Milano si sovrappongono le famiglie, Milano Mafia se ne occupa spesso. Quali sono i contrasti aperti tra le cosche a Milano?

Ci sono stati grandi contrasti che hanno portato all'eliminazione di Carmelo Novella, il capo della colonia "Lombardia", contrasti che hanno come spaccato in due gli equilibri delle famiglie più potenti insediate in Lombardia: i Papalia, i Barbaro, i Flachi, i Trovato, i Piromalli. Normalmente famiglie che sono in guerra in Calabria (come per esempio gli Arena e i Nicoscia) in Lombardia sono in pace e agiscono per tramite di un'altra famiglia, per non agire insieme, che sarebbe troppo (nel caso dell'esempio di prima, i Paparo di Cologno Monzese).

Quali sono i luoghi chiave della 'ndrangheta a Milano? Dove si ritrovano i clan?

I due luoghi più infiltrati sono l'hinterland sudovest, Corsico, Buccinasco e Trezzano e quello nord, Bresso, Cormano, Bruzzano, Comasina, Quarto Oggiaro. Altre zone ad altissima concentrazione sono Lambrate e il Giambellino, poi Niguarda, l'Isola e Affori. Ma i boss vivono e hanno non solo bar, ristoranti, discoteche, ma anche uffici in centro a Milano. Come la Kreiamo Spa, per esempio, con sede in via Montenapoleone. I luoghi di ritrovo sono ancora i bar o i locali alla moda di Milano. Molto famosa un'operazione con centro al Santa Tecla, discoteca dietro il Duomo dove tutte le settimane i boss si incontravano, o al De Sade o all'Hollywood, solo per citare alcuni casi.

Scolliniamo oltre, fuori dai confini della metropoli. Pioltello, Pavia, l'hinterland sembra terra ancora più fertile per le cosche. È effettivamente così?

Sì, è così perché questi sono i luoghi in cui le 'ndrine si sono originariamente insediate, e quindi nel tempo maggiormente radicate.

Su Piovono Rane e nel tuo reading ieri hai raccontato delle pressioni e delle minacce che hai ricevuto. Quali sono state le reazioni dei clan dopo la pubblicazione di Alveare?

Non parlo mai di queste cose, ho scelto programmaticamente di non parlarne in tutte le tantissime interviste che ho fatto. Ho sempre detto che l'attenzione era bene si concentrasse su quello che ho scritto. Reazioni ci sono state, è normale, è fisiologico quando scrivi di queste cose.

Chiudiamo. Per Officina Italia hai presentato un inedito, Milano Brucia, di cui ci hai concesso di pubblicare uno stralcio. Qualcuno sta cercando di spegnerlo questo incendio?

Prova a spegnerlo chi non si stanca di continuare a dire, di continuare a scoperchiare la zona fertile che ci rende tutti più poveri e precari, quella in cui solo la mafia può esistere: nel suo rapporto con i politici (attraverso il banalissimo scambio di voti) e gli imprenditori.

  • shares
  • +1
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: