Artigiano in Fiera 2015: intervista al presidente Antonio Intiglietta

"In un mondo in cui le persone sono usati come oggetti per comprare cose tutte uguali, c'è bisogno di riscopre l'autentico, l'umano: l'artigianato".

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La Fiera dell'Artigianato (o meglio: l'Artigiano in Fiera) prenderà il via nel 2015 il 5 di dicembre alla Fiera di Milano: 310.000 metri quadrati, 3.200 stand espositivi, 115 paesi presenti e 69 tra ristoranti e aree ristoro. Come ogni anno, ci sarà da perdersi tra le creazioni provenienti da ogni parte del mondo. Giunti fin qui, a 20 anni dalla prima edizione dell'Artigiano in Fiera nel 1996, abbiamo fatto due parole con Antonio Intiglietta, presidente di Gestione Fiere spa.

foto_antonio-intiglietta.jpgNegli ultimi anni il tema dell’artigianato è tornato a essere all’ordine al giorno, secondo lei per quale ragione?

In un mondo in cui la gente è usata come oggetto per comprare le cose, e in cui tutte le cose sono uguali in tutte le parti del mondo, c’è bisogno di tornare all'autenticità, c’è bisogno di scoprire l’umano. L’artigianato è l’espressione di persone, che con il loro lavoro comunicano qualcosa di sé.

Ormai non si parla altro che di slow food, produzioni locali, ecc. Di fatto, è un tema che voi portate avanti da vent’anni, vi sentite un po’ dei pionieri in questo?

In qualche modo siamo stati i pionieri, in Italia e a Milano. Quando abbiamo iniziato non esisteva nessuna Fiera dell’Artigianato a Milano. È nata con noi e ha avuto fin dall'inizio una risposta entusiastica. Col tempo, poi, è diventata molto più grande di quanto ci saremmo immaginati e oggi è la più grande fiera del mondo (3.250 stand in rappresentanza di 115 paesi, con un pubblico che riempie ogni metro quadro dalla mattina alla sera). La gente ha desiderio di vederci, e ha anche il desiderio di vedere positività attorno a sé.

L’Artigiano in Fiera è ormai un must del periodo pre-natalizio, quali possono essere i passi avanti per il futuro?

Si può crescere ancora. Penso per esempio a un padiglione in cui arti e mestieri siano sempre più esplicitate, padiglioni interi in cui ci si immerga interamente nella cultura e nei prodotti di quel paese. Un villaggio globale dell’umanità, con arti e mestieri. Siamo sicuramente a buon punto, ma c’è ancora da fare, anche perché le arti, i mestieri e la creatività del mondo non conoscono confini.

In tutti questi anni, quale paese l'ha colpita di più per la sua produzione?

Ogni paese, quando lo si va a conoscere, fa venire il fiato sospeso. Le culture delle arti e mestieri sono veramente vaste. Si pensi alla Cina, che è un paese ma allo stesso tempo è un continente, con una storia millenaria, con alle spalle una tradizione e una cultura impressionante. Quando noi pensiamo ai cinesi, spesso pensiamo a loro come a quelli che copiano; in verità quel continente ha una tradizione e una cultura paurosa, tutta da scoprire. Ma questo vale per moltissimi paesi: se andiamo nel Nepal rimaniamo entusiasti, così in Perù, in Messico, o in Francia e in Germania. È impressionante la creatività dell’uomo al lavoro, l’uomo ha delle risorse infinite, il nostro scopo è quello di farle conoscere.

Pensa che, in generale, l’artigianato italiano abbia sempre una marcia in più?

Nonostante la crisi, l'artigianato italiano non solo non ha perso punti, ma è anzi un punto di resistenza, dal punto di vista imprenditoriale e occupazionale. È un punto di rilancio. È incredibile vedere come l'artigianato non è solo un'eredità del passato e una realtà del presente, ma è anche una prospettiva del futuro. Però bisogna accompagnarlo ad accettare la sfida della globalizzazione, deve diffondersi. Questo è il nostro compito: lavorare assieme per comunicare i prodotti, e riuscire a organizzare una rete che renda accessibile questi prodotti in tutto il mondo.

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