Via Padova e l'inedito di Bertante a Officina Italia 2011

via padova bertante foto vecchia scontriSettimana scorsa si è consumata la quinta e ultima edizione di Officina Italia alla Palazzina Liberty. Tema della quinta edizione: Milano, la Capitale Immorale. Tra gli inediti letti nelle tre serate vi aveva segnalato venerdì scorso quello di Giuseppe Catozzella - lo trovate su Booksblog, qui la nostra intervista - dedicato alla 'ndrangheta a Milano, oggi invece vi propongo il testo del reading di Alessandro Bertante, dedicato a una via di cui anche noi, nel nostro piccolo, ci siamo occupati spesso: via Padova.

Un posto che magari ci si ricorda più per episodi limite - l'immagine che vedete sopra l'avevo scattata il 13 febbraio 2010, la notte in cui l'omicidio di un diciannovenne egiziano scatenò una mezza sommossa - che per i lati positivi, ben raccontati tempo fa da uno che lì ci è cresciuto, il nostro Andrea Coccia.

L'estratto che pubblichiamo nel quote qui sotto farà parte di Estate Crudele, prossimo romanzo di Alessandro Bertante. Il testo integrale è stato pubblicato ieri sulla pagina Facebook di Bertante:

Lungo via Padova le automobili scorrono lente, ostacolate da pedoni svogliati e biciclette all’arrembaggio dei marciapiedi. Questo è un fiume melmoso, penso, mentre sento l'odore dei gas di scarico entrarmi nelle narici e d’estate, questa estate, è come se ti bruciasse la pelle.

L’uomo arabo che mi sbirciava nota la mia smorfia e mi lancia un impercettibile sguardo di assenso. Forse lo sente anche lui il fetore mefitico dell’apocalisse, forse anche lui ha il mio stesso presentimento riguardo la fine del mondo imminente.

Nel Trecento a Milano morirono di peste i due terzi della popolazione del comune. La malattia fu egualitaria e implacabile, non risparmiò nessun ceto e non fece nessuna eccezione di merito. Le ossa dei santi morti portati in processione diffusero il contagio in ogni vicolo più sperduto della città fino a che si abbandonarono i cadaveri dei parenti fuori dalla case, dimenticando l’affetto e la decenza in nome della sopravvivenza. Fu qualcosa di molto simile a un’apocalisse. Finita la mattanza, rimasero in pochi e si guardarono bene negli occhi, l’energia tornò a scorrere attraverso i canali della città.

Allora c’era l’acqua che scorreva.

Adesso una strage del genere non basterebbe nemmeno e riequilibrare gli umori, a fare circolare un po’ di aria fresca per disperdere i miasmi della nostra opulenza marcescente

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