C’è il verde oliva, nelle foglie sdraiate che accompagnano il sentiero. C’è il terra di siena, confuso tra le zolle dei campi arati. C’è il rosa pastello dei palazzoni che si stagliano imperiosi all’orizzonte. E poi c’è il grigio che a Milano non ti abbandona mai, neppure nei giardini e nei parchi. Abbiamo trascorso un pomeriggio al Bosco in Città - estremità ovest di Milano - in cerca dei colori dell’autunno. Un autunno incerto, preoccupato ma bellissimo che si lascia ammirare in tutto il suo splendore solo dai coraggiosi che si spingono fin qua.
Ad accoglierci è il verde dei prati, luminoso nonostante il sole pallido che sembra non voler sorgere del tutto. Un verde che prima si scurisce, poi si attorciglia e si confonde, fino a inabissarsi nel sottobosco, dove assume le forme di cespugli, tronchi e boccioli appassiti. Muovendosi nel gomitolo di strade, il giallo è un fedele compagno. Appoggiato sulle foglie, si contende la scena con il rosso cardinale dei pigmenti. Sull’altro fronte - quello dei rami - cachi, terracotta e ruggine combattono tra di loro, creando un’armonia malinconica pennellata sulle piante ad alto fusto.
La strada che porta al laghetto, invece, è costellata di arbusti ricolmi di bacche rossicce, allegre come un quadro impressionista. Un curioso gioco di luci, trasforma un grosso tronco sventrato in una fornace ripiena di brace ardente. E il romanticismo dello specchio d’acqua - con le sue sfumature di catrame e castagno scuro - sarebbe perfetto se non fosse per gli schiamazzi che arrivano da poco distante. Un gruppo di sudamericani ha colonizzato i tavolini e ha organizzato una grigiliata gigantesca. Saranno 150 persone, tutti impegnati ad evitare che la salamella si bruci e ad organizzare partite di calcio affollatissime.
Riprendiamo la strada di casa, assorti in pensieri e sensazioni che non si affacciavano da un bel po’ e che si sono svegliati grazie al contatto con la natura. Una lumaca color arancio si divincola lentissima sopra un bouquet di funghi mangiucchiati (da chi, non è dato sapere), mentre poco distante un cocker con la pelliccia dai riflessi d’ambra annusa il bosco che sta per diventare campagna. In gola, un groppo stretto. Sullo sfondo, i pali della luce elettrica. Che ti ricordano chi sei e da dove vieni.
frizzone
01 nov 2011 - 21:50 - #1bosco in città: un’oasi inventata da dei geni come Sergio Pellizzoni e diretto in modo fantastico da persone vere come Milena, Silvio ecc.
Solo quelle personuncole del consiglio di zona 7 potevano essere così stolte da fare una guerra ad uno dei progetti più belli di Milano e assecondare l’ex e speropersempre assessore cadeo nella FOLLIA della storia della “pari dignità” di progettisti del verde di livello internazionali con 4 pensionati delle associazioni dopolavoristiche del parco delle cave…chiusi nei loro orticelli a vantare un presunto “ruolo sociale” che non hanno. Fossi io Pisapia farei cadere sul parco delle cave la mia tremenda vendetta, ridando tutto a ItaliaNostra e distruggendo baracche, cancelli e recinzioni di associazioni che usano i parchi per i loro divertimenti e nel farlo portano qualche squallido voto a questo o quel consigliere di zona.
felice-griffi
02 nov 2011 - 11:00 - #2Godiamoci quel poco di verde che c’è fino alla prossima ruspa comandata dall’ennesimo piano di governo del territorio che fa acqua da tutte le parti (o sarebbe meglio dire cemento).
Perchè occorre essere onesti con se stessi…..il verde rimarrà fino alla prossima improrogabile esigenza di pochi….un centro commerciale, una palazzina, un’autostrada e via spediti alla cementificazione perchè il progresso mica lo puoi fermare.