Cosa succede alla Fabbrica del Vapore di Milano?

Il comune di Milano dà lo sfratto alle associazioni che finora hanno dato vita alla Fabbrica del Vapore, ma chi ha ragione?

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Quando una delle poche realtà che offrono costantemente eventi culturali alternativi, laboratori, teatri, feste e quant'altro, viene sfrattata dal luogo in cui aveva trovato spazio, non è mai una bella notizia. A maggior ragione se si parla della Fabbrica del Vapore, baluardo di una certa idea di Milano nel bel mezzo della città. Certo, la Fabbrica del Vapore in questi anni non ha sicuramente sfruttato tutte le sue potenzialità, ma per capirci di più andiamo con ordine.

A partire dal 28 febbraio le associazioni che fanno oggi parte della Fabbrica del Vapore dovranno lasciare lo spazio. Leggiamo Exibart:

A fine mese, il 28 febbraio, scadranno le concessioni temporanee degli spazi all’interno della Fabbrica del Vapore e l’Amministrazione ha comunicato a tutti i soggetti che lavorano nella struttura che dovranno lasciare i locali. (...) "La politica ha privilegiato negli anni la quotidianità e altre forme di visibilità immediata, senza riuscire a percepire la potenzialità assolutamente innovativa di un centro di produzione artistica e culturale di questa portata: nonostante l’Associazione che riunisce i laboratori (FdVLab) abbia cercato in diverse occasioni di proporre una vision sul futuro della struttura, non si è mai ottenuto un riscontro concreto", spiegano dalla Fabbrica. Il risultato, come spesso è stato notato anche agli occhi degli addetti ai lavori, è stato quello di un bellissimo progetto (e spazio) che - nonostante tutto - non ha mai avuto una riconoscibilità forte, problema che per certi versi ha anche scoraggiato la frequentazione del pubblico. E ora? E ora siamo un po' al punto zero: mancano pochi mesi alle elezioni del nuovo sindaco e la possibilità di disperdere tutto è altissima, quasi fosse una sorta di strategia calcolata per fare della Fabbrica del Vapore qualcosa di diverso. Ma cosa?

Già, cosa? Questa è la domanda che si fanno un po' tutti, anche se è probabile che non ci saranno stravolgimenti, ma solo il tentativo di creare qualcosa di più organico, coinvolgendo realtà diverse dalle attuali. Anche perché non tutti si sono detti d'accordo con la reazione di parte degli occupanti - che hanno lanciato una petizione su Change.org -, com'è il caso dell'associazione culturale Viafarini, che nella Fabbrica del Vapore ha i suoi spazi ed è una delle associazioni più attive, ma comunque non la vede allo stesso, come racconta il Giornale:

Patrizia Brusarosco direttrice di Viafarini, che dal 1991 offre servizi di documentazione sulle arti visive e organizza un residence per artisti e curatori, spiega: «Trovo assurdo e anche un po' patetico che, alla scadenza del contratto di convenzione, le associazioni si stupiscano dell'azione del Comune e la strumentalizzino in chiave elettorale. Da anni l'amministrazione chiedeva, giustamente, un coordinamento delle attività della Fabbrica del Vapore e una vera apertura alla città da parte delle associazioni. Tutto ciò non è mai avvenuto. Ben venga se oggi il Comune ha deciso di affidare la Fabbrica del Vapore ad un ente come Fondazione Milano che gestisce le scuole civiche del Comune, dal teatro al cinema, alle lingue e alla musica».

C'è ancora un po' di tempo per capire meglio quale sarà il futuro dell'area, ma di sicuro sono scongiurati per il momento interventi che vadano a snaturare completamente il principio stesso della Fabbrica del Vapore.

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