Il futuro della Fabbrica del Vapore di Milano

È davvero il caso di preoccuparsi per quello che sta avvenendo alla Fabbrica del Vapore?

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Quello che sta succedendo alla Fabbrica del Vapore preoccupa un po' tutti: uno dei pochi luoghi "vivi" di Milano rischia di essere smembrato in seguito alla decisione del comune di sfrattare le associazioni presenti e di dare luogo a una profonda riorganizzazione, che sarà affidata a Fondazione Milano (che oggi si occupa, per esempio, delle scuole civiche). Prima di tutto, quindi, non è il caso di farsi prendere dal panico: la Fabbrica del Vapore non sarà abbattuta, non sarà costruito un centro commerciale al suo posto; anzi: la sensazione è che si stia cercando di renderla, finalmente, quello che avrebbe dovuto essere e che, invece, fino a oggi, è stata solo una promessa mancata.

"La Fabbrica del Vapore è stata pensata troppo a lungo come a un luogo chiuso", spiega Luca Gibillini, consigliere comunale di Sel da sempre attento alle politiche giovanili. "Ha lavorato come se fosse un incubatore per le società che lì hanno trovato la loro sede; ma dopo 15 anni non si può pensare che resti solo una specie di incubatore e, fino a oggi, tutti i tentativi di renderla un luogo di produzione autunomo, con una coordinazione in grado di costruire un palinsesto culturale e artistico sono falliti".

Il punto, quindi, è che le tante società che hanno trovato sede nella Fabbrica hanno mancato nel creare una vitalità che andasse oltre le singole entità. Non sono riusciti a rendere la Fabbrica del Vapore un luogo vivo, in cui i milanesi possono andare sapendo che troveranno qualcosa di interessante o anche solo per vivere la piazza. Di questo si sono invece occupati i grandi eventi, organizzati in ordine sparso (soprattutto mostre, mercati slow food ed eventi notturni) e che quindi non hanno mai dato un'idea di "unitarietà".

"Milano è una città in cui gli spazi pubblici funzionano se hanno un'identità, se vengono riconosciuti come tali, se hanno - usando una metafora giornalistica - una linea editoriale. Invece, in questi 15 anni, non si è mai riusciti a dare l'idea della Fabbrica del Vapore come di un corpo unico", prosegue Gibillini.

Con la riorganizzazione in corso, insomma, le cose potrebbero andare meglio di come sono andate finora: "Attraverso dei bandi e con il coordinamento di Fondazione Milano chiederemo ai soggetti che vorranno partecipare di fare attività che mettano assieme la produzione culturale e il coinvolgimento dei milanesi. Mi immagino una Fabbrica in cui tutti gli spazi siano funzionali per la città e si affaccino idealmente sulla piazza centrale, che diventi così un luogo di aggregazione".

L'idea è buona: potrebbe finalmente consentire a un luogo dalle enormi potenzialità di esprimersi al meglio, anche attraverso una direzione artistica dei grandi eventi, dei concerti e delle serate notturne. Le incognite, ora, sono due: il cambio di giunta e le tempistiche, che speriamo non siano bibliche.

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