Come si fa a riaprire i Navigli?

Il progetto da 400 milioni rilanciato da Beppe Sala.

Beppe Sala l'aveva detto già durante un dibattito in occasione delle primarie per decidere il candidato sindaco a Milano: "Il mio sogno è riaprire i Navigli". Insomma, riportare Milano a essere quella città d'acqua che è la sua vocazione naturale, sepolta sotto tonnellate di cemento. Allora, però, era parso che quello di Sala fosse, appunto, un sogno e non un progetto realizzabile. Adesso, con il ballottaggio che si avvicina, Sala inizia a prendere seriamente in considerazione il progetto.

Non è un caso, perché, è noto, l'idea di riaprire i Navigli piace moltissimo ai milanesi. Ma come si fa concretamente a portare a termine un obiettivo del genere? Qualche tempo fa, era stato presentato un libro intitolato proprio "Riaprire i Navigli". Il progetto propone di riaprire gli otto chilometri che vanno da Cassina de' Pomm (via Melchiorre Gioia, dove oggi il Naviglio della Martesana finisce sotto terra) alla Darsena, passando per la centralissima via San Marco (zona Brera), chiusi a partire dal 1929 e collegando così la Martesana con il Naviglio Grande e Pavese. Niente a che vedere, quindi, con gli studi utopistici sulla riapertura totale; ma qualcosa che potrebbe davvero essere fattibile.

L'allora vicesindaco De Cesaris aveva spiegato che si tratta di "un progetto per fasi; quindi possiamo pensare che dal 2016 in poi si potrà cominciare a mettere in campo qualche primo intervento. Ma bisogna gestire la compatibilità fattiva anche da un punto di vista economico. Sarebbe un'opportunità straordinaria per Milano che ritornerebbe così alla sua vera natura, che è l'acqua. Un progetto di grande fascino per il capoluogo e per tutta la Lombardia".

Sul tema, c'era anche stato uno studio di fattibilità del Politecnico. I costi, calcolati in 400 milioni di euro, sono di quelli che impongono di pensarci su dieci volte (sempre che i soldi si possano trovare). Ma secondo lo studio del Politecnico i benefici economici arriverebbero a 800 milioni di euro, per il miglioramento della qualità urbana, l'aumento del valore delle attività commerciali e dell'attrattività turistica. Non c'è bisogno del Politecnico, in effetti, per capire che una città come Milano aumenterebbe enormemente il suo fascino e il suo valore turistico se riscoprisse la sua vocazione acquatica.

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