Fiori, verdure ed erbe aromatiche. E' nato l'orto dei cittadini di Precotto


E' tutta una questione di punti di vista. Per qualcuno si tratta di un fastidio, un problema di arredo urbano da risolvere. Per altri è una meravigliosa opportunità per creare nuovi modi di partecipazione e nuove idee per il quartiere. A Precotto, sperduta periferia a nord di Milano, da qualche settimana è nato un orto creato da tutti i residenti della zona, nello spazio di un piccolo giardino pubblico abbandonato. Incastrato tra lunghe file di condomini residienziali, isolato da macchine e cemento. Brullo, con terreno ostile e senza alberi. Un francobollo di erbetta abbandonato a se stesso. Adesso, grazie all'impegno e al lavoro dei residenti, si sta trasformando in un angolo di campagna, dove crescono erbe aromatiche, cavoli, fiori, verdure, insalata.

Laddove doveva sorgere una biblioteca (progetto annunciato ma mai partito) adesso il lavoro di cittadini che smuovono carriole e zappe sta creando qualcosa di utile per la comunità e che arriva dal basso. Lo spirito dell'inziativa - dei Papaveri Rossi Precotto e delle Libere Rape Metropolitane - ci ricorda molto il guerrilla gardening, e per questo ci piace. E come del resto si capisce da queste parole, scritte dagli organizzatori stessi:


    L’orto-giardino comunitario rappresenta il tentativo inedito e originale di prendere il testimone dalle mani di quei cittadini che in questi anni hanno visto la città trasformarsi e che hanno fortemente voluto, con la propria partecipazione ed il proprio presidio democratico associativo, che il quartiere mantenesse una forte e chiara riconoscibilità e identità. La parola identità, riferita al territorio, non deve far pensare al campanilismo o a quella forma di localismo che parla di separazione tra “noi e loro” (che spesso diventa “noi o loro”). Crediamo che questo rappresenti una degenerazione del concetto, una perdita del suo senso profondo. Anzi, l’identità di un posto è data dalla sua capacità di interagire in modo fecondo con le altre identità, poggiando su una base sicura che non è data dalla mortifera assenza di relazioni di scambio ma sulla sicurezza di sé, della propria storia e dal coraggio di intraprendere strade nuove. Ma soprattutto della volontà di rivisitare i luoghi vivi del territorio per ri-conoscersi.
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