Il premio Al Matarel, per ricordare l'oste Marco Comini

Nella storica trattoria milanese si inaugura un premio giornalistico indipendente e senza regole.

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Da 51 anni la trattoria milanese Al Matarel propone solo piatti della stretta tradizione meneghina: risotto giallo e osso buco, cassoeula, rostin negàa. Nessuna concessione all'innovazione, nessuna variazione del menù. Una rigidità culinaria che è uno dei più grandi meriti del ristorante di via Mantegazza (zona Moscova): un pezzo di storia milanese, che da sempre riunisce attorno ai tavoli giornalisti, avvocati, politici, anche idraulici (o almeno un trumbée) e che negli anni '80 era il luogo di ritrovo di Bettino Craxi e dei suoi.

Da un anno, il Matarel prosegue la sua storia senza lo storico oste Marco Comini. Che socialista non era, nonostante le frequentazioni craxiane, e nemmeno era comunista, nonostante lo fossero tanti suoi amici e nonostante un'immagine di Stalin alla parete (pare, per celebrare il più grande merito del dittatore, a detta del Comini: aver ammazzato un sacco di comunisti). Un conservatore di stampo meneghino, che ha lasciato una fortissima impronta sul suo locale, dove continuano a rincorrersi aneddoti che vedono protagonista lui, le sue battute fulminanti, le sue "bestemmie come forma di preghiera", i suoi irriproducibili modi di dire.

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Dalla sua scomparsa, la trattoria è gestita direttamente dalla compagna di una vita, la signora Elide, l'autrice ai fornelli dei piatti della tradizione. Ed è per omaggiare entrambi che quest'anno è stato varato il premio giornalistico Al Matarel: un premio senza presidente, senza regole, che si vuole libero e anarchico come lo era il Comini e che ogni anno andrà a premiare una personalità, un fatto, un evento, un articolo che si sia distinto per liberalità e incisività.

Per il primo anno, il premio è andato proprio Al Matarel, alla signora Elide e alla memoria di Marco. Omaggio doveroso e inevitabile, che è stato celebrato venerdì 30 settembre da giornalisti del Corriere della Sera, di Repubblica, de La Stampa, de Il Giornale, da intellettuali e personalità tra cui Cinzia Sasso, moglie di Giuliano Pisapia, e che ha avuto come portaparola (straordinario) il giornalista e scrittore Armando Torno, editorialista del Corriere e fondatore della Domenica del Sole 24 Ore. A questo punto ci si potrebbe lasciare andare a ricordi e malinconie sulla Milano di una volta che gradualmente scompare, ma, da quanto mi è stato raccontato, il Comini non avrebbe apprezzato. Meglio lasciar perdere.

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