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Il Black Carbon: gli strumenti per rivelarlo e la paura del particolato nero

Pubblicato: 05 gen 2012 da Trab

Commenti dei lettori



Paura, sgomento e fastidio per il Black Carbon. Scalzato in notorietà dal cugino PM 10, il Black Carbon sta entrando nei cuori (e nei polmoni) dei milanesi con sorprendente rapidità. Niente di nuovo sotto il sole, parrebbe una particella volatile che inspiriamo quotidianamente da decenni. Documentandomi in rete scopro che si chiama Particolato carbonioso, una polvere nera che si può ottenere come sottoprodotto della combustione incompleta di una qualsiasi sostanza organica.

Di male in peggio; i nostri polmoni ormai sono ricettacoli di immondizia “spaziale”, le cui cause ben conosciamo. Qui entra in ballo l’entrata in vigore di Area C. Si spera che abbia, come prima diretta conseguenza, una netta riduzione del traffico (fino a -30% secondo le stime dei tecnici) e che rafforzi anche le misure finora adottate a Milano contro l’inquinamento prodotto dalle auto.

Tra questa il Comune, infatti, metterà in funzione una prima rete di monitoraggio del Black Carbon. Si tratta di una nuova metodologia, testata scientificamente, per valutare l’esposizione della popolazione alle componenti più tossiche dell’inquinamento.

Foto by Niki

In molti sostengono infatti che la misurazione dei livelli di PM10, PM2.5 e PM1 ormai non sia più sufficienti per dare indicazioni adeguate e precise sull’inquinamento da traffico, e sul rischio sanitario a esso collegato. Il Black Carbon (BC), invece, costituisce un marcatore di “prossimità” innovativo, in grado di offrire un quadro più completo dell’entità dell’esposizione agli inquinanti. Sarà possibile, quindi, perfezionare e fornire un nuovo set di “indicatori di prossimità”, complementari e non sostitutivi di quelli attuali legati al PM10.

La prima Rete BC sarà dotata di due punti di misurazione, uno esterno all’Area C e uno all’interno. Con il supporto tecnico di due importanti università americane già molte attive in sperimentazioni di questo tipo a livello internazionale (la Southtern California e la Cornell), verrà fornita un’informazione chiara e attendibile sul rischio reale dell’inquinamento da traffico e sugli effetti delle misure adottate. Il Comune di Milano sarà così in grado di coordinare strumenti adeguati di valutazione alla nuova politica di regolamentazione del traffico, che verrà inaugurata il 16 gennaio con l’entrata in vigore di Area C. Monitorando la presenza di Black Carbon nel particolato, con l’utilizzo di nuovi strumenti e metodologie, sarà possibile correlare in modo diretto l’efficacia della regolamentazione del traffico (la riduzione del flussi e l’interdizione dei veicoli più inquinanti) alla salute dei cittadini, in particolare per le categorie più deboli, come gli anziani e i bambini.

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12 commenti

Commenti dei lettori

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  • Milano capitale della moda

    05 gen 2012 - 17:01 - #1
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    che tragedia..

  • fuzzyleo (che non riesce a fare il login)

    05 gen 2012 - 18:14 - #2
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    …e pensare che il pigmento fatto con il black carbon viene usato nei cosmetici (in Europa, negli USA è vietato)

  • Profilo di dottor-d

    dottor-d

    05 gen 2012 - 18:19 - #3
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    Va detto, comunque, che negli ultimi anni la situazione dell’aria milanese sta migliorando.

    Dal 2001 a oggi la presenza di agenti inquinanti nell’atmosfera della città è in lento ma costante calo. E negli ultimi anni sembra che il trend stia accelerando: siamo passati dal 2009, quando il PM10 milanese ha superato il livello consentito per più di cento giorni, al 2010, nel quale i giorni di sforamento sono stati poco più di un’ottantina.

    Certo, siamo ancora lontani dall’obiettivo prefissato dei 35 giorni, ma la tendenza è positiva.

    Anche la concentrazione di PM10 è calata, arrivando a sfiorare il limite legale di 40 microgrammi per metro cubo. In particolare, è crollata la presenza di biossido di azoto: da quasi 80 a circa 25 microgrammi per metro cubo.

    Non so da cosa dipenda tutto questo. Escludo sia merito dell’Ecopass, o di altre iniziative del Comune. Sono più portato a credere che dipenda da un cambiamento in atto nello stile di vita dei milanesi. Forse c’entra qualcosa il successo del Bike Sharing (+10.000 utenti tra il 2008 e il 2010)

  • Alter_Ego_bannato_per_principio

    05 gen 2012 - 19:25 - #4
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    @ Dottor-D
    Dipende dal naturale ricambio delle auto vecchie con nuove, dotate di tecnologie piu’ “pulite”. Hai ragione a non darne merito ad Ecopass, ma non c’entra nemmeno BikeMi; infatti lo stesso andamento degli inquinanti si rileva in molte delle citta’ della Pianura Padana, che condividono lo stesso clima e condizione economica (piu’ o meno).

  • Profilo di dottor-d

    dottor-d

    05 gen 2012 - 20:37 - #5
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    Può aver pesato anche il fatto che, diversamente a quanto si pensa, Milano è una delle città italiane con l’indice di motorizzazione più basso, cioé con meno autoveicoli in rapporto alla popolazione: ha poco più di 50 auto ogni 100 abitanti. E anche questo valore è in lenta e costante diminuzione.

    Per intenderci, la media italiana è di circa 60 auto ogni 100 abitanti, mentre Roma si attesta poco sotto le 70.

  • PuccettoneVsFracchia

    05 gen 2012 - 21:02 - #6
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    Siamo fregati, Pisapippa mette in giro la voce per assicurarsi qualche nuova scusa per un blocco inutile del traffico, creato Chimera ora necessita Bellerofonte… che pietà.

  • Profilo di minnianto

    minnianto

    05 gen 2012 - 21:29 - #7
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    Già il fatto che sia passato da ECOpass a CONGESTION charge la dice lunga sull’utilità nella riduzione dell’inquinamento. Per me al contrario l’unico effetto che avrà è alzare il livello degli inquinanti all’esterno della cerchia.

  • Cold Winter

    05 gen 2012 - 22:05 - #8
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    Qua mi sembra che si cominci a fare del terrorismo polmonare…

  • Nubraz

    05 gen 2012 - 22:20 - #9
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    Bene, ora che il pm10 é passato di moda ci si inventa un’altra cosa…

  • jerp

    06 gen 2012 - 12:39 - #10
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    AREA C
    Tutti gli introiti che deriveranno da Area C, infatti, saranno destinati a interventi a favore della mobilità dolce: dalle piste ciclabili alle zone pedonali, fino al potenziamento del trasporto pubblico sia in città sia di collegamento tra Milano e l’hinterland. Un cambiamento possibile, che ha alle spalle esempi di successo in molte città europee, da Londra a Stoccolma, dove da diversi anni sono attive forme di congestion charge che hanno migliorato la qualità della vita dei cittadini.

  • Profilo di vave

    vave

    06 gen 2012 - 21:21 - #11
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    Credere al PM10 è fare il gioco dei feudatori della regione.
    E’ molto piu’ dannoso un diametro inferiore a 10micron, ma gli esimi “dottori” regionali (gli stessi che nel 2004 inaugurarono un distributore d’idrogeno nel 2004, smontato pochi giorni dopo l’inaugurazione) usano rilevatori di PM10, tutto cio’ che è piu’ piccolo a loro non interessa.
    E qui il sig. Formigoni, grande esperto, conoscitore di motori, attua il suo piano che consiste nel venderti una macchina nuova dotata di filtro antiparticolato.
    Un aggeggio che prende una particella da 10 micron e la spezza…sino a PM2…
    Ora, il nostro naso riesce a fermare particelle sino a 4micron…oltre vengono assorbite addirittura dalla pelle.

    Sono 10 anni che riviste come quattroruote hanno avvisato dei pericoli ma evidentemente il potere del ns amico feudatario, (quello che per farsi eleggere uso’ il progetto di S Giulia e la sua faccia scrivendo lo slogan “piu’ bellezza per tutti”…sappiamo tutti com’e’ finito S. Giulia…) va ben oltre il potere filtrante del ns naso.

    In effetti “congestion charge” è un nome piu’ indicato…Sa meno di presa in giro…

    Lasciamo che l’inquinamento, ora, sia provocato dai botti di capodanno….

  • Profilo di nicola-ottomano

    nicola-ottomano

    09 gen 2012 - 17:59 - #12
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    quoto vave.

    I nuovi motori tendono a produrre particolato di 2.5 micron (PM2.5) che è molto più dannoso del PM10 in quanto penetra nei bronchi e nei polmoni ed è più facilmente assorbito dagli alveoli polmonari.

    Questo è stato reso possibile da una legislazione “lasca” a favore delle case automobilistiche che, per rientrare nei parametri EURO4 ed EURO5, hanno semplicemente ridotto la grandezza del particolato.

    Se la mia EURO3 fa (da libretto) 19 Km/l e una EURO5 fa (sempre da libretto) 25 Km/l, c’è stata si una riduzione dei consumi ma, se vediamo la riduzione del PM10 (che, in alcuni casi è del 90%) la domanda è: dove “sparisce” quel particolato in eccedenza?

    In sostanza stiamo eliminando polveri tossiche ma che possiamo “soffiare” dal naso e stiamo introducendo polveri che hanno comportamenti simili a quelli delle polveri d’amianto. :(

    Nicola