Come vivono i rom a Milano, l'indagine del Naga


Si parla spesso di loro e il 90 per cento delle volte lo si fa senza cognizione di causa. Ma chi sono in realtà i rom? E come vivono a Milano? Una risposta a questa domanda arriva da uno studio a cura dei volontari di Medicina di Strada del Naga (un'associazione da sempre attenta a queste tematiche), che hanno visitato 1.142 persone - circa la metà delle persone rom presenti a Milano secondo le stime ufficiali - quasi tutte provenienti dalla Romania e abitanti in 14 aree dismesse e campi non autorizzati (tranne un campo autorizzato). Ed è una risposta che, se accolta senza pregiudizi, dovrebbe farci riflettere.

"Le condizioni abitative, il minor tasso di scolarità e di occupazione rispetto alla popolazione italiana e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono potenziali fattori di rischio per la salute delle persone rom che abitano nei campi irregolari di Milano" hanno spiegato i volontari di Medicina di Strada, autori della ricerca. "Abbiamo raccolto e analizzato dati su scolarità, lavoro, abitudine al fumo e altre informazioni sociodemografiche che hanno mostrato una fotografia inedita delle condizioni di vita della popolazione rom a Milano".

Diamo un po' di dati. Nei campi milanesi la media di anni di scolarità è di 4,9. Il numero medio di figli è 2,8. Su 803 persone di età superiore ai 13 anni, solo in 129 hanno un lavoro (16%). Il 56%delle persone visitate di età superiore o uguale a 12 anni fuma (53% delle donne e il 59%degli uomini), tra queste, poco meno di un quinto (17%) è forte fumatore (22% degli uomini e il 12%delle donne). Non a caso le patologie più frequenti sono le malattie respiratorie (21% delle diagnosi). Quasi tutti poi sono senza copertura sanitaria (94%). "Tranne nell’unico campo comunale - si legge nel rapporto - le 14 aree erano prive di servizi igienici, nella maggior parte dei casi la spazzatura non veniva ritirata e tutte erano in condizioni di sovraffollamento".

Lo studio afferma che le persone che abitano nelle aree dismesse e nei campi irregolari sono svantaggiate per reddito, condizioni abitative e istruzione, e subiscono inoltre una forte discriminazione. "Di fronte alle sollecitazioni a compiere azioni concrete contro queste discriminazioni - hanno concluso i volontari - la politica di allontanamento dal territorio non può essere una risposta: è evidente che i continui sgomberi subìti hanno avuto il solo risultato di peggiorare le condizioni abitative di queste persone, aumentandone di conseguenza i rischi per la salute."

(in alto, un video realizzato al campo rom di via Triboniano, quando era ancora in piedi e qui lo studio completo)

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