
Per molti di noi, diciamo tra quelli nati almeno prima del 1986, era un rituale. Cercare musica tra i cd o i vinili, chiedere ai “sommi” commessi il consiglio vincente e una volta a casa “mettere su il disco” leggendo i testi (che se mancavano ci facevano infuriare). Momenti indimenticabili di un’epoca tramontata.
La moria di negozi di dischi non è una novità, già da tempo in città gli storici hanno chiuso uno via l’altro. Eppure, quando ho visto l’insegna di Mariposa, un nodo in gola mi ha stretto il fiato. In quel dannato negozio ho comprato decine di biglietti e ho speso svariate lire di dischi. Ora è stato riconvertito in una caffetteria contemporanea, di quelle che non sfigurerebbero in un libro di Fabio Volo. Il proprietario avrà avuto le sue buone ragioni a riconvertire il business; “è il progresso baby”.
D’altronde i supporti fonografici vecchi lasciano il posto ai file, l’aggregazione e la condivisione musicale si spostano su internet, tra forum e i-Tunes. Decidete voi se sia meglio o peggio. Per tutti i nostalgici come me, l’invito è quello di segnarsi un appuntamento in calendario: il 16 aprile per il Record Store Day, un’iniziativa planetaria, nata negli states, a difesa dei negozi di dischi in estinzione. Ci sarà anche un’edizione milanese.
A Milano si farà al Discomane di Alzaia Naviglio Grande, al Serendipity di Ticinese e nella neonata Santeria. Per maggiori info potete cliccare qui. Chiudo l’articolo con le parole dell’immenso Iggy Pop, ex commesso di dischi, autoproclamatosi l’”ambasciatore” dell’iniziativa a difesa dei negozi di dischi.
Il mio nome, la mia educazione musicale e la mia personalità mi arrivano dall’aver lavorato in un negozio di dischi durante i miei anni più… teneri. Fra gli anni ‘50 e ‘60 i ragazzini si ritrovavano nei negozi per ascoltare i dischi nuovi e vedere se piaceva il ‘beat’. Potevi comprare il disco a 79 centesimi e, se eri fortunato, anche incontrarci delle ragazze. I commessi di questi posti sono diventati dei manager (come Brian Epstein), capi di case discografiche (Jack Holzman) e facce sulle copertine di un album (io)”.
andreaSV
27 gen 2012 - 13:34 - #1Domanda: è il vecchio proprietario del negozio di dischi che ha deciso di fare una caffetteria per non soccombere, oppure ha venduto a terzi che hanno deciso di utilizzare lo stesso nome?
Fralube
27 gen 2012 - 15:16 - #2noooooo
che tristezza!!!
non lo sapevo!!!
smoth
27 gen 2012 - 17:59 - #3ma è almeno già da un mese che è una caffetteria.
pointless_nostalgic
27 gen 2012 - 18:46 - #4Che tristezza! E ve lo ricordate il Virgin di piazza duomo? E non c’era anche una altro storico negozio di dischi vicino a cinque giornate? Nome russo tipo rasputin chiuso anche quello?
dataghoul
27 gen 2012 - 19:28 - #5abbiate pazienza, ma oggi come oggi, un negozio di dischi come fa a campare?
è già tanto che non si siano tramutati tutti in take-away cinesi o in kebabbari…
dusper
28 gen 2012 - 02:06 - #6@ pointless_nostalgic
Si ha chiuso pure Rasputin, da parecchi anni, ora c’è un 012-Benetton
Di negozi storici slegati dale catene a Milano rimane fra i pochi il mitico Buscemi in Corso Magenta