Graffiti a Milano: è emergenza (e l'Amsa ha le mani legate)



Milano è una città sporca. Mi riferisco ai muri, presi d'assalto dalle bombolette selvagge, flagello del decoro urbano. Da un punto di vista meramente estetico le tag sono orribili, obbrobi grafici che entusiasmano irrazionalmente soltanto gli autori, in cerca di visibilità occulta. Su Facebook bellissimo il gruppo "Dubbia efficacia di obbrobri linguistici sui muri per conquistare ragazze", dal quale abbiamo rubato la foto in alto.

Indubbio che il fenomeno dei graffiti sia lontano dall'essere risolto. La scorsa amministrazione ci aveva provato minacciando il carcere per i rei colti in flagranza. Il motto di De Corato, "Colpirne uno per educarne cento", non sembra aver sortito effetti dissuasivi, anche se, c'è da dirlo, ultimamente le istituzioni hanno un po' abbassato la guardia. Nella discussione rientra, di sponda, anche la street art, la nobile figlia dei graffiti. Anche Paola D'Amico, nel suo articolo sul Corriere, ipotizza una collusione culturale tra i due movimenti:

Sono trecento le crew e forse più di mille i writer attivi nella metropoli. Che siano loro a crescere di numero o, piuttosto, le istituzioni ad aver abbassato la guardia (o forse si sono arrese?), con i minori controlli, le punizioni mancate, la promozione dei migliori tra loro al ruolo di artisti

.

Per quanto sia aleatoria la bellezza di un'opera d'arte, a mio parere, si deve distinguere tra elementi decorativi e di abbellimento (come la street art) ed elementi che abbrutiscono (le tag e gli scarabocchi). Qualcuno obietta che l'arte non può essere imposta e ne siamo consapevoli. In questo senso la scorsa amministrazione ci aveva provato a iniziare un dialogo, cercando spazi adeguati dove far esprimere liberamente i giovani writer, ma anche qui non si è arrivato a quasi nulla di concreto, salvo in un paio di casi recenti: il sottopasso della stazione Garibaldi e il muro di cinta dell'Ippodromo).

C'è però un dato di fatto che collide con la speranza di una città più pulita: Amsa da due anni non può più rimuovere i graffiti dai muri degli edifici pubblici. Questo per una sentenza del Consiglio di Stato, in seguito ad un ricorso presentato al Tar da una Società con l'appoggio di Assoedilizia. Dice la presidente Amsa, Sonia Cantoni:

Sappiamo come cittadini, oltre che come fornitori di un servizio, che il fenomeno dei graffiti sui muri degli edifici pubblici e privati rappresenta un grosso problema per la vivibilità della nostra città. Auspichiamo quindi che il Comune avvii al più presto la procedura di gara che consenta l'affidamento del servizio di rimozione dei graffiti dalle facciate e dai muri perimetrali degli edifici pubblici

Nel frattempo c'è chi si organizza privatamente, come i residenti di Abruzzi Piccini, promuovendo azioni dirette volte a cancellare le tag (lo stesso comitato che tempo fa aveva prodotto in un dossier la mappatura dei monumenti imbrattati) o come a Bollate dove di recente si è svolto il "Clean Up Day".

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