Comune di Milano e Derivati: riassuntone di una vicenda intricata

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Lunedì sera il consiglio comunale ha dato l’ok a maggioranza - 25 favorevoli su 33 presenti - la ratifica di un accordo con Deutsche Bank, Depfa Bank, Ubs e JP Morgan per cercare di volgere in positivo la scabrosa vicenda degli investimenti sui derivati, stipulati nel 2005 dalla giunta Albertini, investimenti che minacciavano di far perdere al comune una cosa come 450 milioni di euro.

Ma ripercorriamo velocemente la vicenda, per chi si fosse perso qualcosa per strada. Iniziamo da principio, leggendo uno stralcio di un articolo di Gianni Barbacetto, datato novembre 2007, che ci spiega bene e sinteticamente il punto di partenza:

Nel giugno 2005 il sindaco Gabriele Albertini, il city manager Giorgio Porta e i ragionieri capo Elfo Butti e Angela Casiraghi hanno ottenuto dalle banche un credito di 1,7 miliardi di euro. Da quattro istituti: Ubs, Deutsche Bank, Depfa Bank, JpMorgan. In seguito, il debito è stato rinegoziato più volte: le ultime, nel luglio e poi ancora nell’ottobre 2007, sotto la giunta di Letizia Moratti.

Fino all’inizio del 2008 sulla vicenda si sa poco, sia delle cifre in ballo, sia dei rischi per il Comune e per i contribuenti. Poi, nel febbraio del 2008 scoppia il bubbone e inizia il valzer delle cifre: prima Marilena Adamo parla di 263 milioni, poi si aumenta a 300, fino ad arrivare ai quasi 500 milioni di euro di beni sequestrati alle 4 banche coinvolte, disposti dalla Procura di Milano nella primavere 2008 apre un’inchiesta per truffa. Nel maggio del 2010, poi, inizia il processo, mentre il Comune cerca di inventarsi qualcosa per azzerare i rischi derivati dall’investimento. Rischi che oggi, con l’accordo, sono stati archiviati, ma a che prezzo?

Torniamo ai giorni nostri: l’accordo stipulato tra il comune e le banche prevede la trasformazione del gigabond da un miliardo e mezzo di euro in un investimento a tasso fisso del 4%, vale a dire il rientro di quei 450 milioni di euro nelle casse del Comune. Di questi soldi però soltanto il dieci per cento tornerà effettivamente “a casa” il rimanente resterà investito in titoli di stato - si spera non made in Greece (ndr).

Il lato positivo della questione è dunque che qualche soldo entra subito in cassa, e di questi tempi è oro. Si tratta di circa 40 milioni di euro, soldi che il comune utilizzerà per annullare l’incremento dell’Irpef per i milanesi. Ma c’è anche un lato negativo, almeno secondo i consiglieri dell’opposizione. In particolare è Salvini il più critico: «Con questa operazione, rinunciamo a 100 milioni di euro di commissioni implicite della causa civile».I malumori però non vengono soltanto dall’opposizione. Lo stesso presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo, è intervenuto nella seduta smettendo i panni di presidente e manifestando le sue perplessità per la gestione non troppo chiara del’affare con le banche. Insomma, un affare complicato fino alla fine.

Foto | Flickr

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  • nickname Commento numero 1 su Comune di Milano e Derivati: riassuntone di una vicenda intricata

    Posted by: zordan

    non ho ben capito nulla. se nel 2005 sono stati dati in prestito a credito 1,7 mld di euro al comune dalle banche perchè ad oggi sono le banche dover dei soldi al comune? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Comune di Milano e Derivati: riassuntone di una vicenda intricata

    Posted by:

    piccolo OT, che banconota è quella foto con scritto LIMA? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Comune di Milano e Derivati: riassuntone di una vicenda intricata

    Posted by:

    @zordan derivati ed enti pubblici: <a href='http://www.youtube.com/watch?v=13DNRfXp3SM' rel='nofollow'>http://www.youtube.com/watch?v=13DNRfXp3SM</a> Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su Comune di Milano e Derivati: riassuntone di una vicenda intricata

    Posted by:

    ammesso che la sentenza sia confermata in appello le banche riavranno indietro tutto con i credit default swap (CDS), le assicurazioni (derivati) che le coprono contro gli enti ad alta probabilità di insolvenza, a cui hanno fatto prestiti che sanno che non potranno essere restituiti. il banco vince sempre. Scritto il Date —

 

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