Milano seconda città agricola in Italia e prima per produzione di prodotti



A Marsiglia gli agricoltori per 42 volte a settimana in 42 zone diverse riforniscono dei loro prodotti circa 1.600 famiglie: un “modello” che in Francia coinvolge il 2% dei consumatori. Lo dice Filippo Azimonti in un editoriale su Repubblica. Boeri vorrebbe studiare il modello francese e proporlo a Milano, seconda città agricola d’Italia con i suoi 2.900 ettari coltivati su 18mila di superficie totale.

Addirittura prima per produzione. Lo sapevate? Se ne è accorta anche la trasmissione Linea Verde che ieri ha dedicato la sua puntata proprio a "Milano città agricola" (potete vederla qui) in cui si parla di Expo, filiera corta, manodopera straniera, zafferano e stracchino.

Stefano Boeri è di recente intervenuto al convegno organizzato dal Dam, il Distretto Agricolo-Rurale Milanese che riunisce 31 aziende che coltivano circa il 60 per cento del territorio agricolo comunale, terreni che sono di proprietà comunale. In sintesi l'Amministrazione, in linea con gli obiettivi Expo, intende dare un chiaro segnalo programmatico:

Importantissimo dare una prospettiva, anche economica, alla presenza dell’agricoltura a Milano, valorizzando il suo essere "patrimonio non rinnovabile". Un modo per presentarsi all’Expo" tenendo fede al suo programma originario.

In ballo prospettive affascinanti come quella di fare delle aziende agricole la prima stazione di una filiera corta destinata a rifornire, ad esempio, le mense pubbliche. Oppure incentivare i mercati comunali a filiera corta (come quello di QT8). E poi la salvaguardia del territorio e la cementificazione degli spazi agricoli amministrata dal Piano del Territorio. Milano saprà tener fede alla sua vocazione agricola?

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