Quanto guadagna un venditore di mimosa l'otto marzo?

Venditore di mimose a Porta GenovaIeri era l'otto marzo, Festa della Donna: quanti venditori ambulanti di mimose avrete incontrato negli ultimi due giorni per strada, in metropolitana o ai semafori? Decine immagino: ma vi siete mai chiesti dove prendono i fiori, quanto li pagano, e quanto ci guadagnano?

Ieri sera a Porta Genova mi sono avvicinata a uno dei venditori, viene dal Bangladesh. Non mi dice il suo nome, neanche quello di battesimo, perché ha paura della polizia: "Sono problemi - dice - io non ho licenza". Mi racconta che le mimose - che alle 20.00 riesce ancora a vendere a 2 euro al mazzetto, anche se presto dovrà praticamente regalarle - le ha comprate all'ingrosso dei fiori di via Lombroso 53, dalle parti del mercato ittico.

Costi delle mimose: tra le 40 e le 50 euro a scatola. Ogni scatola contiene circa 80 pezzi che poi a casa - si presume - vengono divisi e confezionati in mazzetti ancora più piccoli, quelli che vediamo sui banchetti. Mi dice che tra il 7 e l'8 marzo ne ha venduti 150, moltiplicato per due euro: 300 euro.

"E' solo un giorno di festa all'anno - aggiunge - ma conviene. Da domani torno sui Navigli a vendere portacellulari".

Se lui oggi venderà portacellulari, molti altri venderanno rose: in fondo la mimosa "tira" giusto un paio di giorni l'anno, e sulle rose ci sarebbe molto da raccontare. F

Franco Vanni aveva scritto del "segreto" dei venditori di rose milanesi, dei loro pellegrinaggi al mercato comunale su Repubblica Milano circa un anno fa

Il mercato comunale dei fiori, gestito da Sogemi, apre ai privati tre giorni alla settimana: sabato, martedì e giovedì dalle 10 a mezzogiorno. Ma i clandestini arrivano prima. Sbucano dai cespugli, attraversano il posteggio deserto. Venti rose, 5 euro. Comprano e se ne vanno. «Facciamo scontrini e fatture — dice un grossista — per me non c’è differenza fra un cliente italiano e uno straniero. Se poi le rose se le rivende, sono fatti suoi. È tutto regolare». Tutto regolare tranne loro: i pakistani e i bengalesi costretti a nascondersi. I vigili che sorvegliano l’area dei mercati — che comprende la rivendita dei pesci e ciò che resta dello spaccio delle carni — non sono mai più di due. Provano a scoraggiare i venditori abusivi di rose facendosi vedere nei pressi della “porta 7”, come è stato battezzato il sentiero segreto. Ma fra gli agenti prevale il buonsenso, e nessuno si sogna di rincorrerli

E andando più indietro nella filiera, da dove arrivano quelle rose? ra i mercati emergenti nella floricultura e non certo da oggi c'è il Kenya. Qui un bel pezzo de l'Altreconomia, uscito nel 2007, ma ancora attuale.

Incontro Simon fuori dall’azienda “Nini”, sul lago Naivasha, a Nord di Nairobi. Sono le cinque del pomeriggio e inizia a fare buio. Ha appena smesso di piovere, e anche se siamo vicini all’equatore non fa caldo. 26 ettari di serre, 600 dipendenti, Nini produce 55 milioni di rose l’anno: vengono tutte esportate in Europa. Simon è un lavoratore stagionale, non assunto: guadagna 3700 scellini al mese (40 euro). Non sa dove finiscono i fiori che raccoglie tutti i giorni. Gli spiego che vengono venduti in Olanda, Germania, Gran Bretagna, Italia. Che cosa ne fate? colori, profumi? mi chiede. No, li compriamo così, per ornamento, dico. Non ci crede, ride. Li comprate per vederli appassire.

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