In Lombardia si costruisce troppo, nel 2018 ci saranno 400mila case vuote



Troppa edilizia libera e poca edilizia sociale. Vista attraverso la lente d’ingrandimento della ricerca firmata Antonello Boatti (docente di architettura del Politecnico) per conto della Cisl, la questione urbanistica in Lombardia appare squilibrata, come una bilancia che tende pericolosamente da una parte sola. Il messaggio che arriva è chiaro: in Lombardia si è costruito – e si continua a costruire - per un mercato che non c’è, mentre scarseggiano gli investimenti per le case popolari di cui sembra esserci un disperato bisogno, in particolare a Milano.

Il dato che colpisce di più, riguarda l’eccesso di offerta edilizia residenziale libera che caratterizza la regione nei prossimi anni: nel 2018 ben 809.184 vani — pari a 367.811 abitazioni — saranno in surplus, ovvero resteranno vuoti. Ciò non significa che non esista una domanda, si precisa nello studio, ma questa verrà assorbita dall’offerta esagerata già presente. Fa riflettere, inoltre, il fatto che la sovrabbondanza di alloggi calcolata basterebbe da sola a coprire il 65 per cento del fabbisogno di case a canone sociale o convenzionato che, seconde le stime di Boatti, sarà intorno alle 565.496 residenze.

Dura la Cisl regionale che adesso chiede un cambio di passo alle istituzioni, soprattutto per quanto riguarda le case popolari: «Le risorse ci sono — spiega Gigi petteni, segretario generale della Cisl Lombardia — basterebbe impegnare gli introiti derivanti dalla lotta all’evasione nel settore e chiedere la compartecipazione del comparto immobiliare al finanziamento dell’edilizia pubblica». La mancanza di alloggi popolari, del resto, è il problema principale della provincia di Milano. Insieme alla provincia di Monza e Brianza, genera un fabbisogno irrisolto (previsto per il 2018) di 196.280 case mancanti, il 47 per cento di tutta la Regione. Meno sentita, ma non per questo inesistente, la questione del “cemento vuoto”, ovvero di quelle case che — salvo un improbabile aumento dei redditi delle fasce medio basse — rimarranno inabitati: tra sei anni saranno 40.506.

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