Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi

Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi

E chi lo sapeva che in Fulvio Testi c'era un museo del cinema? È il MIC, il Museo Interattivo del Cinema della Fondazione Cineteca Italiana. Un museo inaugurato nel novembre scorso e ancora non molto noto: è aperto principalmente alle scuole, ma anche al pubblico, per ora solo un paio di giorni a settimana.

Eppure è pieno di macchine centenarie, lanterne magiche, aggeggi da precinema: per me vale una visita, anche solo per perdersi negli incredibili materiali di repertorio che raccontano la Milano di un secolo fa. Ieri sono andato a darci un'occhiata e a fare quattro chiacchiere con Matteo Pavesi, direttore della Fondazione Cineteca Italiana.

Abbiamo parlato di un po' di tutto: ma soprattutto di cinema a Milano, di pirati cinematografici ottocenteschi, di cinque film che non potete non aver visto su Milano, di volare con un pallone aerostatico sopra l'Arena durante l'Expo del 1906, e molto altro ancora. Tutto dopo il salto: qui sotto, i riferimenti del MIC.

Museo Interattivo del Cinema
Manifattura Tabacchi
viale Fulvio Testi 121
Il museo è aperto per i visitatori tutti i venerdì dalle 10 alle 19 e domenica dalle 15 alle 19: ingresso intero € 5,00, ridotto* € 3,00
Telefono 02-8724 2114
*Riduzioni: under 14, over 65, studenti universitari, cinetessera.

Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
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Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi
Il Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi

Che cosa si può fare al MIC?

Le possibilità dei percorsi del MIC sono diverse. Uno può esplorare davvero film di cento anni fa, frammenti, materiali che in altro modo non potrebbe esplorare. La novità è che attraverso questo museo si entra in un archivio filmico. L'altra novità è che si può portare a casa qualcosa di questo archivio filmico, possiamo mandarci per posta elettronica o su Facebook frammenti di questo museo.

Qui in giro vedo macchinari straordinari: molti arrivano dal Museo Comencini
La Cineteca ha una vita di tantissimi anni, per cui molti materiali sono stati depositati mentre alcuni sono stati acquistati in passato. I luoghi dove tradizionalmente ha esposto i propri materiali sono stati luoghi di metrature modeste, per cui molti materiali sono catalogati presso l'archivio, ma non sono esposti. L'apertura del MIC ha permesso di fare una scelta e pensare a un allestimento stagionale: e per questa stagione tutti i contenuti sono dedicati alla Lombardia e a Milano. Sono stati valorizzati i film, gli attori, i documenti che parlano di Milano e della Lombardia, ma anche le case di produzione, le manifatture che hanno prodotto macchine per il cinema come la Pio Pion.

Qual è la tua preferita delle macchine nel museo?

Sono molto legato alla prima macchina di Pacchioni: è una macchina che Pacchioni copia in modo spudorato - e facendola anche non bene - da quella dei Lumière. Però le caratteristiche di queste prime macchine a cavallo tra ottocento e novecento sono modernissime: perché non solo si filmava con quella macchina, ma si proiettava, nonché si potevano copiare i film. Noi nel repertorio ottocentesco di Pacchioni abbiamo trovato film che in realtà non aveva girato, ma aveva copiato dagli operatori Lumière. Un pirata ante litteram. In un momento in cui non era ancora stato codificato il cinema in quanto tale, il diritto d'autore era qualcosa di sconosciuto, e c'era questo cinema liquido dove i cataloghi si confondevano venivano mutuati da diversi operatori. Pacchioni alla Fiera di Porta Genova, come un ambulante ottocentesco presenta il cinema a Milano e lo fa con questa macchina che in realtà è una macchina moderna quanto una camera di oggi.

Abbiamo toccato il cinema degli inizi a Milano. Hai citato Pacchioni e a me è venuta in mente l'Armenia Film
Oggi come oggi non è consultabile, ma abbiamo altre manifatture dell'epoca: come la Milano Films e altre manifatture di cui si possono vedere le produzioni d'epoca. Una curiosità sicuramente riguarda la Raggio Film, legata alla sua fondatrice Elettra Raggio, un personaggio modernissimo, attrice, produttrice, nonché regista dei propri film. Quello che esiste della Raggio Film - siamo negli anni dieci, venti del secolo scorso - è presente nella nostra cineteca: tutto materiale molto sperimentale, molto di ricerca. Il nome narra la leggenda le fu dato da Marconi.

Una parte del museo è dedicata all'animazione
C'è tutto un segmento dedicato alla animazione. Milano e la Lombardia sono davvero il luogo dove nasce un po' tutto ciò che è legato all'animazione in Italia, e alla pubblicità. Dai primi lavori per le pubblicità cinematografiche dei fratelli Pagot, che inventeranno Calimero, Giò Condor, alla Gamma Film con Gavioli e tutto il lavoro di Bozzetto, di Manuli, di Cavazzuti, di Cavandoli.

Nel museo ci sono questi armadi interattivi con schermi touch, come funzionano?
Si possono imparare molte cose: si può doppiare un film e poi mandarsi a casa il doppiaggio, si possono fare degli stop motion con Cocco Bill, o vedere come cambia un film se noi invertiamo due fotogrammi, si può musicare un film. Poi c'è questa mappa dove abbiamo messo i set dei film girati a Milano. E uno può vedersi il video... adesso stiamo facendo una mappa sulle sale cinematografiche a Milano, vorremmo fare un po' la storia delle sale, che è una storia bellissima e che tra pochi anni pochi ricorderanno.

Vivi a Milano più o meno da sempre: come è cambiato il cinema a Milano dai settanta a oggi?

Si è imposto un modello esportato dagli Stati Uniti, delle multisale: un consumo cinematografico che in qualche modo assomiglia sempre più a un modello televisivo lontano dalla ritualità dell'andare al cinema e scegliere un film, in un luogo particolare. Ma è una specie di supermercato, un grande centro commerciale, dove uno prende quello che gli va, in cui uno sceglie in un'offerta sterminata di prodotti. Che combinano cinepanettoni e film magari anche d'autore.

Pensi che ci sia spazio per un altro modo di vivere il cinema a Milano?
Io penso in futuro a un ritorno a luoghi più a misura d'uomo, dove magari non si avrà più un consumo sterminato, ma un'offerta mirata per pubblici specialistici. Se guardiamo a realtà come Parigi o Berlino, sicuramente molto avanzate e sensibili ai nuovi trend di consumo, troviamo una miriade di sale piccole e specializzate per un pubblico che c'è, esiste, non esiste solo quello che va a mangiare popcorn al multisala.

Avrai consumato le poltrone nei cinema di Milano: il tuo preferito?

Il mio cinema preferito è sempre stato il cinema più fanè di Milano, che era il President. Perché il President era una cuccia per i cinefili, al President si facevano tutti i film di Wenders negli anni ottanta, si faceva un cinema d'autore molto rigoroso. Rispetto ad altre sale era centrale ma al tempo stesso molto defilato, con quella combinazione del bar comodo, nella sala, e delle poltrone spaziali, comodissime, era sicuramente il cinema più comodo di Milano. Quando ha chiuso ci sono rimasto malissimo, ho chiamato il proprietario, chiedendo se non era possibile attraverso la Cineteca o una cordata cercare di tenerlo aperto, poi però il valore immobiliare... siamo riusciti a salvare l'impianto audio del President, che abbiamo portato a Paderno, al Metropolis. La sala della Cineteca funziona con l'impianto audio del President.


Chi ha portato il cinema a Milano?

Il primo autore è Pacchioni, che nasce come fotografo come anche i Lumière, che partono da un'esperienza fotografica, esperienza che poi diventa il cinematografo. L'altro grande padre del cinema a Milano è Luca Comerio. È il più grande cinereporter degli anni dieci, degli anni venti. Un uomo che inventa la Comerio Films, che passa dalle comiche ai reportage sulla prima guerra mondiale, si arrampica sull'Adamello e gira delle immagini pazzesche sulla prima guerra mondiale. Arriva al fascismo un po' stanco, nel senso che dopo tutto quello che ha fatto, l'Istituto Luce lo fa lavorare molto poco e finisce in modo tristissimo, abbandonato un po' da tutti. Ma nella sua lunga carriera riesce a inanellare tantissime cose: riesce a filmare Forlanini che prova l'idroplano, l'eclisse di Luna, riesce a girare i reali, o manifestazioni di grandissimo rilievo storico. Nel 1906 riprende i palloni aerostatici all'Arena, durante l'Expo del 1906. Comerio è uno che prova, sperimenta, filma da un pallone in volo, come da un treno: c'è un carrello infinito a Tripoli dove gli italiani arrivano per conquistare e lui riprende fasi di guerra e di spostamento di truppe sull'ultima carrozza di un treno che attraversa il deserto... e sono immagini formidabili. Uno dei grandi padri della cinematografia, forse oggi dimenticato, ma uno che a Milano dette quel taglio di cinema e racconto e documentario che per quell'epoca era una novità.

Chiudiamo: i tuoi cinque film preferiti con Milano protagonista

Un film proprio del 1896 girato da Pacchioni: sono le riprese di una battaglia a palle di neve davanti al Castello Sforzesco, che era ben diverso da come lo conosciamo oggi. Questa battaglia di palle di neve tra l'altro è un remake di un film Lumière, una delle immagini più care e uniche che si possano vedere in questo museo. Poi un altro lavoro molto bello e molto sperimentale è Stramilano di d'Errico: un film che sicuramente fa tesoro di tre avanguardie del novecento e racconta una giornata di Milano avendo alle spalle tutta l'avanguardia russa, un grandissimo lavoro del 1929. Ci sono i grandi film ma anche quelli meno conosciuti: c'è un film di Vancini che è La Baraonda, al velodromo. Un film formidabile, poteva pensarlo Altman: lo ha fatto Vancini con Giuliano Gemma e una serie di attori che ritroveremo nelle commediacce degli anni ottanta. Però quello è un film con una sorte di unità spazio temporale e questo continuare a girare, molto cinematografico, delle biciclette attorno, sembra qualcosa di legato al precinema... un film che segna anche un po' una passione più mainstream, era Kamikazen di Salvatores. Era davvero una Milano in fibrillazione per quanto riguarda i nuovi attori, i comici, le storie di una metropoli non così fredda e austera come era stata fotografata. Poi una delle mie grandi passioni è Soldini, e Soldini con L'Aria Serena dell'Ovest. In ultimo, forse il film più bello degli ultimi anni su Milano è Io sono l'amore di Luca Guadagnino, un grande melò molto ambizioso con grandi errori ma anche, secondo me, grandi virtù. Film che ci racconta una Milano con una sguardo anche un po' rivolto a un pubblico internazionale. Una storia se vogliamo semplicemente di tradimenti. Ma in un contesto con un'idea di cinema non scontata.

Sono sei, ancora meglio. Grazie Matteo.
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