
Dopo StartMilano, manifestazione dedicata alle gallerie d’arte cittadine, questo weekend è saranno gli show room dedicati all’arredamento, all’arte e all’architettura a tenere le porte aperte per mettere in mostra il meglio del Design made in Italy, e non solo. Se state pensando di cambiare l’arredamento di casa e sognate di sfoggiare gli ultimi must che il mercato propone, allora tra il 14 e il 17 di ottobre è il caso di organizzare un tour dei negozi che parteciperanno all’iniziativa di Milano Design Weekend.
La manifestazione, organizzata alcune testate specialistiche del settore, si propone come un evento per promuovere il design anche al grande pubblico, non solo agli addetti ai lavori, come invece accade durante le fiere dedicate. Sarà quindi possibile passeggiare nell’area compresa tra Brera e Garibaldi, dove si concentrano la maggior parte dei punti d’interesse, e approfittare delle aperture straordinarie, sabato fono alla mezzanotte e approfittare di sconti che in alcuni casi possono arrivare al 30%.
Ma se uno non avesse intenzione di mettere mano al portafogli? Il weekend del design non vuole essere solo un’occasione per vampirizzare il conto corrente di chi passerà da quelle parti. Sarà infatti possibile seguire cinque itinerari diversi: il classico Brera-Garibaldi, la “racchetta” di San Babila, le affascinanti Case Museo, i Design Hotel e gli immancabili studi di architettura, cinque percorsi per scoprire una Milano insolita e mai vista prima.
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Gli studiosi dei comportamenti animali sostengono che in caso di catastrofe atomica gli unici animali a sopravvivere saranno topi e piccioni, forse rappresentando davvero il vertice della catena evolutiva, almeno dal punto di vista dell’adattamento.
I topolini però possono anche essere simpatici animaletti dagli occhi curiosi, se hanno un passaporto di Topolinia allora diventano anche delle vere e propri macchine da soldi. Quando però questi piccoli roditori decidono di prendere la residenza in Via della Madonnina, nel cuore di Brera, ecco che una città intera viene scossa come se fosse caduta la statuetta dorata dalla guglia più alta del Duomo.
Le foto pubblicate da Corriere.it sono inequivocabili, quelli che i turisti stranieri scambiavano per scoiattolini sono in realtà topastri portatori di malattie, lampadine d’allarme per sporcizia e incuria. Incuriositi da tanto polverone, rimbalzato immediatamente anche sui social network più importanti, siamo andati a verificare la situazione sul luogo.
Foto Carlo Prevosti
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“Ma va a ciapa’ i ratt’”. Così il vice ministro della Lega Nord, Roberto Castelli saluta il diploma di secondo livello in comunicazione e didattica dell’arte honoris causa conferito dall’Accademia di Brera allo scrittore Roberto Saviano. “Vai a perdere tempo altrove” dovrebbe suonare - in italiano - l’invito. Saviano, dedicando ai meridionali di Milano il diploma Honoris causa, ha affermato che “Milano è la più grande città del sud d’Italia”, e che “i meridionali nel corso degli anni hanno contribuito a far crescere la produttività”. Oggi, il maggior contributo alla crescita della città spetta invece agli extracomunitari.
Secondo un vecchio rapporto dell’Arl (Agenzia regionale del lavoro) su “Gli immigrati imprenditori” e il loro radicamento sul territorio, presentato nel 2006, la Lombardia è prima a livello nazionale, seguita da Emilia Romagna, Toscana e Piemonte. A Milano su 18.464 imprese , il 9,1 % sono di extracomunitari. Non può essere, allora, riconosciuto torto a Saviano quando sentendo “frasi di esponenti politici che invitano il cardinale Tettamanzi a occuparsi di più dei milanesi” pensa “che forse non sanno chi sono veramente i milanesi”. Una pratica - conclude Saviano - “prima che miope, ignorante”.
Il colpo di coda di Edoardo Croci, prima del suo trasferimento ad altri compiti, è pronto: un progetto per pedonalizzare 9 zone, una una mappa dettagliata e precisa: navigli, Sarpi, quadrilatero (Borgospesso e via Spiga, Montenapo in un secondo momento), università e altre zone a “forte domanda pedonale”. Quartieri per lo shopping, università e tutti quei luoghi di carattere monumentale o culturale.
Il campus Bocconi è già un progetto avviato, l’area intorno a via Sraffa sarà isola pedonale. Progetto del tutto analogo in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico. Poi ci sono i quartieri della cultura. A Brera il via all’isola è questione di settimane, ma anche nella zona davanti alla biblioteca Ambrosiana c’è un antico progetto che presto uscirà dai cassetti. Dai Navigli a via Sarpi fino al quadrilatero il dibattito è aperto da anni, ma l’intenzione ora è di cominciare da via Borgospesso con il desiderio di straripare anche in Montenapoleone.
E ancora quartieri dove il traffico sarà fortemente ridotto, con dissuasori, limiti di velocità, sensi unici alternati. Una piccola rivoluzione che renderebbe la città innegabilmente più vivibile. “Più salute, più qualità della vita e anche più affari”. In Consiglio parlano anche di pedonalizzazione flessibile: chiusura al traffico di notte (in Montenapoleone) o durante i giorni festivi (B. Aires).
Foto by Flickr

La notizia di ieri dello stop dato dal comune alle piste ciclabili nel centro di Milano ha provocato molte reazioni da parte dei nostri affezionati user, prevalentemente di grande indignazione e sconforto. Ora, nessuno di noi nutre dubbi sul fatto che i membri della giunta milanese abbiano di meglio da fare che guardare 02blog, ma fatto sta che nel corso della giornata di ieri sono venute da più parti smentite e correzioni di tiro.
Pare infatti che il sindaco Moratti in persona sia intervenuto per imporre il go-ahead per le piste ciclabili, cui hanno fatto seguito anche gli assessori Croci e Masseroli con un comunicato. Tutto a posto allora? No, perchè la spiegazione di questo andamento a zig-zag dell’amministrazione comunale è secondo alcuni da ricercarsi in una lotta interna alla maggioranza, che vedrebbe contrapposti un “partito dell’auto” e uno “pro-svolta ambientalista”. Rimangono infatti polemiche sulla tratta Duomo-Porta Nuova, e sull’eventuale pedonalizzazione di Via Brera.
Rispondete al nostro sondaggio, come vi ponete di fronte a questo andamento un po’ erratico di Moratti&co.?

Ho appena terminato di leggere un articolo abbastanza singolare sul Corriere della Sera cartaceo. In Brera, in determinati momenti della giornata, l’inquinamento da sigarette supera quello da automobili. Lo afferma una ricerca effettuata dall’Istituto Nazionale dei Tumori, e dalla Società Italiana di Medicina Generale.
In buona sostanza hanno posizionato dei rilevatori di inquinamento in Via Fiori Chiari e in Via Pontaccio. Di giorno la prima risulta essere decisamente meno inquinata e il traffico la sopravanza. Di notte si ribalta la situazione e l’area pedonale, a causa delle sigarette sfumacchiate dagli avventori dei locali, risulta essere più inquinata!
Non siamo al sud Italia ma a Milano, la capitale “morale” della nostra bella penisola. Storie di ordinaria ingiustizia, di favoritismi e abusi di potere che mettono di cattivo umore chi ha bisogno di una casa popolare e invece si ritrova a pagare affitti esorbitanti per catapecchie in periferia. Siamo a Brera, in via Madonnina 6 (la foto in alto da Vivimilano). Un stabile comunale con ventidue appartamenti. L’affitto a prezzi di mercato da queste parti si aggira intorno ai 500 euro al metro quadro all’anno. Sono invece 77 gli euro che paga un’inquilina “speciale”. All’anno. Il caso è comparso su tutti i maggiori quotidiani.
La signora “con il santo in paradiso” e regolare permesso, sta facendo dei lavori per unire due appartamenti: da 35 mq presto avrà un appartamento di 70 mq nel cuore di Brera a 77 euro l’anno, posto macchina compreso (nello specifico si tratta di una Volvo da circa 40.000 euro). Fatti i conti sono sei euro al mese, più o meno, il costo di un pranzo al bar, panino, acqua e caffè. In più è anche disabile, solo sulla carta. Pare che la signora faccia le scale senza mai lamentarsi, altro che sedia a rotelle.
Continua a leggere: 6 euro al mese per un appartamento. Medellin, Colombia? No, Brera.

Apprendo la notizia, con una certa tristezza, dalle pagine milanesi del Corriere della Sera. Il 6 gennaio chiuderà il Cinema Brera (C.so Garibaldi). Dopo la chiusura del Maestoso e del Cavour un’altra sala milanese chiude i battenti.
Non solo, nelle vie adiacenti a Corso Vittorio Emanuele negli ultimi anni c’è stata una vera moria di sale cinematografiche, ma la chiusura del Brera è un fulmine a ciel sereno. E’ sempre stata una sala con pellicole di una certa qualità, poltrone comodissime, un ottimo schermo (la sala 1, non la 2), insomma ci sono sempre andato molto volentieri, era uno dei miei 2-3 cinema preferiti.
Il problema è che fra qualche anno probabilmente sopravviveranno solo i grandi multisala e forse non ci sarà più spazio per le pellicole meno commerciali. In ogni caso ogni volta che chiude una sala cinematografica è un brutto colpo agli appassionati di cinema.

Il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, nonché Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli ieri ha fatto un’improvvisata a Brera per dare un’occhiata all’Accademia milanese. Non è andata benissimo. Come è conciata l’Accademia lo sapete anche voi, e ne aveva parlato anche 02blog a suo tempo. Davanti a cotanta fatiscenza e alla mancanza di spazi Rutelli ha fatto un paio di proposte. La prima che Milano si muova e prenda delle decisioni concrete, la seconda che il Ministero dei Beni e Attività Culturali, insieme a Ministero della Difesa (poi vi spiego perchè) e dell’Economia, intervenga per dare una mano a risolvere la situazione.
In buona sostanza il Ministero della Difesa entra in gioco perchè l’idea di Rutelli è di smistare gli studenti dentro ad una delle tante caserme ormai vuote, in seguito all’abolizione della leva. Come ben sappiamo ci sono palazzi splendidi che ospitano caserme militari e spostarci dentro l’Accademia secondo il ministro potrebbe essere una soluzione. Ciò non significherebbe, dice Rutelli, svuotare di significato Brera, che deve rimanere il principale polo artistico e museale milanese. In buona sostanza però, l’attuale Accademia di Brera diventerebbe una nuova ala della Pinacoteca e l’Accademia cambierebbe sede. Certo che nel frattempo, anche dare una stuccata qua e là in Accademia, tanto per cominciare, non sarebbe male.
Fa un po’ sorridere leggere la notizia secondo cui il Comune avrebbe deciso di correre ai ripari chiamando a raccolta “gli artisti”, dopo il flop dell’iniziativa che avrebbe voluto fare di Brera “una piccola Parigi milanese”, come aveva promesso l’assessore alle Attività produttive Tiziana Maiolo. Inizialmente il progetto prevedeva che circa 90 commercianti avessero a disposizione una trentina di bancarelle dove esporre e vendere i propri prodotti. Un’occasione che in tanti avrebbero visto come una manna dal cielo. E invece a Milano capita il contrario: i commercianti disertano Brera che viene rioccupata dai venditori ambulanti (spesso abusivi), che normalmente riempiono le piccole vie del rinomato quartiere. Adesso il Comune, in ultima istanza, si rivolge agli artisti, dicendo che verranno portati anche “mimi, cantanti, giocolieri, e gli studenti dell’Accademia di Brera che potranno esporre le loro opere”. Ma come? Il quartiere che ospita una delle più rinomate Accedemie d’arte d’Italia, solo a fronte di una diserzione dei commercianti si ricorda che potrebbe fare di questo quartiere una zona fatta per l’arte e dagli artisti (o aspiranti tali), questa volta sì veramente come una “Piccola Parigi”…? Forse il problema nasce dal fatto che l’iniziativa nasce “contro” e non “per”. “Contro” gli abusivi, si cerca una soluzione. E non “per” il quartiere…ma forse queste sono solo divagazioni…Stiamo a vedere, stiamo a vedere che succederà nel salotto “artistoide” di Milano…
via | l’Espresso(Milano). La foto si intitola “Brera Lanes” ed è di Nerot