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"Milano è un'arma": intervista con Francesco Gallone - seconda parte -

pubblicato da Gabriele Ferraresi

Francesco Gallone ha scritto un libro, “Milano è un’arma” che è un pò una via di mezzo tra La Sacra Bibbia, la Commedia dantesca, e Il Pasto Nudo di Burroughs, il tutto pubblicato per i tipi di Eclissi Editore. Ok, forse in mezzo c’è anche un pizzico di Tondelli e una spruzzata di Bruce Sterling. Dimenticavo: i meccanismi narrativi spaccano a metà Borges, senza esagerare.

Per ora il libro ha ottenuto parecchi consensi; questa non-recensione e non-intervista potrebbero benissimo stroncare un nascente astro della letteratura? Forse. Ma intanto è utile sapere che la vicenda si snoda in una Milano che chiunque possa dire di avere vissuto almeno mezza giornata nella propria esistenza riconoscerà benissimo.

Centri sociali, marueghi, squatter, e tutta l’umanità assortita che popola la metropoli da Lambrate a Niguarda passando per Baggio, Comasina, e un pò dove vi pare. Ecco la seconda parte del’intervista, buona lettura.

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"Milano è un'arma": intervista con Francesco Gallone

pubblicato da Gabriele Ferraresi

Intervista è una parola grossa, anche perchè ce la trasciniamo dietro da giorni senza mai arrivare al dunque. Andiamo con ordine però: Francesco Gallone scrive un libro, ambientato per questa città. Si intitola “Milano è un’arma” e fin qui ci siamo. Il libro funziona: la trama che potremmo metterla a metà strada tra “Underworld” di De Lillo, “Lunar Park” di Ellis e che so, “I milanesi ammazzano al sabato” - che non è solo il prossimo album degli Afterhours ma anche un bel romanzo di Scerbanenco - il che non è mica poco. In realtà non c’entra assolutamente nulla con i libri sopramenzionati:

Cosa succede quando brucia un Centro Sociale Autogestito? Chi ne gioisce, chi ne beneficia, chi si sente ferito? E chi se ne accorge? È a questo punto che, affrontando contingenti naziskin, ultras, maruja, chinatown, cinghios, albatros, rumeni, ninja, pulotti, caramba, squatter, punkabbestia, rastoni, avvocati, spettri, imprenditori, kebab, ciclisti, fino a trovarsi nella “grande battaglia di Milano”, Cristiano Camporosso entra in gioco. Poliziotto raccomandato, interista, non laureato, perdente per scelta o per destino, la burocrazia gli affida il caso contando sul fatto che non lo risolverà. Ma Cristiano decide di portare a compimento qualcosa, per una volta nella vita.

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