
In attesa di essere salvato dal decreto che Berlusconi ipotizza per mettere fine al pasticcio liste, Roberto Formigoni venerdì ha aggiornato la sua agenda elettorale inserendo fra gli appuntamenti del week end la camera di consiglio straordinaria che si riunisce sabato al Tar per decidere della sorte del suo listino. Lunedì invece appuntamento con i giudici della Corte d’Appello che sorteggeranno l’ordine delle liste sulla scheda elettorale, con due giorni di ritardo a fronte del caos che regna sovrano in Lombardia.
La Procura, cui si erano rivolti i Radicali per denunciare comportamenti illegali nella raccolta firme da parte di Formigoni, da parte sua ci metterebbe subito una pietra sopra. I pm infatti chiedono l’archiviazione: ci sono omissioni, questo sì, ma nessun falso ideologico. Insomma, chi ha raccolto le firme per Formigoni non aveva cattive intenzioni, solo non ci sapeva fare.
Intanto gli uomini del Celeste hanno ricontato una per una le firme delle altre liste e come ci si attendeva Formigoni è passato al contrattacco: “Abbiamo la dimostrazione che c’è stata una macchinazione a più soggetti per escludere in maniera fraudolenta il centrodestra dalla competizione lombarda – si è sfogato sull’amico Giornale - Lo abbiamo dimostrato in maniera inoppugnabile: hanno più volte violato la legge ai nostri danni”.
Le elezioni regionali lombarde sono nel caos più completo. Fra oggi e domani infatti il Tar potrebbe rimettere in corsa Roberto Formigoni, bocciato di nuovo ieri dall’ufficio centrale della Corte d’Appello. Si tratterebbe però di una sospensiva in attesa del giudizio di merito. Che a sua volta sarebbe ancora impugnabile davanti al Consiglio di Stato, da Formigoni o dalle altre liste. Il Celeste però non perde la sicurezza, anche se la base del Pdl comincia a mugugnare. Con tanto di gruppo su Facebook che invoca le primarie per avere un nuovo corrdinatore.
Mentre in mattinata gli uomini di Formigoni si sono piazzati in Corte’Appello per chiedere il riconteggio, una a una, delle firme di tutte le liste, il ricorso al Tar, che sarà presentato entro domani, è stato preparato per chiedere, come prima cosa, di annullare tutto perché il l’esposto dei Radicali - da cui è nato il controllo sulle firme a sostegno del listino del Presidente - non sarebbe stato ricevibile. Esattamente, non si discute più sulla validità delle firme ma su quella della protesta che ha portato al loro riconteggio.
Intanto, si contanto le firme e la discussione si anima. Il vicecoordinatore regionale del Pdl Massimo Corsaro, che verifica una a una anche le firme due volte bocciate dalla Corte, protesta: “Ci hanno rifiutato una firma perché nel luogo c’era scritto Venegono e non Venegono Inferiore”. Nel mentre, l’ex candidato dei Radicali Cappato è di nuovo in Procura per integrare il suo esposto. Intanto, dopo un fax di protesta spedito al Quirinale ieri sera dalla sede del Pdl in viale Monza, i dirigenti del partito stanno pensando seriamente a portare in piazza i propri elettori per protestare.

Savino Pezzotta dell’UDC è fresco di nomina, è stato ufficializzato candidato presidente alla Regione Lombardia appena una settimana fa. Forse per questo sui muri e i tabelloni pubblicitari di Milano sono ancora in due a fronteggiarsi, Formigoni da una parte e Penati dall’altra. Uno fa due conti e si accorge che le elezioni regionali non sono poi così lontane, si voterà il 28 e 29 marzo. Una campagna elettorale nata in sordina? Così pare. Spariti i manifesti con il “cambio” nei quali il PD invitava a scegliere Penati (apparsi ancora due mesi fa se non sbaglio) sembra che i nostri politici si siano dati a una strana morigeratezza.
Se quest’ultimo dopo la batosta delle provinciali ha deciso di farsi ritrarre bello grande – ma con le gambe tagliate… – propugnando al solito l’idea di alternativa alla destra, Formigoni dal canto suo ci tiene a far sapere di essere uno di noi, il volto composto da un mosaico di un centinaio di fototessere, idea non nuova ma efficace. L’UDC nell’attesa rimane nel mezzo coniando il curioso slogan l’estremo centro unito alla retorica della bandiera nazionale ricucita. Altre forze in campo non se ne vedono. Tra questi manifesti quale vi convince di più? Ditecelo nei commenti, il sondaggio dura ventiquattro ore.
Eccolo il Super governatore della Lombardia che promuove l’uso della bicicletta, dando il buon esempio. Emula il sindaco di Londra, Brown, che al lavoro ci va usando la Tube, la metropolitana londinese. Formigoni invece ammette, candidamente, che usa la bici “quando può” e che “andare in giro con simili fantastici piccoli mostri e assolutamente divertente”. Ci crediamo? Il fatto che questo video “promozionale” sia stato girato dietro le vie del “Formigone” non è casuale. E’ più che altro comodo. Detto poi da uno che in un altro video ha declamato la sua viscerale passione per le auto fa riflettere, anzi fa ridere.

La Linea Rossa a Bettola, La M1 arriverà a Cinisello nel 2014, e Monza? La linea della metropolitana già esistente verrà prolungata di 1,8 chilometri da Sesto FS, l’attuale capolinea, grazie a un investimento di 120 milioni di euro.
Ecco, questa è la notizia di oggi leggendo a freddo gli articoli di giornale su internet e i lanci delle agenzie di stampa. Monza prima o poi avrà una fermata vera, non ai margini del territorio comunale, ma non a breve.
Il Corriere tra l’altro prende una cartina non del tutto adatta all’annuncio di oggi dall’ottimo sito sottomilano.it. Non è infatti previsto nessun prolungamento della M5 fino a Bettola per adesso anche se è stato realizzato uno studio di fattibilità.
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L’arte proiettata sul grattacielo Pirelli, le immagini dei dipinti giganteschi. Da alcune sere si fanno le prove generali dello spettacolo che da domani fino all’Immacolata terrà compagnia ai milanesi e ai turisti di passaggio sotto il Pirellone: una ventina di quadri saranno riprodotti, grazie a un proiettore, sull’intera superficie della facciata del palazzo. L’effetto è suggestivo – sarà per le finestre del Pirelli ma sembrano più le decorazioni delle vetrate di una chiesa che dipinti – peccato per l’inquinamento luminoso di una pubblicità vicina che disturba la visione.
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Città della Salute: costituito il consorzio, a capo Luigi Roth, ex-presidente di Fondazione Fiera Milano. Il consorzio, costituito dai tre istituti sanitari interessati dal progetto, si occuperà della gestione della costruzione della Città della Salute da qui al 2014. A inizio settembre sembrava in bilico il nuovo polo ospedaliero che sorgerà a nord di Milano. La Regione Lombardia ha invece annunciato lunedì che la Città della Salute si farà, i 520 milioni di euro necessari sono stati trovati scrive il Giornale.
Formigoni stesso ai microfoni di c6tv spiega il progetto: 1400 posti letto e in più anche residenze costruite all’interno del complesso per ospitare i parenti dei degenti, oltre che i medici e i ricercatori. Il nuovo polo infatti riunirà il Besta e l’Istituto Tumori con l’ospedale Sacco ampliandolo in un’area limitrofa all’autostrada, al confine con il comune di Novate Milanese. 20 milioni di euro saranno stanziati appositamente per arrangiare la viabilità intorno alla Città della Salute. 02blog seguirà il progetto nelle sue diverse fasi d’attuazione.
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Se ci siete stati avrete constatato la pulizia e il rigore formale con il quale è stata organizzata questa due giorni. Quattro minuti a intervento, voci amiche, qualche voce fuori dal coro (il presidente di Fiera Milano che ha ribadito l’importanza strategica di Malpensa) e un teatro gremito di addetti ai lavori e cittadini curiosi.
Tantissimi i contributi (che potete rivedere qui) e moltissime idee che verranno poste al vaglio del Comitato. La seconda giornata degli Stati Generali si è chiusa con la telefonata finale di Berlusconi. Il presidente del Consiglio ribadisce la prima cosa da fare: “ripulire Milano dalla sporcizia”.
Ma Letizia, con un intervento successivo, difende la pulizia delle strade della sua città. Il sindaco rilancia indicando quello è il vero problema per il decoro di Milano: i graffiti. “Le recenti indagini Amsa danno una soddisfazione dei cittadini rispetto alla pulizia delle strade - ha detto il sindaco - è quindi un problema di graffiti”.

Se siete dei milanesi doc, conoscete sicuramente la storia della Madonnina: per lungo tempo la tradizione (e per un certo periodo anche la legge), hanno impedito che un edificio milanese potesse superare i 108,5 metri d’altezza, quota a cui si trova la statua della vergine posta alla sommita della guglia maggiore del Duomo.
Poi, nel 1960, è arrivato il Pirellone (127m), e per aggirare la norma si è deciso di installare alla sua sommità una più piccola copia in oro della Madonnina, che in questo modo è rimasta a “vegliare sulla città”. Ora il nuovo grattacielo della Regione di Pei Cobb Freed & Partners si appresta a superare anche l’altezza del suo predecessore, e in una cerimonia prevista per venerdì, secondo quanto dichiarato da Formigoni:
“sara’ deposta una pietra ricordo con incisa l’altezza di 127,40 e sopra verra’ posta una Madonnina, gia’ presente sopra al Pirelli per volonta’ del Cardinale Mantini e dell’ingegner Pirelli, che accompagnera’ le maestanze stando sempre nel punto più alto”
Ma voi cosa ne pensate di questa tradizione milanese, di questa strana forma di sincretismo che unisce cemento armato, skyscrapers e immacolata concezione?
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Quando si parla di crisi, sembra quasi che colpisca solo fabbriche di automobili e i classici Cipputi in tuta blu. La realtà è però ben diversa e anche esponenti dei settori italiani più innovativi sembrano cadere, uno dopo l’altro, sotto i colpi della recessione.
E’ il caso di Nerviano Medical Sciences: il più grande centro di ricerca farmaceutica in Italia e uno dei maggiori in Europa ad essere specializzato nella lotta contro i tumori. Se non cambia nulla, chiuderà ad aprile, come è stato annunciato stamattina da Radio Popolare.
Una brutta notizia per tutto il paese, ma in particolare per la metropoli milanese, che perde un’eccellenza situata nel suo territorio. Se ne avrà a male in particolare il Governatore Formigoni, che si era già speso tempo fa per far sì che il centro di ricerca non fallisse, facendolo acquisire dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. Ora anche questa soluzione sembra aver mostrato la corda, e pare che per la ricerca farmaceutica italiana sia davvero scoccata l’ora del declino.