
Nonostante il fastidioso nevischio, c’erano migliaia di persone (tra appassionati d’arte e semplici curiosi) in coda fin dal primo pomeriggio in Piazza Duomo per l’apertura del Museo del Novecento all’interno dell’Arengario.
Dimenticato l’infinito cantiere e il contestato maxi-schermo a led che dominava telecraticamente sulla Piazza, alle 16 il nuovo museo ha finalmente aperto i battenti e all’ingresso come due amabili padroni di casa c’erano il sindaco Letizia Moratti e l’assessore Finazzer Flory che stringevano mani a tutti elargendo sorrisi a trentadue denti (è ufficiale, la stagione di caccia al voto elettorale è aperta. Fuori le doppiette!).
Potevamo mancare a un appuntamento del genere? Assolutamente no, e quindi ecco un bella carrellata di scorci per farsi una prima idea di come è stato allestito il Museo. Grande risalto alla grane tela di Pellizza da Volpedo, Il quarto stato e tante le opere di pregio che sono esposte al pubblico. Unico suggerimento, non abbiate fretta! Il museo rimarrà aperto gratuitamente al pubblico fino a febbraio 2011, inutile accalcarsi nei primi giorni, meglio goderselo con calma quando il resto della gente sarà a fare le ultime spese per Natale (o, ancora meglio, a digerire il panettone, nel post-feste).
Foto | Carlo Prevosti
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Prosegue il viaggio alla scoperta delle culture lontane che Milano sta realizzando grazie alle mostre allestiute a Palazzo Reale, dopo la scoperta di Cina e Giappone questa volta è il mondo dell’Islam a diventare protagonista della mostra Arte della civiltà islamica, che attraverso un percorso cronologico ripercorre i passi della storia dell’oriente attraverso 350 reperti di grande valore artistico provenienti dalla sterminata collezione della Sheika Hussah Sabah al-Salem al-Sabah, che nel corso degli anni ha raccolto oltre 30 mila oggetti di ogni tempo che rappresentano una vera enciclopedia dell’arte islamica.
Il percorso della mostra, allestito in modo molto scenografico e suggestivo, è affascinante e ci avvicina a una cultura dove l’arte è basata sul rigore geometrico e calligrafico, lontanissima dalla nostra tradizione profondamente iconografica. La mostra è stata presentata oggi con tutti gli onori dal Sindaco Letizia Moratti e dall’Assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory e di molte autorità provenineti dal Kuwait. Si completa così un percorso che era iniziato con l’interessante mostra dedicata al rapporto tra Dante e l’Islam. Per qualche minuto è sembrato che Milano fosse una città realmente aperta alle culture altre, tra parole di lusinghe reciproche da parte di ospiti e ospitanti. L’occasione è davvero eccezionale, sicuramente la più importante esposizione di questo genere che sia mai stata realizzata in Italia.
Dopo le presentazioni di rito è però il momento delle domande di rito e cala un gelo pungente quando una voce dal pubblico chiede al Sindaco spiegazioni rispetto alla mancanza di luoghi di culto per i musulmani a Milano, situazione aggravata dall’approvazione di recenti regolamenti che si trasfomano in divieti perentori. La risposta viene abilmente evitata, sostenendo che non è quello il luogo per questioni politiche, ma la frittata è fatta…
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Doveva stare davvero male il Sindaco Letizia Moratti per dare forfait alla consegna della targa che il Comune di Milano ha dedicato a Tom Ford, con la motivazione ufficiale di aver “unito nella sua ricerca estetica il cinema, la moda e il design in un’unica arte.
La targa è stata quindi consegnata nelle mani del ex-stilista e neo-regista dall’assessore Massimiliano Finazzer Flory, sempre a suo agio anche davanti ai grandi nomi della moda. Ford, per dirla tutta, è a Milano (città in cui ha vissuto a lungo) per la promozione e il lancio del suo film d’esordio, A single man, che uscirà nelle sale cinematografiche a partire da questo weekend.
Milano vuole essere una città capace di far incontrare linguaggi differenti, ma accomunati da una forte ricerca sull’immagine, come appunto sono il design, la moda e il cinema e quindi il riconoscimento a Tom Ford è un atto dovuto a un personaggio internazionale che ha contribuito a fare grande anche la nostra città. Questo il succo delle parole dell’assessore Finazzer Flory prima della consegna del riconoscimento a un Tom Ford, impeccabile nell’aspetto e nei modi.
Tom Ford a Milano




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Nel titolo si esagera, non è una capitolazione, quanto piuttosto una mano tesa ai writer, una piccola breccia nel muro che era stato creato in seguito ad una vera e propria guerra. Non è un caso che l’annuncio è avvenuto alla celebrazione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino. In mezzo a tanti modi diversi per “abbattere le barriere” il sindaco ha trovato spazio anche per i graffitari e la loro street art: per 5 giorni 11 writers di razza si sfideranno a colpi di bomboletta nella centralissima Via Mercanti. E i loro graffiti resteranno esposti fino al 22 novembre.
Già questa decisione è una sorpresa. Ma la vera notizia è che il ponte della Ghisolfa verrà ridipinto dalle bombolette dei writers, per dare un po’ di colore al cavalcavia più grigio e brutto della città. E’ il progetto che il Comune ha in mente per “fare pace” coi graffitari che fanno arte sul serio (e non sporcano i muri con tag senza senso) e per riqualificare porte d’ingresso della città, come ponti e cavalcavia.
Si comincia dunque con quello della Ghisolfa, il cavalcavia Monteceneri, come spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: “stiamo lavorando a una mappatura di 5-10 luoghi che riteniamo brutti affidandoli ad artisti di strada potremmo realizzare una via d’ingresso alla città più bella e colorata. Siamo pronti a pagare gli artisti, cercheremo uno sponsor, a partire dall’Amsa”. Insomma un progetto “didattico, etico ed estetico”. Milano finalmente a misura di writer.
Foto by Imageshack

Dell’Archivio Moroni ne abbiamo parlato in maniera esaustiva. Dalle inchieste operaie alle riviste degli anni ‘80, dal post-fordismo fino alla diffusione delle controculture: questo in spicci il contenuto dell’enorme archivio che Moroni ha voluto nella libreria Calusca all’interno del Cox 18. Su Undo leggo una bella intervista di Antonella Miggiano a Tiziana Villani, direttrice di Millepiani, rivista di Ecosofia, Estetica e Politica, nata all’interno del centro, nonché amica storica di Primo.

L’archivio Moroni “è un patrimonio storico della città, lavoreremo per tenerlo in vita”. Lo ha detto ieri il sindaco Moratti. Sono migliaia di volumi, volantini e documenti sulla storia dei movimenti operai, giovanili e studenteschi sequestrati dalla libreria Calusca del Cox 18. Ieri l’assessore Massimiliano Finazzer Flory ha detto di voler collocare i libri in spazi comunali e di voler aprire un contatto coi rappresentanti del Cox 18, o con i familiari di Moroni, non si capisce bene (dopo le dichiarazioni dei rappresentanti di AN). Il fatto che la figlia di Moroni, Maysa, abbia firmato una lettera aperta al Sindaco con Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi e Bebo Storti, la lega indissolubilmente al Centro sociale.
Ma cos’è davvero l’archivio Primo Moroni? Chi ha avuto la possibilità di consultarlo (come il sottoscritto) lo sa bene. E’ un pozzo infinito dal quale attingere per capire i movimenti di lotta e controcultura che si sono succeduti dagli anni ‘70 ad oggi: femminismo, movimenti operai, resistenza, anarchismo, critica della scienza e antiproibizionismo.

Se sia una provocazione oppure una cosa seria sarà il tempo a dircelo, ma la proposta di Esterni è tutt’altro che fuori luogo. Nasce un “contro comitato” per la cultura: 13 saggi giovanotti, tutti con meno di quarant’anni. Questo in risposta al comitato di 30 saggi, la cui età media è sicuramente più alta, costituito da Massimiliano Finazzer Flory con l’obiettivo di dare una svolta alla politica culturale della città.
Questo perchè, motiva l’Associazione, “non è solo a Milano che le giovani generazioni faticano a mettersi insieme e a trovare spazi. Il problema accomuna tutte le grandi città italiane e in generale il sistema culturale del nostro paese”. La proposta di Esterni nasce come una provocazione, ma intende arrivare alla formulazione di proposte concrete per quella che l’Assessore ha definito “liberazione della cultura”. Saranno inizialmente 100 idee da affiancare al libro bianco del più paludato comitato di saggi.
Per i 13 pischelli - e i molti altri che si aggiungeranno - sarà innanzitutto un’occasione di incontro interdisciplinare, punto di partenza per ripensare insieme la città. Sono musicisti, critici, organizzatori, sportivi, grafici, registi, pubblicitari, creativi, fotografi, cuochi, disegnatori, architetti, scrittori, imprenditori, intellettuali…un gruppo in continua evoluzione.
La prima riunione sarà il 27 gennaio (ore 18.30) presso la Palazzina di via Paladini (nella foto). All’incontro, aperto al pubblico, sono stati invitati anche l’Assessore e i suoi 30 saggi.

Che fine ha fatto Massimiliano Finazzer Flory, il nuovo Assessore alla Cultura di Milano, colui che, dopo mesi di interim morattiano, ha sostituito il vulcanico Vittorio Sgarbi, ormai sindaco di Salemi? La sua nomina infatti risale ormai ad un paio di mesi fa.
Ad essa erano seguite, immancabili, le polemiche: alcune dovute allo stesso Sgarbi, altre scatenate dai Catoni Censori della maggioranza a Palazzo Marino, che non si erano fatti problemi a censurare le primissime dichiarazioni del nuovo assessore. Poi, il silenzio…
Mi stavo arrovellando su queste questioni fondamentali per il destino della nostra città e del paese intero, quando, all’improvviso, mi sono imbattuto nella risposta al mio tormento, nascosta tra le pagine di una rivista dalla carta patinata: il buon Massimiliano fa il modello per una pubblicità di maglioni di cashmere, ambientata su una desolata spiaggia invernale!
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Il neo assessore alla cultura della città di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, non ha fatto a tempo a definire il centro sociale Leoncavallo come “un pezzo di storia della città” proponendo una riflessione su quello che a tutti gli effetti è un “fatto storico” per la cittadinanza, quale sia il colore politico di appartenenza.
Il centro sociale, più volte sull’orlo della chiusura definitiva, potrebbe quindi avere uno spiraglio per ufficializzare un progetto culturale, ovviamente accettando alcune condizioni imposte dal Comune. Il riconoscimento deve infatti essere reciproco. Le reazioni di An e Lega sono ovviamente sdegnate.
Finazzer ha inoltre rilanciato la proposta della commissione dei “saggi” che serviranno per rilanciare la cultura in città superando «i due peccati capitali della cultura milanese: il narcisismo dei protagonisti e la necrofilia. Secondo l’assessore troppi eventi sono stati finora dedicati a morti e commemorazioni, c’è bisogno di che la città celebri temi vivi, di attualità». Speriamo che le parole si trasformino in fatti!
Massimiliano Finazzer Flory è il nuovo assessore alla Cultura del Comune di Milano, dopo il “licenziamento” di Vittorio Sgarbi e il lungo interim di Letizia Moratti. Finazzer chi? si chiederà qualcuno che magari non ha mai sentito nominare questo intellettuale, vicino alla chiesa cattolica e al Corriere della Sera, da anni animatore delle presentazioni letterarie alla Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele.
Alto, elegante, capelli grigi e occhi azzurri, non è difficile indovinare la sua origine triestina. Da meno di dieci anni a Milano, Flory si è imposto come curatore di rassegne, saggista, autore di teatro, nonché spesso interprete in prima persona dei propri testi. Come nel video che pubblichiamo.