In questi giorni l’argomento più “caldo” a Palazzo Marino sembra essere l’Ecopass, il famigerato ticket per l’ingresso in città con le auto. Nella giornata di venerdì, in una riunione fiume della Giunta, gli assessori hanno ragionato diffusamente di come rivedere le regole di una delle norme cittadine più discusse (introdotta dalla Moratti nel 2008).
Dal primo gennaio entrerà in vigore una nuova versione dell’Ecopass. Tra gli scenari riportati dai giornali - oltre al ticket a 5 euro per tutti - c’è anche la novità di uno “sconto” per i commercianti. Con una riduzione sui costi fino al 50 per cento per i furgoni di servizio.
La notizia arriva dopo la nascita della fronda “anti-Ecopass” capeggiata dall’Unione del Commercio nata il sei settembre con un’assemblea in Porta Venezia. In quell’occasione, i commercianti avevano minacciato “scioperi, manifestazioni e raccolte di firme”. Al centro della loro protesta, l’idea di un pedaggio unico a 5 euro, “addirittura peggiore del pedaggio differenziato sulle emissioni inquinanti”.
Una mossa che, forse, gli ambientalisti non prenderanno molto bene. Anche alla luce delle ultime indagini sulla qualità dell’aria in città.
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L’idea della giunta Pisapia di privatizzare Milanosport, la società controllata al 100% dal Comune che gestisce 27 impianti sportivi in città, sembra diventare di giorno in giorno sempre più concreta. All’inizio furono indiscrezioni uscite sui giornali, dove voci vicine alla giunta definivano la società un “carrozzone” e ne auspicavano lo smantellamento. Poi il braccio di ferro - sempre più duro - tra l’assessore allo sport Chiara Bisconti e i vertici dell’azienda. Nel momento delle iscrizioni per bambini e ragazzi (primo settembre), le code e il caos agli sportelli furono all’origine di un botta e risposta piccato tra Palazzo Marino e Milanosport.
Ieri l’annuncio delle dimissioni da parte del presidente Mirko Paletti. Dimissioni accettate e anche di buon grado. Il nodo formale dello scontro si è giocato tutto sul ruolo della controllata. Da una parte la giunta Pisapia, che ritiene Milanosport un baraccone con perdite intorno agli 8 milioni di euro all’anno e considerata una spesa non sostenibili, di questi tempi di tagli, aumenti dei biglietti e buchi di bilancio. Dall’altra Paletti che rivendica come i conti in rosso della società non siano il segnale di una perdita ma di una spesa sociale, impiegata per promuovere lo sport, prima missione della società (da statuto).
La parola fine sul mandato di Paletti apre quindi una nuova fase per la società. Su due strade sembra indeciso il Comune: lo smantellamento di Milanosport e il passaggio in gestione degli impianti ai privati o la privatizzazione. Non si può non osservare che, in entrambi i casi ci sarebbe comunque un primo effetto: l’aumento delle tariffe che smetterebbero di essere sociali (4 euro per le piscine è tra i prezzi più bassi d’Italia) e diventerebbero di mercato.
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Un segnale incoraggiante dal fronte dei cantieri infiniti che caratterizzano molti angoli, anche fra i più caratteristici di Milano. Il celebre disco di Arnaldo Pomodoro, che per molto tempo ha fatto bella mostra di se davanti alla sede del Piccolo Teatro, è tornata alla sua collocazione originaria in Piazza Meda. Presto, si spera, che la piazza sarà finalmente riconsegnata ai cittadini milanesi.
Non si contano più, infatti, i mesi che sono stati necessari per realizzare il parcheggio interrato di Piazza Meda, sconvolgendo la viabilità di un punto nevralgico del centro cittadino posto tra il quadrilatero della moda, Palazzo Marino e il Teatro della Scala.
Presto lo spazio di Largo Greppi lasciato vuoto dopo il trasloco sarà colmato dalla Torre a Spirale, una nuova opera di Pomodoro, concessa in comodato gratuito al al Comune di Milano.
Disco di Pomodoro in Piazza Meda
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L’Espresso, sull’ultimo numero, prende le distanze dalla vocazione antiberlusconiana e in un articolo sottolinea tutte le mancanze avute da Pierfrancesco Majorino, consigliere comunale di Milano in quota Pd, negli ultimi giorni.
Secondo quanto sostenuto dal settimanale l’esponente politico, pur avendo ragione sui tagli che la Giunta Moratti ha fatto sulle finanze locali, pur di non fare un’opposizione documentata durante una seduta per il bilancio ha letto alcuni brani tratti da Gomorra.
Anche sull’organizzazione dell’Expo 2015, sempre secondo quanto pubblicato dall’Espresso, Pierfrancesco Majorino avrebbe avuto una debacle. Un giorno prima della consegna del dossier riguardante la gestione degli spazi al Bie (Bureau International des expositions) di Parigi avrebbe sostenuto che sulla redazione di tale documento Milano fosse in ritardo.
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Entro il mese di dicembre verranno messi all’asta 67 stabili distribuiti nell’area di Milano: cascina Torchiera, circolo Giordano Bruno, Arci Bellezza, Cox18, F.A.I. - Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e molte altre realtà dell’associazionismo cresciute fuori da logiche di mercato. Realtà diverse, per intenti e modalità, ma accomunate tutte da un unico destino: lo sfratto. Sul sito del Torchiera, storico centro sociale in zona cimitero Maggiore, si esprime disappunto e preoccupazione (oggi un presidio a Palazzo Marino dalle 17).
La svendita degli immobili pubblici rappresenta un rapido modo per “far cassa” a sostegno delle politiche speculative e la rinuncia al confronto con il patrimonio culturale delle esperienze sociali e di autogestione che vivono negli immobili messi in vendita. Chiediamo che i progetti che riguardano la collettività vengano condivisi e non calati dall’alto. Nella Cascina Autogesttita Torchiera continueremo a sperimentare pratiche di sostenibilità sociale, economica ed ambientale basate sull’autogestione. Non siamo uno spazio in disuso siamo una realtà viva di sperimentazione e di espressione, siamo una fabbrica di sogni che da 17 anni agisce all’interno della cascina
Sul sito del Comune di Milano la vendita del patrimonio immobiliare si chiama “Piano di Valorizzazione“, che, garantiscono, non andrà a toccare gli immobili di edilizia economica popolare. Il portafoglio degli immobili, si legge, è costituito da 76 lotti ed è composto per circa il 30% da immobili residenziali occupati; per circa il 20% da immobili residenziali liberi; per circa il 35% da immobili ad uso diverso (commerciali, magazzini, uffici) e per la quota restante da box e autorimesse.

Tutti in coda: a Palazzo Marino arriva il San Giovanni Battista di Leonardo. L’unica volta che l’ho visto era al Louvre il San Giovanni; è conservato di solito a Parigi questo quadro del genio di Vinci, probabilmente l’ultimo che il pittore dipinse. L’olio rimase al re di Francia, di cui Leonardo era ospite, quando morì nel 1519. A differenza della Gioconda nessuno ha mai pensato di rubarlo per riportarcelo e anzi risale al 1939 la sola altra trasferta italiana, anche allora a Milano.
Da oggi al 27 dicembre tutti in coda fuori da Palazzo Marino, un’altra occasione unica per ammirare un capolavoro della storia dell’arte. L’anno scorso l’esposizione della Conversione di Saulo fu un vero successo di pubblico e una gioia per gli occhi, questa non sarà da meno. La statua di Leonardo darà le spalle al suo dipinto ma forse i visitatori saranno talmente tanti che persino lui riuscirà a vederli. L’ingresso è gratuito.
Orari di apertura al pubblico:
tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 19.30
giovedì e sabato dalle ore 11.00 alle 22.30
24 dicembre chiusura alle ore 18.00
(l’ultimo ingresso è mezzora prima della chiusura)
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Edoardo Croci, l’Assessore alla Mobilità milanese, non è in una bella situazione: oppure bellissima, nel caso avesse voluto sloggiare da Palazzo Marino. La sua poltrona traballa non poco, e stamattina si leggono anche i primi nomi di chi potrebbe sostituirlo - sempre nel caso salti - ovvero Maurizio Cadeo, Bruno Simini, Giulio Gallera, e Giampaolo Landi di Chiavenna.
In caso non venga sostituito, perderebbe comunque le deleghe per Trasporti e Mobilità, gli resterebbe solo Ambiente. Come mai Croci rischia di non mangiare il panettone? E’ presto detto: una sola parola basta, ecopass, il provvedimento macina-euro, venduto come anti-inquinamento, porta il suo nome sopra.
O meglio: lui sarà il capro espiatorio spedito nel deserto ad usum elettorale - ai milanesi, l’ecopass non è mai piaciuto granché, e negli ultimi tempi, con il blocco diesel euro 2, è esploso l’odio - per una congestion charge, che non è mai stata tale, almeno per come ci è stata pubblicizzata dal Comune. Manina dietro a tutto questo? Sembra quella di Ignazio La Russa, almeno secondo il Corriere.
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Pare che ci sia qualche problema per i fondi della Linea 4 della Metropolitana Milanese: il Cipe infatti continua a non sbloccare i finanziamenti, che invece sembrano essere a posto per la Linea 5 e la Linea 6. Il problema più concreto, riguardo a questi ritardi, è che per l’Expo 2015 - mancano cinque anni, ormai - non ce la si farà mai a completare le opere.
Con 14,5 km di gallerie di scavare, i tempi sembrano ridotti, per non ridurre il centro di Milano ad un cantiere colabrodo davanti al pianeta: quindi una delle soluzioni prospettate anche da Palazzo Marino è quella di modificare il percorso, riducendolo, e portandolo semplicemente da Linate a piazzale Dateo. E poi, dopo l’esposizione, terminare.
Il progetto iniziale, prevedeva che la Linea 4 partisse dall’aeroporto di Linate per arrivare fino alla Stazione Trenitalia di San Cristoforo: nel mezzo una serie di fermate centralissime, come il Policlinico - via Sforza - via De Amicis, p.za Vetra. In sintesi: se non arrivano i soldi, a breve si sceglierà di incasinare solo l’area più lontana dal centro.
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Tra le mille cose che non mi spiego della città di Milano c’è un oggetto del mistero che mi pare al limite del paradosso. Potremmo definirlo “l’acquario di Largo Cairoli”, un cubo di vetro e acciaio che da molto tempo giace abbandonato da tutti all’angolo con Via Cusani. Realizzato di recente e subito abbandonato per evidenti problemi legati alla “sovraesposizione” di chi avrebbe dovuto lavorare al suo interno (almeno questa è la spiegazione che mi sono dato), questo elemento di arredo urbano passa spesso inosservato, ma è testimone dell’ennesimo spreco.
Scavando nella memoria credo di ricordare che una volta si potessero acquistare i biglietti di teatri e di concerti al suo interno, ma da mesi la situazione è di totale abbandono. Di tanto in tanto qualche atto vandalico viene rattoppato da invisibili manutentori, ma il degrado è evidente. Ogni volta che passo da quelle parti mi chiedo cosa si possa fare con uno “spazio” di questo genere. Ma non trovo risposta, eppure così in disarmo proprio non mi piace…
Giro a voi la domanda, quasi una provocazione. Cosa si potrebbe fare con l’acquario di Largo Cairoli? Scriveteci le vostre idee nei commenti, chissà mai che qualcuno a Palazzo possa cogliere lo spunto buono…

Quando ho letto la notizia non ci potevo credere. Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostre spese che l’Italia è un paese che va avanti con spionaggi e ricatti, però ogni volta ti sorprendi come fosse la prima. In seguito ad una bonifica effettuata negli uffici dei dirigenti di Palazzo Marino è stata rinvenuta una cimice nell’ufficio del direttore generale Giuseppe Sala, fidatissimo braccio destro del sindaco Letizia Moratti.
Il microfono è stato sigillato e consegnato in procura, dove cercheranno di risalire a chi lo ha piazzato. A Palazzo Marino tutti restano sbigottiti, maggioranza e opposizione. Così sul Corriere.it Basiglio Rizzo della Lista Fo:
«L’ufficio di Sala è un crocevia im portante di tanti temi delicati venuti alla ribalta negli ultimi mesi. Perché non supporre il possibile intervento dei poteri finanziari internazionali toccati dalla vicenda dei derivati? O una sorta di spionaggio industriale operato da chi ha interessi a controllare le società del Comune? O, ancora, il complicato intreccio di affari e politica svelato dalla vicenda Ligresti appena venuta a galla»