Dalla statua dei caduti, un soldato che sull’attenti guarda via Padova con da via Don Orione alle spalle, fino all’oasi verde del parco Trotter ci sono più o meno 4 chilometri, una distanza che io, nato proprio di fianco a quel soldato di marmo e cresciuto tra i padiglioni del Trotter, ho percorso migliaia di volte, di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte, con ogni mezzo di trasporto, a piedi, in bicicletta, in macchina, con la 56.
Posso tranquillamente dire di averci vissuto alcune tra le più grandi emozioni della mia vita in quei 4 chilometri, ci sono cresciuto. Eppure ieri sera, quando con tantissime altre persone – a occhio direi tra le 2000 e le 3000 – ho percorso quegli stessi 4 chilometri, per la prima volta ho percepito un senso fantastico di pace e di leggerezza che mai mi era capitato di provare in via Padova, un senso di comunità, una bellissima emozione.
Sì perché ieri sera c’erano tutti: c’erano gli italiani, c’erano gli arabi, i sud americani, c’erano i cattolici, i mussulmani, gli atei, c’erano gli anziani, i lavoratori, c’erano i bambini, e tutti insieme formavano una folla che parlava cento lingue diverse, che vestiva in cento modi diversi, che aveva cento tonalità di colore diverse, ma che sorrideva nello stesso modo.