
A Milano non si beve poco. Questo è risaputo. D’altronde in quale altra città non si beve? A Londra, dove è sport nazionale? A Madrid, dove si organizzano (avano) i botteillon, importati anche da noi? In una città qualsiasi della Scandinavia? Persino le miti popolazioni della Grecia si trastullano a Uzo. A Milano c’è l’happy hour, marchio ormai assurto a simbolo. L’assessore Landi di Chiavenna ha affermato che a Milano si beve troppo, e si inizia troppo presto. Landi contro l’happy hour, così sembrerebbe.
Poi arriva la smentita: “nessuna crociata contro l’happy hour, un momento di aggregazione importante e significativo soprattutto in una città come Milano dai ritmi veloci e stressanti”. Così, dopo gli alcolici contraffatti, l’imperativo è qualità, del bere, ma anche del mangiare. Nasce così il ‘Patto di ferro‘ con gli esercenti del commercio per aiutare i giovani a bere in modo più responsabile.
In pratica si tratta di una campagna di sensibilizzazione sui danni provocati dall’abuso di alcol promossa da Comune e Unione del Commercio. In linea con l’accordo siglato ad agosto, è in corso la distribuzione dei cartelli da esporre presso i punti vendita e i locali milanesi aderenti all’Unione del Commercio con il messaggio “Non sei tu che abusi dell’alcol. E’ lui che abusa di te”.
In questi giorni si parla davvero tanto del divieto di vendere alcolici ai minorenni, del divieto di vendere bottiglie di vetro dopo una certa ora e anche dell’ordinanza della Moratti, emessa qualche mese fa, relativa al divieto di bere alcolici sulla pubblica via.
Alle varie iniziative istituzionali legate a locali e alcol se ne aggiunge un’altra dell’associazione Ala Milano Onlus, che attraverso il suo blog Primaepoi, cerca di diffondere tra i giovani l’idea del safe driver. Non solo, organizza punti d’incontro e test dell’alcol in giro per i locali milanesi, cercando di diffondere la cultura del bere moderatamente.

Il Botellon, il raduno all’aperto di giovani ed alcool, è diventato ormai un appuntamento fisso della stagione calda milanese. Questa volta i suoi organizzatori, che si nascondono tra le maglie della rete, mirano però più in alto della solita Piazza Leonardo, e hanno pianificato per domani sera un party nell’ombelico di Milano: Piazza Duomo.
Sulla pagina dell’evento su Facebook si scopre, oltre all’ironico sottotitolo “non siamo alcolisti anonimi ma UBRIACONI FAMOSI !!!”, che la festa è rivolta in primo luogo agli studenti Erasmus. E questa è forse già una spiegazione. Solo uno straniero ignaro del complesso rapporto che lega i milanesi a quella piazza potrebbe infatti avere un’idea così fuori dalle regole.
Stando ai commenti su post precedenti, sappiamo che il botellon spacca i nostri affezionati user a metà tra entusiasti della ritrovata vitalità notturna milanese e critici della decadenza della gioventù odierna: per rassicurare questi ultimi, va precisato che probabilmente l’evento si risolverà in un fallimento, come l’analogo raduno previsto per due settimane fa davanti al Politecnico. Solo 53 persone hanno confermato infatti finora la propria presenza su Facebook.
Infine, una domanda: considerata la - tipicamente milanese - carenza di mezzi pubblici durante la notte, come arriveranno i partecipanti in Piazza Duomo? In auto?
Foto: RossoGialloBianco, Flickr

Qualcuno di voi le ha viste? Sono le tabelle anti-sbronza, ovvero l’ennesimo deterrente per un consumo eccessivo e per educare i giovani e meno giovani ad un consumo consapevole. Le ho viste ieri per la prima volta. Erano appiccicate sulla cassa di un noto locale notturno milanese. Prima di pagare il mio negroni ho allungato lo sguardo, cercando di capire cosa sarebbe successo di me dopo la consumazione. Ebbene non ci ho capito gran che, troppo piccole le scritte, troppo confuse.
Da ieri, per legge, tutti i locali di Milano devono esporre in bella vista le tabelle. Superare la soglia di 0,5 grammi per litro è un gioco da ragazzi, specie se poi siete magri. Le tabelle aiutano a capire quando e come si rischia di superare il limite legale del tasso alcolemico per la guida. Gestori di locali, se ne siete sprovvisti potete cliccarla di seguito.
La notizia è passata senza fare troppo clamore. Da giovedì scorso è attivo il decreto legge che introduce il divieto per gli esercenti “dei locali che fanno intrattenimento” di vendere alcolici dopo le 2 di notte. A Milano discoteche e disco bar, a quanto appreso, si sono adeguate al nuovo divieto introdotto per fronteggiare il problema delle stragi del sabato sera.
Come accennato la legge vieta la somministrazione di alcolici solo ai “locali che fanno intrattenimento”. Orbene si intendono quindi discoteche, disco bar e live club, locali cioè che oltre alla somministrazione offrono alla clientela un generico “intrattenimento” musicale. Quanto ai pub e cocktail bar gli stessi hanno l’obbligo sulla carta di chiudere alle due, quindi il problema non si pone. Esonerati invece i Circoli Arci, loro continueranno a somministrare alcolici anche dopo la fatidica soglia.
Il Silb (l’associazione che rappresenta in Italia 4000 discoteche) è inviperito ma china la testa di fronte alla decisione e invita tutti ad adeguarsi. Intanto i gestori sono infuriati e puntano sul dito su quello che palesemente appare un’incongruenza: i ragazzi che hanno voglia di una birretta escono dal locale e vanno dal kebabbaro o dal baracchino più vicino e risolvono il problema dei “rifornimenti”. Così per esempio si lamenta Lorenzo proprietario del Ragoo di viale Monza, discobar frequentatissimo durante il fine settimana. Per lui non è un grosso problema visto che di norma già prima della legge smetteva di servire alcolici dopo le 2,30. Solo mezz’ora di danno materiale. Peggio per le discoteche che chiudono alle 4.
Il decreto legge prevede inoltre che ogni locale si fornisca - a sue spese - di etilometro. I locali si stanno attrezzando ma l’incubo dei giovani automobilisti di ritorno dalle bisbocce non è esattamente di facile reperimento. In secondo luogo la legge prevede che l’autorità affigga cartelli che informino sul danno che si corre bevendo eccessivamente. Nessuno li ha ancora visti. La solita legge all’italiana?