
Nel titolo si esagera, non è una capitolazione, quanto piuttosto una mano tesa ai writer, una piccola breccia nel muro che era stato creato in seguito ad una vera e propria guerra. Non è un caso che l’annuncio è avvenuto alla celebrazione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino. In mezzo a tanti modi diversi per “abbattere le barriere” il sindaco ha trovato spazio anche per i graffitari e la loro street art: per 5 giorni 11 writers di razza si sfideranno a colpi di bomboletta nella centralissima Via Mercanti. E i loro graffiti resteranno esposti fino al 22 novembre.
Già questa decisione è una sorpresa. Ma la vera notizia è che il ponte della Ghisolfa verrà ridipinto dalle bombolette dei writers, per dare un po’ di colore al cavalcavia più grigio e brutto della città. E’ il progetto che il Comune ha in mente per “fare pace” coi graffitari che fanno arte sul serio (e non sporcano i muri con tag senza senso) e per riqualificare porte d’ingresso della città, come ponti e cavalcavia.
Si comincia dunque con quello della Ghisolfa, il cavalcavia Monteceneri, come spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: “stiamo lavorando a una mappatura di 5-10 luoghi che riteniamo brutti affidandoli ad artisti di strada potremmo realizzare una via d’ingresso alla città più bella e colorata. Siamo pronti a pagare gli artisti, cercheremo uno sponsor, a partire dall’Amsa”. Insomma un progetto “didattico, etico ed estetico”. Milano finalmente a misura di writer.
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Muro anti nomadi in via Cusago. Il vicesindaco De Corato dopo aver messo in rete tutte le telecamere di sorveglianza della città all’inizio dell’anno prosegue nella sua politica di assessore alla Sicurezza. D’accordo con l’amministrazione del comune di Cusago, De Corato ha chiesto al Governo 400.000 euro; serviranno per costruire dei terrapieni a difesa di un’area dismessa, campi e prati, occupata abusivamente più di sessanta volte.
In particolare queste barriere di terra saranno erette per impedire gli spostamenti di un gruppo di nomadi che ultimamente si sposta tra via Cusago appunto, via Musatti, via Tosi e via Lombardi. I soldi dovrebbero arrivare dal fondo di 12 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Interno per la messa in sicurezza delle zone abbandonate dei centri abitati.
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Solo ieri vi ho illustrato una delle più grandi assurdità del quartiere Bicocca: il parchetto zona-tampone. Veniamo oggi ad un’altra emblematica bizzarria del quartiere gregottiano: le parti incompiute.
Prendiamo ad esempio proprio l’ingresso su via Padre Beccaro del giardino pubblico di cui sopra: il cantiere è stato abbandonato a metà dei lavori da circa 4 anni, nonostante che le residenze adiacenti siano pronte più o meno da allora e che lo spazio verde sia aperto ormai dal 2007.
La ragione non si sa, o almeno a me è sfuggita. I proprietari tuttavia hanno dovuto dare prova del proprio ingegno, nel corso degli anni, per mantenere l’area off-limits. Più volte infatti il vento ha fatto cadere le barriere di legno e metallo poste a protezione di questo scampolo di cantiere incompiuto. Finché qualcuno ha avuto un’idea geniale.
Continua a leggere: Assurdità in Bicocca puntata n°4: le parti incompiute
Avete seguito il nostro reportage sull’arredo urbano a Milano? E quello sulle assurdità urbanistiche in Bicocca? Eccovi oggi un quiz di milanesità che rappresenta la perfetta sintesi di questi due precedenti filoni: un esempio di rara efficacia di arredo urbano assurdo.
A cosa servono infatti i due paletti di pietra, e soprattutto l’elegante e rimovibile catena dotata di lucchetto che li collega, se sono affiancati da tre archetti antiparcheggio del tipo “metalizzato”? Qual’è la ratio di questo accostamento apparentemente così assurdo e - soprattutto - chi ne è il responsabile?
State tranquilli: non vi chiedo di rispondere a queste domande così retoriche. Mi accontento che, nella classica tradizione dei quiz di milanesità, mi diciate dove si trova. E non è per niente difficile da capire, almeno questo.
Se sentite di aver subito un’ingiustizia da parte dell’amministrazione comunale o da qualcuna delle aziende da lei controllate e vi sembra impossibile riuscire da soli a far valere i vostri diritti, dovete sapere che sono state instaurate delle figure di conciliazione che dovrebbero aiutarci nel ottenere giustizia se si ha il sospetto, ad esempio, che non siano state rispettate le graduatorie per asili nido e case popolari o se gli autobus non rispettano gli orari indicati.
Per i contrasti con l’amministrazione comunale, questo compito è demandato alla figura del difensore civico che in modo gratuito può aiutarci a difendere i nostri diritti nei confronti degli uffici comunali, degli organismi controllati dal Comune (Amsa, Aem, Atm…) oltre che aziende di servizi alla persona (Golgi-Redaelli, Pio Albergo Trivulzio…).
Continua a leggere: Chiama il difensore civico quando il comune sbaglia
Quando noi milanesi visitiamo una metropoli straniera, non possiamo esimerci dal fare i confronti e, se la nostra città spesso vince per operosità e cultura, altrettanto spesso ci si rende conto che Milano è piccola, nelle abitudini e negli stili di vita.
I confronti sono all’ordine del giorno, ne parlavamo settimana scorsa partendo da una lettera di proteste, infondo è vero, per tante cose Milano è più facile confrontarla con Abbiategrasso che con New York: le strade spesso troppo piccole per il flusso di traffico che devono sopportare, i mezzi pubblici di trasporto sempre pieni e lenti. Una metropolitana ferma a più di vent’anni fa, i treni dei pendolari in perenne ritardo. L’eterna lotta con i comuni limitrofi che fanno i loro interessi di bilancio fra ticket di ingresso e semafori troppo intelligenti. Taxi in certi orari con costi proibitivi per la maggior parte della popolazione,
Supermercati chiusi, deleghe di apertura, periferie spesso abbandonate a loro stesse ma anche l’arretratezza delle strutture che diventano vere e proprie barriere architettoniche per i disabili che devono vivere la città.
Foto di Confusedvision
Nel 1989 una legge nazionale ha sancito che l’eliminazione delle barriere architettoniche è un diritto dei cittadini, eppure ancora oggi, cercare di vivere un’esistenza normale nelle vie di Milano, è molto più difficile se viene fatto stando seduti su una carrozzella.
Un nostro affezionato lettore, Nicola Ottomano, ci ha segnalato che durante il solito tragitto in filobus per raggiungere il lavoro, ieri mattina ha conosciuto una signora che aspettava un filobus in grado di farla salire, anche se seduta sulla carrozzella.
Tutte le volte che si interessava presso l’autista sulla possibilità di salire, le veniva detto che il filobus non era a norma, ed avrebbe dovuto aspettare il successivo che probabilmente, come i nuovi Eurotram, fosse in grado di far salire una carrozzella.
Continua a leggere: Barriere architettoniche atm, non si vede la fine