Noi c’eravamo, insieme a qualche migliaio di altre persone: la manifestazione contro il Decreto Legge sulla vicenda di Eluana Englaro, indetta per le ore 17 di oggi in Piazza San Babila, è stata un mezzo delirio. Prima, la pioggia, poi, le presenze, che hanno superato ogni previsione.
Di numeri, è difficile parlare, ma per darvi un’idea, immaginate una colonna di migliaia di persone che parte da San Babila e arriva fino in fondo a Corso Monforte. Le cifre sono fatte per essere smentite: ma erano almeno dieci anni che non vedevo tanta gente comune indignata, davvero. Date un’occhiata alle foto, il post continua dopo il salto.
Scusate la qualità miseranda delle immagini, ma le condizioni climatiche erano quello che erano.
Decreto Legge Eluana: manifestazione da San Babila a Corso Monforte



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Ecco qualche immagine del presidio organizzato da Libertà e Giustizia - c’era anche Umberto Eco, lo trovate nelle foto - davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Alle 17 invece, come annunciato, l’appuntamento è in Piazza San Babila. Per ora alcuni scatti, buona gallery - prosegue dolo il salto - e a dopo con il resto. Sui link trovate tutto quello che abbiamo scritto sulla tragedia di Beppino Englaro e sua figlia Eluana.
In piazza per difendere il diritto di Eluana Englaro di decidere sulla propria vita e sulle terapie che le possono essere applicate. Oggi pomeriggio, alle 15, Umberto Eco e Sandra Bonsanti guideranno il sit-in di protesta davanti al Tribunale di Milano per esprimere solidarietà al presidente della Repubblica nel conflitto gravissimo con il governo.
La manifestazione-presidio è stata organizzata da Libertà e Giustizia “contro la minaccia di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione”. Domani, invece, domenica 8 febbraio alle 13 in piazza Fontana è stata convocata una mobilitazione straordinaria “contro l’alleanza di potere fra il Governo e la Chiesa, in difesa della laicità dello Stato e della libertà personale”.

Noi ci saremo. Della eversiva - trovate un altro termine, se riuscite - vicenda del Decreto Legge che ha interrotto il desiderio di Eluana Englaro di avere una morte dignitosa (una volontà confermata, oltre che dal buonsenso, dal Tar e dalla Cassazione), si sono occupati gli amici di polisblog. Tono del dibattito? Rovente. Se hai un minimo di spirito critico, provi solo rabbia.
Domani a Milano alle ore 17 in piazza San Babila ci sarà una manifestazione: una manifestazione per sancire che il rispetto delle sentenze della magistratura non è una barzelletta, se vivi in uno stato di diritto. Ah già: ma loro sono il Popolo delle Libertà. Bè 02blog ci sarà, e tireremo fuori un reportage nel nostro consueto non-stile. A domani, ore 17, piazza San Babila.
Eluana Englaro è stata trasferita nella notte a Udine, secondo la richiesta del padre Beppino, nella casa di riposo “La Quiete”, che ha offerto alla famiglia la possibilità di far valere la sentenza del tribunale, confermata in appello, in Cassazione e dalla Corte europea di giustizia.
Nonostante l’intervento del ministro Sacconi, che riuscì a bloccare in extremis il traferimento in un’altra clinica friulana, e l’opposizione del presidente della Lombardia Roberto Formigoni, sconfessato anche dal Tar, Eluana può finalmente liberarsi da queo tubi e quelle macchine che contro la sua volontà la tengono legata a una non vita, che lei stessa (così hanno appurato i giudici) non desiderava.
Anche in quest’ultimo momento - in cui sarebbe opportuno da parte di tutti mantenere un rispettoso silenzio - esponenti di associazioni cattoliche, come il Movimento per la vita, e persino l’assessore regionale alla Famiglia Boscagli si sono presentati a Lecco, fuori alla struttura dove Eluana è stata assistita in quetsi anni, per lucrare un altro po’ di visibilità. E il vescovo di Udine ha lanciato l’ennesimo sterile appello.
Queste persone non riescono a concepire che qualcuno (in questo caso Eluana, attraverso il padre) possa decidere autonomamente sulle cure che gli vengono praticate. Di questo si parla nel “caso Englaro” e di nient’altro.
Ne avevamo scritto spesso in passato dell’agonia di Beppino Englaro - non tanto della figlia Eluana, in stato vegetativo permanente dai tempi della Strage di Capaci, dal 1992, solo 17 anni fa - e della democrazia di governator Formigoni, secondo il quale in Lombardia c’è una specie di sharia cattolica, e le sentenze della Corte d’Appello sono in fondo trascurabili, a fronte del monito di un cardinale.
Beppino Englaro aveva fatto ricorso: e ora l’ha vinto. Il nostro progresso, il nostro “trainare l’Italia”, potrebbero fare un passo avanti. Non accadrà, perchè Eluana finirà i suoi giorni a Udine, forse. Se non si mette in mezzo, in uno Stato costituzionalmente laico, un altro cardinale.
Piero Colaprico, che da mesi racconta la vicenda sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, oggi su Repubblica, attacca il suo pezzo a pag 4 così:
Si è incenerito ieri, grazie al Tar, il documento ufficiale con il rifiuto della Regione Lombardia a rispettare le volontà degli Englaro
Nei giorni scorsi Mercedes Bresso, aveva dichiarato che il Piemonte era pronto ad accollarsi il ricovero finale di Eluana, ma molto più probabilmente sarà un’altra clinica di Udine, la cui decisione è comunque rimandata alla prossima settimana. E magari sarà davvero la fine.
La vicenda di Eluana Englaro, per quanto svoltasi lontano da Milano è finita inghiottita qui, da noi, nella metropoli. Chi si ricorda delle bottiglie d’acqua sul sagrato del Duomo di Ferrara, per esempio? O di Formigoni che nega un luogo dignitoso dove chiudere un’esistenza, costringendo un uomo, Beppino Englaro, che s’è già fatto più di tre lustri di purgatorio, ad altri mesi d’inferno?
Eluana sarebbe dovuta morire in Lombardia, fine, come indicato in una sentenza di Corte d’Appello, ignorata: sarebbe stato un bel progresso, come scrivevo qualche mese fa, per noi che ci riempiamo tanto la bocca con l’Expo, nutrire il pianeta, e slogan assortiti
Le sentenze dei tribunali danno ragione ai ricorsi per conto di Eluana. Ma la Regione Lombardia a settembre si è rifiutata di fornire un hospice: lo stesso governatore Roberto Formigoni ha spiegato i criteri politici, ma anche religiosi, di questa scelta, restando sordo a ogni obiezione
Non si può avere una morte dignitosa in Lombardia perchè abbiamo un governatore di Cl. E’ la democrazia, non sarà piacevole, ma è così. Ora su Repubblica leggo che il ricorso al Tar contro Formigoni, ennesimo sforzo di Beppino Englaro, è pronto, e potrebbe essere questione di due settimane perchè venga discusso. Nel caso la clinica di Udine in cui forse si concluderà finalmente un’esistenza, rifiutasse il ricovero di una ragazza diventata donna: in diciassette anni vissuti da vegetale.

Per Formigoni, Javier Lorenzo Barragan - il Ministro della Sanità della Santa Sede, leggete sul link i suoi sei punti sul testamento biologico - e per tutto l’universo ciellino seduto sulle poltrone che contano a Milano e in Lombardia è una di quelle notizie che fanno scattare esultanze degne di Tardelli ai Mondiali dell’82.
Eluana Englaro non potrà morire in Lombardia: la Regione si oppone quindi al verdetto della Corte d’Appello che aveva autorizzato il padre della donna, in coma irreversibile dal 1992, a far sospendere l’alimentazione artificiale della figlia. Secondo molti costituzionalisti, per fare un nome, Federico Sorrentino, ordinario di Diritto Costituzionale alla Sapienza, si tratta di una bestemmia giuridica: una Regione non può ostacolare una decisione di una Corte d’Appello.
Non può, ma lo fa lo stesso. Un pò come con i medici obiettori. Ora per Beppino Englaro si aprono due strade: il ricorso al Tar, ovvero una perdita di tempo, un altro anno di agonia - sua, perchè Eluana Englaro è in stato vegetativo, è un corpo che vive con delle macchine, inerte - oppure rivolgersi ad altre regioni più progressiste, come potrebbero essere Emilia Romagna o Toscana.
Un’occasione persa per rispettare le volontà di una persona in coma dai tempi di Tangentopoli, di Falcone e Borsellino, delle Colombiadi a Genova, e per dimostrare di essere una regione che oltre all’Expo, riesce a portare avanti il progresso anche su un altro fronte, quello dei diritti civili; due parole queste ultime, mi rendo conto, tremendamente demodè.
Certo. Come qualcuno che sta nello stesso letto più o meno dal 1992 in stato vegetativo permanente. Ogni volta che Adriano Celentano apre bocca, mi chiedo sempre come si sia potuta creare l’attesa, perchè venga ascoltato come un Vate. Non lo capisco mai. Mai. Qualcuno di voi mi risponda, se esiste una risposta. So che non c’è.
Oggi sul Corriere c’è questa sua lettera aperta a Beppino Englaro, il padre di Eluana: in cui per me sostiene delle cose lunari. Potete dare un’occhiata alla missiva integrale sul sito del Corriere. A me ha sconvolto, onestamente, quest’ultimo paragrafo:
Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli
Sapete in che anno siamo? Nel 2008: convertiti per svegliare tua figlia da sedici anni di coma. Ottima idea.
Foto|KikiFollettosa, Flickr