Vi ricordano qualche cosa le torri imbottite di verde e mulini a vento qui sopra? A me sì: il famoso “bosco verticale” di Stefano Boeri, progetto previsto per il nuovo quartiere Garibaldi-Repubblica su cui si era scatenata non molto tempo fa l’ironia del nostro Gabriele Ferraresi.
Eppure non può essere Milano quella della foto: c’è un’infinità d’acqua, gli edifici si trovano su una vera isola, e non in un quartiere che di insulare ha solo il nome. E infatti si tratta di un progetto dell’Atelier Castro Denisoff per l’Ile de Vitry, nella banlieue parigina.
Non è la prima volta che progetti molto simili (almeno nei rendering) accomunano la nostra città e la capitale francese: era già successo per Citylife, come non avevamo mancato di segnalarvi. A voi che effetto fanno queste somiglianze sempre più frequenti tra città così diverse? Potete confrontare i due progetti nella gallery qua sotto.
“Federico…mi cerchi “Laurea in Architettura” su wikipedia?” Ecco, quando leggo notizie come queste io me li immagino, loro, gli architetti - che sono qua, hanno in mano la città - che partono da concetti come “tubatura per comunicare” degni di Fuffas, e poi mettono giù delle boiate del genere, come il bosco verticale a Porta Nuova.
Ci saranno opportunità anche per gli uccelli. Che potranno deporre a piacimento le uova sugli alberi delle case- bosco. E’ ancora presto (per gli uccelli), perché i due grattacieli a forma di bosco, progettati da Stefano Boeri, sono virtuali. Come del resto i futuristici uffici e case double face degli architetti Lucien Lagrange e William McDonough, presentati ieri in carne ed ossa (gli architetti) da Manfredi Catella, ad di Hines, nonché regista e anima del progetto di Porta Nuova, l’avveniristico quartiere che dovrebbe nascere nel cuore di Milano
“E’ vero Federico, no? Non abbiamo ancora la tecnologia per realizzarla!”
“Quindi il vostro progetto è…fuffa”
“Si”
Il bosco verticale dovrebbe abbattere di 2 gradi la temperatura e ridurre inquinamento e rumore. Un paradiso per chi potrà goderselo: sarà come vivere in campagna abitando in pieno centro cittadino. Ma chi potrà permetterselo un appartamento del genere? Solo i costi della gestione del verde fanno supporre cifre non proprio eco-sostenibili
Ma perchè non fare delle case popolari “normali”, o semplicemente assegnare gli alloggi sfitti di piazzale Dateo, una scandalo che grida vendetta da anni?