Stavo per scriverne, tanto che ero andato nel week-end a fargli qualche foto, del Lab 0. Stavo per scriverne perché mi sembrava strano che nessuno avesse notato che in quell’edificio in Ripa Ticinese si stava di fatto coagulano un nuovo centro sociale milanese, foriero di chissà quante future polemiche vista la linea dura della città contro lo squatting.
Mi sbagliavo. Non si stava formando, si era già formato da più di un anno vengo a sapere oggi dai quotidiani, anche se una delle prime manifestazioni verso l’esterno del “Lab 0″ (questo il suo nome) risale a soli pochi giorni fa: una grande dancehall abusiva organizzata nell’antistante Parco Powell. Era la sera di sabato 12 giugno e “Lab 0″ e i numerosi danzatori accorsi hanno tirato le 6 di mattina a ritmo di reggae a pochi metri da diverse abitazioni.
Se quella sia stata la classica goccia o se l’azione fosse pianificata da tempo non lo sapremo mai… fatto è che ieri mattina la polizia si è presentata davanti allo stabile di Ripa Ticinese e ha sgomberato gli occupanti. Lo stabile in questione era una palazzina di ringhiera immersa nel “nulla” del parco Powell, una struttura che ricordava esperienze di squatting note in tutta Europa come quella del Tacheles di Berlino.
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Entro il mese di dicembre verranno messi all’asta 67 stabili distribuiti nell’area di Milano: cascina Torchiera, circolo Giordano Bruno, Arci Bellezza, Cox18, F.A.I. - Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e molte altre realtà dell’associazionismo cresciute fuori da logiche di mercato. Realtà diverse, per intenti e modalità, ma accomunate tutte da un unico destino: lo sfratto. Sul sito del Torchiera, storico centro sociale in zona cimitero Maggiore, si esprime disappunto e preoccupazione (oggi un presidio a Palazzo Marino dalle 17).
La svendita degli immobili pubblici rappresenta un rapido modo per “far cassa” a sostegno delle politiche speculative e la rinuncia al confronto con il patrimonio culturale delle esperienze sociali e di autogestione che vivono negli immobili messi in vendita. Chiediamo che i progetti che riguardano la collettività vengano condivisi e non calati dall’alto. Nella Cascina Autogesttita Torchiera continueremo a sperimentare pratiche di sostenibilità sociale, economica ed ambientale basate sull’autogestione. Non siamo uno spazio in disuso siamo una realtà viva di sperimentazione e di espressione, siamo una fabbrica di sogni che da 17 anni agisce all’interno della cascina
Sul sito del Comune di Milano la vendita del patrimonio immobiliare si chiama “Piano di Valorizzazione“, che, garantiscono, non andrà a toccare gli immobili di edilizia economica popolare. Il portafoglio degli immobili, si legge, è costituito da 76 lotti ed è composto per circa il 30% da immobili residenziali occupati; per circa il 20% da immobili residenziali liberi; per circa il 35% da immobili ad uso diverso (commerciali, magazzini, uffici) e per la quota restante da box e autorimesse.
Gioite amanti di bacco e della buona cucina. Questo weekend Milano offre un buon motivo per cedere all’ebbra tentazione di darsi all’enologia e alla gastronomia, assecondando, con pochi euro, quei termini che abbondano nelle bocche di critici e sboroni gastrofobi: filiera corta, slow food et varia mirabilia autoctona.
Da venerdì a domenica al Leoncavallo (via Watteau 7) c’è la terza edizione de “La terra trema“, evoluzione della fiera “Critical Wine” ideata da Luigi Veronelli. Un evento che da spazio a “vini e vignaioli autentici, agricoltori periurbani, gastronomie autonome”.
Questa edizione riempie il centro sociale con oltre trecento tra agricoltrici e agricoltori provenienti da tutta Italia, Europa e mondo. Ci sono poi dibattiti e confronti con scrittori, giornalisti e ricercatori; incontri con i produttori; acquisti diretti da vignaioli e piccoli agricoltori provenienti da tutta Italia e, ancora, concerti (dopo le 22), proiezioni e la cena a “filiera corta“.
Difficile non conoscere quel tratto di via Bramante in cui si trovava, fino all’agosto 2008, il murales dedicato a Carlo Giuliani. Siamo, per intenderci, esattamente di fronte all’ex Deposito Bulk, e molto vicino ai segretissimi giardini pubblici semi-abbandonati scoperti dal nostro Carlo Prevosti.
Quei graffiti avevano provocato un lunghissimo sciame di polemiche: il Centro Sociale Cantiere aveva chiesto ai lavoratori dell’AMSA di sottrarsi al lavoro di ripulitura del pezzo, che era stato da poco restaurato. Poi, il 6 agosto 2008, la cancellazione, a cui era seguita per qualche tempo una tragicomica battaglia: graffiti fatti nottetempo, cancellati di giorno dal Comune, ad un ritmo impressionante.
Passando qualche giorno fa da via Bramante sono rimasto colpito da un dettaglio che classificherei senza pensarci due volte nella categoria “degrado dei muri milanesi” ma che - sorpresa - non ha nulla a che fare con i graffiti: sto parlando del massiccio scrostamento della mano di marrone, che rivela il bianco sottostante (vedi gallery).
Via Bramante: muri scrostati al posto del murales di Carlo Giuliani

Prima lo sgombero improvviso e inaspettato, poi la rioccupazione, ora il presidio permanente. L’atmosfera che si respira al Cox 18 è quello di un assedio costate, ciononostante si provano anche le vie legali per regolarizzare la posizione del centro sociale.
La brutta notizia è però che il giudice civile di Milano, Giovanna Ferraro, ha respinto il ricorso presentato dall’associazione Cox 18 che faceva richiesta di tornare regolarmente nei locali del centro di Via Conchetta.
Curiosamente la decisione del giudice sostiene che l’amministrazione comunale milanese è estranera allo sgombero, come avevamo già scritto dopo i fatti, dichiarando una volta in più che lo sgombero è nato da esigenze di pubblica sicurezza che non sono nella disponibilità del Comune di Milano, ovvero si è trattato di una operazione condotta da organi di pubblica sicurezza.
L’associazione ha indetto un incontro con la stampa e il pubblico per spiegare le proprie posizioni. Riccardo De Corato ha colto però la palla al balzo per sottolineare che ora anche per la giustizia gli occupanti del Cox sono del tutto fuorilegge.

Update! Sul link tutte le immagini della ri-occupazione del Conchetta - Cox 18.
Alle 20 di oggi circa 150 militanti del centro sociale Cox18 si sono riappropriati del centro sociale sgomberato il 22 gennaio scorso. La decisione di tornare nel centro è arrivata dopo aver partecipato venerdì mattina all’udienza davanti al giudice civile in cui si discuteva il ricorso degli esponenti del centro sociale, che chiedevano il reintegro nel possesso dell’immobile.
La notizia che lo sgombero non è stata un’iniziativa del Comune ma della Polizia è stata decisiva: “Stamattina l’avvocato del Comune ha spiegato che lo sgombero non è stata una decisione loro, qualcosa non quadrava. Noi avevamo un contenzioso con il Comune e invece è stata la Polizia a sgomberarci. Allora abbiamo deciso di riprenderci i nostri spazi, la nostra libreria e il nostro archivio”. Il Cox18 chiama a raccolta tutti i simpatizzanti per una serata di festeggiamenti e musica. Foto da Indymedia.
Solo ieri Trab ci ha raccontato su queste pagine dello sgombero del Cox 18, storico centro sociale milanese in zona Navigli. Ne è seguito un dibattito appassionato tra i nostri affezionatissimi user, come sempre quando si parla di stabili occupati.
Manco a farlo apposta, nelle stesse ore è giunta la notizia che anche la Pergola, altro nome storico delle notti della Milano autogestita, chiuderà il prossimo 30 gennaio. L’edificio, occupato nel 1989 da un gruppo di ragazze, era stato poi regolarmente affittato a partire dal 1995.
La ragione dello sfratto è la richiesta da parte del proprietario di un affitto di poco meno di 3 milioni di euro, cifra assolutamente al di là delle possibilità economiche dei ragazzi che la gestiscono. Per celebrare la chiusura Pergola Tribe organizza per domani sabato 24 un’ultima open night a partire dalle 22 con 4 sale di musica, 3 bar, proiezioni e Amarcord, il tutto ad ingresso gratuito (il ricavato sarà devoluto in beneficenza).

Cosa è il valore? Gestire un posto, modellarlo, tirarlo su, fare attività culturali, mettere su una libreria storica attiva sul fronte controcultura (La Calusca), fare concerti, attività ricreative a basso costo accessibili a tutti, fare politica sul territorio. Ed è evidentemente che il Comune non considera un valore aggiunto l’autogestione. Dopo le parole di fuoco di De Corato sui Centri Sociali, “isole di illegalità”, si è passato all’azione.
Stamattina all’alba, quando non c’era nessuno dentro, è stato sgomberato il Cox 18, storico centro sociale in zona Navigli. Era li da decenni, i suoi frequentatori non sono mai stati coinvolti in manifestazioni violente (anzi più volte provocati da esponenti dell’estrema destra e alcuni suoi frequentatori accoltellati). La proprietà del Conchetta è del Comune di Milano.
Il neo assessore alla cultura della città di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, non ha fatto a tempo a definire il centro sociale Leoncavallo come “un pezzo di storia della città” proponendo una riflessione su quello che a tutti gli effetti è un “fatto storico” per la cittadinanza, quale sia il colore politico di appartenenza.
Il centro sociale, più volte sull’orlo della chiusura definitiva, potrebbe quindi avere uno spiraglio per ufficializzare un progetto culturale, ovviamente accettando alcune condizioni imposte dal Comune. Il riconoscimento deve infatti essere reciproco. Le reazioni di An e Lega sono ovviamente sdegnate.
Finazzer ha inoltre rilanciato la proposta della commissione dei “saggi” che serviranno per rilanciare la cultura in città superando «i due peccati capitali della cultura milanese: il narcisismo dei protagonisti e la necrofilia. Secondo l’assessore troppi eventi sono stati finora dedicati a morti e commemorazioni, c’è bisogno di che la città celebri temi vivi, di attualità». Speriamo che le parole si trasformino in fatti!
E’ la nuova ingiunzione di sfratto: per lunedì prossimo. La dodicesima. Uno sfratto che molto probabilmente non ci sarà. Dopo la strada intrapresa dallo storico centro sociale per la legalità con al presentazione del bilancio sociale il collettivo ha fatto sapere per mezzo dell’Associazione Mamme Anti fasciste che il Leo è pronto a pagare l’affitto a Cabassi con regolare contratto. La lettera indirizzata alla Moratti chiede il suo impegno personale per regolarizzare la situazione e invita a Letizia a prendere le distanze da quelle che sono concepite come bieche strumentalizzazioni della maggioranza. Quali?
De Corato e il suo pupillo Terzi chiedono in coro che il centro sociale prenda definitivamente le distanze dalla violenza attraverso un atto plateale: affissione di manifesti per tutta la città (ci chiediamo se abusivi o forniti di regolare permesso) e un’assemblea pubblica con le istituzioni. Una parata e le frecce tricolori non sfigurerebbero alla solenne promessa che il Leoncavallo farebbe all’umanità: No alla violenza.
Peccato che il ripudio alla violenza ci sia stato: nero su bianco. Nella lettera alla Moratti le zelanti mamme scrivono:
Il Leoncavallo si è impegnato nella costruzione di un soggetto politico, La Sinistra Europea, di cui ha sottoscritto i documenti fondativi che ha tra le sue caratteristiche peculiari la scelta della non violenza come orizzonte e mezzo della trasformazione sociale
Cosa servirà per convincere la maggioranza? Un discorso a reti unificate di Daniele Farina?