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Entro dicembre all'asta 67 stabili del Comune di Milano. Quale futuro per le realtà autogestite?

pubblicato da Trab

Entro il mese di dicembre verranno messi all’asta 67 stabili distribuiti nell’area di Milano: cascina Torchiera, circolo Giordano Bruno, Arci Bellezza, Cox18, F.A.I. - Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e molte altre realtà dell’associazionismo cresciute fuori da logiche di mercato. Realtà diverse, per intenti e modalità, ma accomunate tutte da un unico destino: lo sfratto. Sul sito del Torchiera, storico centro sociale in zona cimitero Maggiore, si esprime disappunto e preoccupazione (oggi un presidio a Palazzo Marino dalle 17).

La svendita degli immobili pubblici rappresenta un rapido modo per “far cassa” a sostegno delle politiche speculative e la rinuncia al confronto con il patrimonio culturale delle esperienze sociali e di autogestione che vivono negli immobili messi in vendita. Chiediamo che i progetti che riguardano la collettività vengano condivisi e non calati dall’alto. Nella Cascina Autogesttita Torchiera continueremo a sperimentare pratiche di sostenibilità sociale, economica ed ambientale basate sull’autogestione. Non siamo uno spazio in disuso siamo una realtà viva di sperimentazione e di espressione, siamo una fabbrica di sogni che da 17 anni agisce all’interno della cascina

Sul sito del Comune di Milano la vendita del patrimonio immobiliare si chiama “Piano di Valorizzazione“, che, garantiscono, non andrà a toccare gli immobili di edilizia economica popolare. Il portafoglio degli immobili, si legge, è costituito da 76 lotti ed è composto per circa il 30% da immobili residenziali occupati; per circa il 20% da immobili residenziali liberi; per circa il 35% da immobili ad uso diverso (commerciali, magazzini, uffici) e per la quota restante da box e autorimesse.

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Recensioni: dove bere una birra a 3€ a Milano? All'East End la domenica e il lunedì sera

pubblicato da giulio


Ok, titolo è parzialmente scorretto: all’East End, pub nei pressi del cimitero di Lambrate, il prezzo della birra la domenica e il lunedì è stato recentemente aumentato a 3,50€. Mezzo euro in più, quindi, rispetto ad altre serate come il mercoledì sera del Maga Furla o il giovedì dell’Outback.

Ciò non impedisce a centinaia di giovani di radunarsi ogni domenica qui, in una via chiusa compresa tra il camposanto, la tangenziale e alcuni rivenditori di piante e lapidi, dando a seguito ad una tradizione che dura ormai da anni.

Il locale all’interno è un classico pub in stile anglosassone, ma se fate come gli avventori abituali, è più facile che passiate la maggior parte del vostro tempo in uno dei capanelli di gente in piedi lungo la strada, entrando di tanto in tanto solo per comprare la tanto desiderata pinta.

L’East End locale pub a Lambrate
L'East End locale pub a LambrateL'East End locale pub a LambrateL'East End locale pub a LambrateL'East End locale pub a Lambrate

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Weekend fuori porta - L'utopia di Crespi d'Adda

pubblicato da carloprevosti

Crespi d'Adda

Per la gita fuori porta di questa settimana, a meno di un’ora di macchina da Milano, ci porta nei pressi del comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo. Sulla sponda del fiume Adda sorge Crespi d’Adda, un villaggio operaio voluto dalla famiglia di industriali Crespi, attivi nel mercato del contone, che a fine ‘800 volle istituire un moderno Villaggio ideale del lavoro che migliorasse le condizioni di vita dei lavoratori, proprio accanto al cotonificio di famiglia.

Crespi d’Adda è un luogo che rappresenta un’utopia, una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ciascun lavoratore viveva in una villetta dotata di un piccolo giardino e di un orto, ogni servizio necessario alla comunità era presente, compreso il cimitero.

Oggi, Crespi d’Adda è un luogo che trasuda della memoria industriale di oltre un secolo fa. Sicuramente è l’esempio di villaggio ideale meglio conservato in Europa, tanto da essere diventato un sito protetto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, definito un esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa. Le case degli operai sono a oggi abitate, ma è possibile visitare come in un museo di archeologia industriale (ma anche sociale) gran parte degli edifici che lo compongono.

Come si legge sul sito ufficiale, un secolo fa in questo piccolo mondo perfetto il padrone “regnava” dal suo castello e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Nel Villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio, e la vita di tutti i singoli e della comunità intera “ruotava attorno alla fabbrica stessa”, ai suoi ritmi e alle sue esigenze.
Crespi d’Adda
Crespi d'AddaCrespi d'AddaCrespi d'Adda

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Partigiani e repubblichini sepolti insieme?

pubblicato da Chikatetsu

Questa è una di quelle cose che spaccano in due, e che lasciano una lunga scia di discussioni, sono cose che in Italia dividono da sessant’anni, sono cose che non sono mai state davvero appianate. Fascisti e partigiani possono convivere almeno nella tomba? Questa è la domanda che sta alla base del dibattito suscitato dalla proposta della giunta di Milano, che vorrebbe mettere i resti dei caduti della Resistenza insieme a quelli della Repubblica di Salò nel Sacrario dei Caduti di largo Gemelli.

L’ANPI ha subito detto di non essere d’accordo, Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione Comunista, si è detto esterefatto, e la discussione sembra destinata a segnare i prossimi mesi della politica milanese. Intanto, AN si era tirata fuori dalla votazione in giunta che ha stabilito la tumulazione del partigiano Giovanni Pesce nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.