
Trovare gli orari sul nuovo sito dell’ATM non è esattamente la cosa più semplice del mondo (qui avevamo spiegato come fare passo passo); non a caso qualche settimana fa c’era stato chi aveva suggerito che fosse più semplice utilizzare la mappa creata ad hoc da un utente di Google.
Più recentemente abbiamo ricevuto il suggerimento da un altro lettore (Riccardo, che ringraziamo), il quale ci racconta la storia di Google Transit:
Da un bel po’ in google maps campeggia una nuova opzione per il calcolo dei percorsi,oltre a walk e car: public transit. Praticamente una funzionalità simile a quella che dà il sito ATM, ma ovviamente più completa ed estesa (non essendo relegata solo nell’area urbana: potrebbe calcolare anche un percorso verso l’hinterland, cosa che ATM fa solo dicendoti”cammina per X km” una volta usciti dal loro campo d’azione)
Continua a leggere: Orari ATM: è più facile pianificare il viaggio con Google Transit?

Milano potrà avere anche molti difetti, ma c’è un punto su cui non delude: la redditività degli investimenti immobiliari. Secondo l’ultimo studio pubblicato dal sito di annunci immobiliari gratuiti per privati Idealista.it, il capoluogo lombardo si colloca al quarto posto tra le città europee dove investire nel mattone è più conveniente, dopo Bruxelles, Amsterdam e Berlino e subito prima della rivale Roma.
Nel dettaglio, risulta che a Milano chi dovesse acquistare oggi un immobile per poi metterlo in affitto ripagherebbe l’investimento nel giro di 22 anni: a Roma sono 24, a Parigi 26 mentre nella vicina Monaco di Baviera ben 68.
Insomma la nostra città si conferma un luogo ideale per chi investe nel mattone su larga scala e per chi, più modestamente, ha la fortuna di possedere una seconda casa da far fruttare. Un po’ meno accogliente deve invece sembrare la metropoli meneghina a chi si ritrova a dover pagare, ogni mese, un affitto.
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Le temperature ancora (quasi) estive di questo inizio ottobre consentono lo svolgersi anche in questo periodo di uno dei nuovi riti della vita notturna milanese: stiamo parlando, ovviamente del Botellon, importazione spagnola a base di alcol, gioventù e spazi pubblici.
Leggo sulle pagine milanesi de La Repubblica di ieri che il vice-sindaco De Corato, dopo un ultimo raduno di 600 giovani in Piazza Leonardo, ne avrebbe proposto - avendo forse constatato l’impossibilità di contrastare il fenomeno con le maniere forti - lo “spostamento” nelle aree meno residenziali del centro:
“Cambiate indirizzo al botellon, spostatelo nelle piazze centrali dove si concentrano gli uffici per non dare fastidio a chi vuole dormire”: Palazzo Marino lancia un appello ai ragazzi che organizzano il maxi raduno periodico in piazza Leonardo Da Vinci. (..) Ma quali sono queste aree? Almeno quattro le ipotesi: piazza Affari, via Dante, piazza Cordusio, fino a Piazza Duomo
In realtà, se ci si pensa bene, la proposta di De Corato (che il vice-sindaco aveva lanciato già qualche mese fa) si rivela essere poco più di una boutade: perchè? La risposta dopo il salto.
Continua a leggere: Botellon in centro a Milano: quanto è realistico il progetto di De Corato?

Quasi esattamente un anno fa, su queste pagine, si discuteva dello stop imposto dalla giunta comunale alle nuove piste ciclabili in centro, per il fatto che “avrebbero tolto spazio alle auto“. Poi ci fu un mezzo passo indietro, con la Moratti ad assicurare che le piste si sarebbero fatte.
Oggi leggo sulle pagini milanesi de Il Corriere che un incontro “interlocutorio” tra sindaco e assessori avrebbe concluso che le piste dovranno essere fatte “senza togliere spazi ai posti auto dei residenti e senza intralciare troppo il traffico“.
Una strategia in controtendenza rispetto a quella di molte città europee - come Monaco di Baviera - in cui aumento dello spazio per le bici e riduzione di quello per le auto sono considerati come due obiettivi da perseguire in parallelo.
Il piano d’azione della Moratti potrebbe peraltro andare incontro ad altre difficoltà: essendo la quantità di spazio nelle strade milanesi limitata, l’aggiunta di qualcosa di nuovo dovrà per forza determinare una riduzione dello spazio dedicato ad altri usi. Ma quali? Rispondete al nostro sondaggio
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Quasi esattamente un anno fa vi annunciavamo su queste pagine, commentando l’indagine internazionale Mercer, che Milano entrava al 10° posto della classifica delle città più care del mondo, guadagnando la prima posizione tra le metropoli della zona euro, davanti a Parigi.
Oggi, mentre viene reso pubblico il rapporto Mercer 2009, rischiamo di doverci ripetere: Milano è e resta il posto più caro dove potete trovarvi a spendere i vostri euro, ma perde un posto nella classifica generale, vedendosi superare da Singapore.
In generale calano tutte le città europee (anche Roma, che passa dal 16° al 18° posto), a causa delle variazioni nei cambi delle valute determinate dalla crisi. Che ne pensate, non siete almeno un po’ perversamente fieri di questo primato fastidioso, ma che fa anche molto cool?
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Capita a volte di andare in un’altra città, trovare dei servizi che mancano a Milano, e chiedersi un po’ sconsolati il perché. Mi è successo recentemente con Monaco e le sue piste ciclabili, in continua espansione. Ma questo avrà probabilmente meravigliato pochi, visto che Milano soffre notoriamente di un complesso di inferiorità verso le altre città europee.
Stupirà invece forse di più il milanese medio questa mia ultima scoperta: a Roma esistono distributori automatici di biglietti anche fuori dalle stazioni della metropolitana, per strada. Ne potete vedere un esemplare nella foto qui sopra, scattata in Corso Vittorio Emanuele II.
Come mai di macchinette di questo tipo, utilissime quando i tabaccai sono chiusi e si è lontani da una metropolitana, a Milano non c’è traccia? Spesso si adduce a giustificazione il fatto che i distributori diventerebbero subito oggetto di vandalismo. Però, come potete notare osservando le immagini in galleria, il rimedio esiste: l’impianto di ATAC è sorvegliato infatti da un sistema CCTV.
L’interrogativo quindi rimane: perché a Milano no? Non è una domanda retorica, sono davvero interessato a conoscere la vostra opinione. Perché io non riesco proprio a spiegarmelo.

Settimana scorsa ho avuto il piacere di passare qualche giorno a Monaco di Baviera. Leggendo un po’ la stampa locale, mi sono imbattuto in questa notizia, riportata dall’Abendzeitung: “Radler bremsen die Autos auf”, ovvero “I ciclisti fermano le auto” (trovate l’articolo nella gallery).
Il governo della città ha infatti deciso di aumentare il numero di piste ciclabili (che per gli standard milanesi sono già tantissime), di allargare quelle esistenti e di creare nuove rastrelliere in tutta la città. A questo scopo, dovrà diminuire il numero di parcheggi disponibili per le auto.
E’ interessante confrontare questo piano con la vicenda – tutta milanese – del tira e molla sulle piste ciclabili nel centro storico. Promesse con insistenza da Croci e Moratti, ma contrastate dalla lobby pro-auto animata dagli altri assessori e dai commercianti, per il fatto che “sottrarrebbero spazio alle auto”.
Lo scorso settembre la vicenda si era conclusa, apparentemente, con la vittoria dei sostenitori delle due ruote. “Apparentemente” perché di lavori, nel frattempo, non se n’é vista l’ombra: il che farebbe pensare che sia stato invece l’ostruzionismo ad avere la meglio. Se fosse così sarebbe un vero peccato: anche perché le città europee a cui Milano ama paragonarsi, nel frattempo, sembrano non avere intenzione di restare con le mani in mano.
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L’European Cities Monitor è una classifica, stilata ogni anno da Cushman e Wakefield, delle migliori città d’affari europee. Viene stilata chiedendo ai ai Senior Manager e ai Board Director incaricati delle location di 500 tra le principali società in Europa di giudicare 34 città europee su una serie di fattori, considerati come più importanti nel determinare le loro scelte di localizzazione. Ebbene, questo rapporto è da qualche anno che “bastona” Milano, e l’edizione 2008 non fa eccezione.
La nostra città perde infatti posizioni nella classifica generale, passando dall’ultimo posto della top-ten al tredicesimo, a causa del sorpasso di città come Zurigo, Ginevra e Düsseldorf. Guardando al dettaglio dei fattori considerati, si scopre poi che Milano perde posizioni su quasi tutti i parametri: la possibilità di trovare personale qualificato (dall’8° posto al 13°), accesso a mercati e clienti (dal 6° al 13°), facilità di trasporto all’interno della città (dal 21° al 24°).
E ancora: verso l’estero e le altre città (dal 13° al 17°), costo del personale (dal 16° al 21° posto), clima per gli investimenti creato dal governo (dal 23° al 33° e penultimo posto, l’ultimo è occupato guardacaso dall’altra città italiana in classifica, Roma), lingue parlate (dal 13° al 18°), qualità della vita per gli impiegati (dal 21° al 24°), libertà dall’inquinamento (dal 31° al 32° posto, a pari merito con Varsavia e davanti soltanto a Mosca).
Miglioramenti? Pochi, la qualità delle telecomunicazioni (dal 14° al 19° posto) e la disponibilità di spazi per uffici (dal 22° al 23°).
Che ne pensate? La nostra è davvero una città in declino?
Foto: _no_, Flickr
Secondo l’indagine internazionale Mercer sul costo della vita la nostra città si trova al decimo posto nella classifica mondiale delle città più care, con un avanzamento di una posizione rispetto all’anno precedente, che le consente di entrare nella top ten. Fatto 100 il costo della vita di New York, Milano si vede infatti attribuire un indice pari a ben 111.3.
Se a livello mondiale la classifica è guidata da Mosca, Tokyo e Londra, è pur vero che molte altre città europee compaiono tra le prime dieci: Oslo, Copenhagen, Ginevra e Zurigo. Tutte queste città si trovano però in paesi che non hanno adottato l’euro. Perciò, se si vuole restare nella zona euro, il posto più caro dove vivere resta la nostra cara Milano, che sopravanza in questo modo perfino Parigi, solo dodicesima.
Andando a vedere però la graduatoria delle città per qualità della vita, sempre stilata da Mercer, scopriamo che in questo caso è Parigi (32° posto) a distanziare di molte lunghezze Milano, solo al 41°. Come dire che i milanesi, rispetto ai parigini, pagano di più per un prodotto peggiore.
Foto: Tearsandrain (away until september), Flickr

Londra, Madrid, Berlino, Helsinki, Milano e molte altre realtà urbane europee, insieme contro l’inquinamento. Letizia Moratti ha preso parte ad un vertice dove ha siglato un patto per l’ambiente. L’iniziativa, che raccoglie cento primi cittadini di altrettante città, si pone come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020. Il progetto, coinvolgendo i maggiori centri urbani d’Europa, dovrebbe portare ad un consistente miglioramento dell’aria in tutto il continente, insomma forse lavorare a livello locale potrebbe dare più risultati che lavorare a livello nazionale.
Letizia Moratti ha anche ricordato ai suoi colleghi che Milano sta facendo bene con ecopass e incremento di mezzi pubblici, e che un po’ alla volta tutti i mezzi pubblici inquinanti verranno sostituiti.