
Proseguirà oggi, martedì 16 marzo, il processo contro Pier Paolo Massone. Contro l’ex primario della clinica milanese Santa Rita, dove una serie di pazienti furono operati sebbene non fosse necessario farlo, si pronunceranno i giudici decidendo se accogliere le perizie che i legali delle difesa hanno richiesto sui pazienti coinvolti nello scandalo.
A questi esami dovrebbero sottoporsi anche le persone, in cura presso la Clinica Santa Rita, che attraverso i propri legali hanno manifestato il proprio disappunto per come sta proseguendo il processo contro l’ex medico.
Ad oggi solo pochi pazienti sono stati risarciti per i danni subiti. Come riporta il Corriere della Sera solo 4 dei pazienti che si sono costituiti parte civile hanno ottenuto un risarcimento. Ad uomo di 61 anni, operato inutilmente ad un polmone, sono stati dati 73 mila euro. Ad una donna, di 72 anni, 42 mila euro. Ad una malata di tubercolosi 28 mila euro. Quasi il doppio è stato dato ad una donna di 54 anni a cui è stata asportata parte della clavicola.
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La recente provocazione, se di tale si può scrivere, di Giulio Tremonti sulla sanità meridionale (secondo il Ministro al Sud gli assessori si confondono con i camorristi) come osservato già da alcuni esponenti politici nazionali non tiene in considerazione i casi di malasanità che spesso si registrano anche nella “moderna” Milano. Ci siamo già dimenticati dell’inchiesta fatta sulla clinica, milanese, “Santa Rita” dopo quella realizzata da Fabrizio Gatti per l’Espresso sul policlinico, romano, “Umberto I”? Forse.
Generalizzare è sbagliato. Di fatto, come raccontato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è stato eseguito l’ennesimo intervento record. Per eliminare un tumore occupante metà dell’addome di un uomo ci sono volute 15 ore. Fermo restando che i casi di buona sanità non dovrebbero essere degli episodi isolati, mi piacerebbe avviare un ragionamento collettivo sull’efficienza delle strutture ospedaliere milanesi attraverso le vostre storie che potete inviare a suggerimenti@02blog.it
Sempre più nell’hinterland della città, dove io risiedo, le strutture sanitarie locali sono diventate meta di milanesi che dal capoluogo scappano alla ricerca di una sanità più efficiente.
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Ricordate lo scandalo della Clinica S. Rita? Quella che giornalisticamente era diventata in un attimo “la clinica degli orrori”, in cui venivano effettuati interventi inutili e dannosi al solo scopo di ottenere i rimborsi destinati alla sanità privata? Forse va così un po’ ovunque, ma per ora la Corte dei Conti ha deciso per la S. Rita.
E ha comminato all’ex primario Paolo Brega Massone e ai suoi aiuti (non sarebbe meglio utilizzare il termine “complici”?) Fabio Presicci e Marco Pansera, un risarcimento milionario: 8 milioni e 65 mila euro. Intanto, rileggiamo di uno dei tanti casi della S. Rita
Antonio, 85 anni, operato al polmone senza l’esame istologico, mentre del tumore ipotizzato non vi è traccia nella documentazione clinica. Si trattava di paziente ad alto rischio operatorio, accerterà poi la perizia ordinata dagli inquirenti, con precedente by pass coronarico. Antonio muore in sala operatoria per lacerazione del cuore durante una operazione che viene definita “inutile e inspiegabile”
Su crimeblog c’è un’intera categoria dedicata ai misfatti di questo orrore della sanità lombarda.
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