
A meno di una settimana dalla chiusura dell’Hollywood, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi qui e qui, vale la pena allargare la propria visuale e capire attraverso una serie di notizie se chi amministra Milano sta facendo qualcosa per ridurre l’aumento dell’utilizzo di droga che si registra nel capoluogo lombardo.
Intervistato da affaritaliani.it il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl), all’indomani della chiusura dei locali milanesi in cui alcuni personaggi noti consumavano della cocaina, ha dichiarato:
“C’è sempre stato (l’allarme cocaina, ndr). E lo dimostrano i quintali di cocaina sequestrati in questi anni. Milano è una delle capitali dello smercio di cocaina. Gli investigatori hanno individuato un percorso che porta la polvere bianca a Milano: la droga parte dalla Colombia, viene raffinata in Montenegro per poi essere spacciata in città.
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Via Padre Luigi Monti, sgominata banda di spacciatori grazie alle denunce dei cittadini. Fa rabbrividire il documento dell’associazione SOS Racket e Usura citato anche nell’intervista che potete ascoltare in questo video. Trent’anni di soprusi, ad ascoltare bene le testimonianze, in zona Niguarda a due passi dall’ospedale e tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo la situazione si fa ancora più pesante.
I nuclei familiari di criminali italiani diretti responsabili del degrado di via Padre Luigi Monti non si limitano più al semplice spaccio di droga ma iniziano a “gestire” le occupazioni degli appartamenti comunali dei civici 15, 16 e 23 intimidendo e minacciando i cittadini onesti che ci abitano, assegnandoli dietro pagamento a extracomunitari spesso clandestini.
De Corato a inizio settembre negava che fosse mai giunta anche solo una semplice segnalazione del problema (rivolgetevi direttamente alla forze dell’ordine sembra dire ma poi il Comune aprì un numero verde per le denunce) eppure qualcosa si mise in moto. Stamattina le forze dell’ordine sono finalmente intervenute con un’operazione speriamo radicale e risolutiva contro questo racket.
Video | You Tube
Si è appena concluso il Convegno organizzato da Asl e Regione Lombardia sulle tossicodipendenze con l’obiettivo di contribuire all’elaborazione di un quadro ampio e completo sul fenomeno “droga”. Tra i relatori anche Riccardo Gatti, intervistato poco tempo fa dal nostro Gabriele.
Dal convegno emerge un dato inedito. Il consumo di cocaina (il più alto e che cresce anche tra gli adolescenti) rimane stabile, mentre quello di eroina è in crescita, fumata tra i giovani, come aveva già scritto in un reportage il grande Fabrizio Gatti sull’Espresso. Sono le previsioni sul consumo degli stupefacenti per il triennio 2008-2011. I dati raccolti dal laboratorio di prevenzione regionale stimano una crescita della cocaina limitata al 5%. Per l’eroina è invece previsto un vero e proprio boom, con un incremento del 40%, pari a un totale fra i 135mila e i 160mila spettatori.
Sopra un video datato 1976. Interessante la discussione che emerge, testimone di un’epoca ormai tramontata, oltre che per la capacità di discussione spontanea, di un’ideologia che vedeva nella droga uno strumento politico di sottomissione, almeno in certi ambienti (come poteva esserlo un festival): “l’eroina è tagliata fuori dal movimento popolare, e da tutte le situazioni rivoluzionarie, perchè uno che buca di rivoluzionario e di carica non ha niente, sul piano della gente da dare…l’eroina è la droga dei padroni”. Che dite, è ancora così?

Notizia abbastanza sconvolgente che leggo sulle pagine del Corriere Milano, in un anno a Milano sono stati sequestrati 660 chili di cocaina. Sinceramente non sono in grado di capire se siano tanti o pochi, ma un altro numero ce lo fa capire. I sequestri sono aumentati del 900% rispetto all’anno precedente.
Il questore di Milano dice che i reati complessivamente sono diminuiti, ma che la quantità di stupefacenti sequestrata mette in luce un fenomeno inquietante. Forse il rapporto tra chili sequestrati e consumo non è così diretto, ma il 900% in più è talmente tanto che le possibilità sono due. O l’anno scorso la polizia non ha fatto una mazza o effettivamente quest’anno c’è stato un incremento di consumatori di coca!
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Settimana scorsa ho incontrato Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano, e gli ho fatto qualche domanda, per scoprire se la situazione è davvero così tremenda. Niente di che, giusto tre domande al volo. Vi anticipo due cose interessanti uscite fuori: la prima è che la cocaina da tre anni è stabile e il mercato non si allarga, e che il crack borsistico e la recessione planetaria potrebbero portare ad un ritorno dell’eroina - di cui in effetti però si parla da almeno dieci anni. Buona lettura.
Prima di tutto una domanda sull’età in cui ci si avvicina agli stupefacenti: un servizio del Tg4 di cui avevamo parlato qualche tempo fa mi era sembrato un po’ allarmista…
Delle volte si dice che l’età media si è abbassata. Non è vero, si è alzata, perché ci accedono anche i vecchi, c’è gente che inizia a quarant’anni. Quindi l’età media si alza, non si abbassa, sempre in media. Il fenomeno descritto come abbassamento dell’età media, è collegato al più ampio numero di persone che accedono alle droghe. Il fatto che ci fossero ragazzini in zone disagiate che a dodici, tredici, quattordici anni si accostano agli stupefacenti non è roba nuova. Cos’è che polarizza l’interesse? E’ che non sono più solo i “marginali” dei quartieri a rischio ad avvicinarsi. Nel momento in cui si iniziano ad avere dei soldi in tasca e una vita di relazione, si è intercettati anche dal mercato della droga
Circa 65 mila metri quadri di terreni sono stati sequestrati tra i comuni di Desio, Seregno e Briosco, dove sono stati interrati circa 178mila metri cubi di rifiuti in buche profonde fino a nove metri e larghe 50. Non sono immagini che provengono dal film Gomorra, ma dalla ricca Brianza. L’operazione di polizia ha stanato “La banda delle discariche abusive” con otto arrestati, tra cui un mafioso latitante. Vendevano ai cantieri la terra scavata e al suo posto seppellivano rifiuti, anche tossici, come residuati plastici carichi di cromo e piombo.
Oltre al business della monnezza, gli appartenenti all’associazione - tra cui Fortunato Stillitano, latitante della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, nel Reggino, con precedenti tra l’altro per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto in passato al regime di 416bis - dovranno rispondere per furto e ricettazione - per i mezzi rubati e poi rivenduti all’estero -, incendio doloso, possesso illegale di armi e spaccio, dato che spesso i lavoratori venivano pagati con dosi di cocaina (che tra loro chiamavano “vitamina”) per sostenere i turni di lavoro che si protraevano anche per tre notti consecutive.
Vi ricordate di Domenico Brescia, il “sarto dell’Inter”, intercettato al telefono con Mancini e in seguito coinvolto in una vicenda di spaccio di cocaina? E’ una storia che risale a prima dell’estate: vi consiglio di rileggere questo post, in cui si ripercorre questa vicenda che si snoda tra la Brianza - anche Alcolica - gli spacci (di abbigliamento, che avete capito) come quello di Santino, e le narici imbiancate di tanti milanesi.
Bene, Domenico Brescia è stato condannato a otto anni, per traffico di droga: due chili di coca, smerciati nel 2006. Una vicenda apparentemente senza importanza, ma esplosa a causa di alcune intercettazioni in cui Brescia parlava amichevolamente al telefono con Roberto Mancini, della latitanza di un altro amico in quel di Londra.

Un paio di giorni fa la polizia aveva trovato nell’armadio di una ragazza sudamericana più di 150 kg di cocaina, si, avete capito bene. Nell’armadio. La ragazza teneva panette di cocaina da 1kg l’una nell’armadio. Ieri mattina, leggo la notizia oggi dall’Ansa, la polizia ne ha trovati altri 150 di kili di cocaiana.
Il primo sequestro è avvenuto in zona Via Rembrandt, il secondo in zona Viale Corsica. Due normali appartamenti agli angoli opposti della città, in ognuno dei quali c’erano 150kg circa di cocaina. I due casi, in realtà sono collegati, dato che le chiavi del secondo appartamento sono state rinvenute dalla polizia in tasca di uno degli arrestati durante il primo sequestro. La polizia stima che il valore della droga sequestrata ieri (150kg) sia di 6 milioni di euro.
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Ogni tanto, quando giro in bici per Milano, penso: ma chissà quanta droga ci sarà nascosta dentro quei palazzi: ogni tanto la polizia conferma le mie impressioni, come nel caso del sequestro, avvenuto ieri in via Rembrandt, di 150 chili di coca.
Un bel pò di polvere bianca, uno di quei sequestri che fanno oggettivamente notizia. In un armadio di un appartamento di via Rembrandt affittato ad una ventottenne uruguaiana, Adrèa Gisèle Segovia Parra, gli agenti del Commissariato di Polizia Centro, hanno scovato centinaia di mattonelle da un chilo: due qualità, la Rey, pura all’86%, e la Ok, meno pura, ma comunque di ottimo livello: secondo le analisi arrivava all’80%.
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L’operazione “Domus 2008″, coordinata dal pm di Milano Carlo Nocerino, dimostra per l’ennesima volta la quantità impressionante di cocaina che transita e viene venduta a Milano. Nonché la presenza di trafficanti in grado di movimentare centinaia di chilogrammi di stupefacente a disposizione di chiunque abbia il denaro per comprarlo. E a Milano, si sa, per certe persone i soldi sono l’ultimo dei problemi
Salta indietro fino all’anno dopo Italia ‘90. Che per capirci era sindaco Paolo Pillitteri, e lascia dire le cose alla giornalista di Repubblica che fai figura migliore:
MILANO - La televisione accesa e lui lì davanti, seduto in poltrona, gli occhiali sul naso, vestito ancora di tutto punto. Ieri mattina lo hanno trovato così, Walter Chiari, passato, presumibilmente, dal sonno alla morte quasi senza accorgesene. Quartiere Niguarda, casermoni grigi accanto a vecchie case a due piani. Walter Chiari abitava in via Cesari, aveva un appartamento nel ‘Residence-Hotel Siloe’, due stanze più bagno e ripostiglio, in tutto 40 metri quadri
L’incredibile vicenda umana di Walter Chiari va assolutamente ripercorsa, perchè anticipa di trent’anni l’attuale scenario spettacolare-politico. Dai falsi pentiti alla Gianni Melluso, alla cocaina, passando per la X Mas, Ugo Tognazzi, e lo sdoganamento della Repubblica di Salò.
Foto | ComuneTorino.it
1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda



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