
Albertini allora ne fece una battaglia epica: “o la cancellata o la mia testa”, ebbe a dire. Il parco delle Basiliche fino a qualche anno fa era un baluardo del divertimento serale, disordinato e disorganizzato. Ci si andava per bere, fumare e giocare a pallone. Insomma fare casino. Tempi disordinati e libertari, appunto. Almeno così le vecchie generazioni se lo ricordano. Poi arrivò la cancellata e tutto si spostò: Colonne, via Vetere. Tutto lì intorno.
La cancellata non è in discussione, si badi bene. Rimarrà. La proposta dell’assessore al Verde Pierfrancesco Maran è piuttosto quella di ritardare la chiusura del Parco Delle Basiliche. “Modulare gli orari d’accesso” per renderli più compatibili con la movida di tutta la zona del Ticinese. Dalle 22, attuale chiusura, a mezzanotte. Due ore in più.
I dubbi rimangono. Qualcuno, specie i residenti, e il famoso e battagliero Comitato de La Cittadella, temono che il parco torni ad essere luogo di spaccio e illegalità diffusa. Secondo voi è giusto riaprire il Parco delle Basiliche, a tarda sera, per far defluire il popolo della movida , alleggerire la pressione sulle Colonne di San Lorenzo e ridurre i disagi dei residenti?
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Re Giorgio precorre i tempi e in controtendenza annuncia di volere “più vita in centro”. Il centro meneghino che durante il giorno pullula di avventori che a caso passeggiano tra le vie che uniscono le Galleria al Castello Sforzesco, e che di notte sembra la location di un film apocalittico di zombie. Dunque viene da chiedersi come il rilancio del Emporio Armani Caffè in via Manzoni 31 possa risolvere la situazione. Ma Armani tratteggia la linea, sta poi ad altri seguirla.
Ho sempre desiderato contribuire a far vivere il Quadrilatero della moda, perché mi piace l’idea che Milano possa essere di sera ciò che è di giorno: viva, dinamica, brillante e ottimista
Seguono i commercianti di via Dante che propongono di spostare qui il fulcro delle movida meneghina. Da maggio dunque il corso potrebbe diventare il centro dello struscio serale, grazie anche a varie iniziative come musica dal vivo e prezzi calmierati, a partire dall’aperitivo. In questo modo si libererebbe la Colonne, zona afflitta dalla cronica invasione di viveur e ubriachi molesti. Il Comune pare d’accordo, d’altronde in questa porzione di centro non esistono residenti. La parola a voi giovani nomadi del divertimento open air. Ci andreste in centro a fare l’aperitivo o per un drink dopo cena?
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Le spese natalizie sono un’ottima scusa per fare una scappata in “città” ma l’occasione è buona anche per visitare Milano in poche ore. Cosa scegliere tra la cultura lo shopping? Ecco la risposta. Seguendo l’iniziativa di 06blog che ci ha dimostrato che è possibile visitare Roma in poche ore, ecco un vademecum su che fare, dove andare e cosa non perdere nell’arco di poche ore.
Questo un piccolo promemoria, ovviamente non esaustivo, vuole essere un vademecum di quello che bisogna vedere a Milano per soste brevi, di quattro, otto, ventiquattro ore, fino a un week-end.
Il primo appuntamento copre un arco di otto ore. Siete pronti?
Come punto di partenza, o meglio di arrivo, scegliamo la stazione Centrale. Amato e detestato monumento in stile definito da qualcuno come “neobabilonese”, la stazione merita una nota anche grazie ai recentissimi lavori di restauro che la hanno riportata a un livello di decoro più che degno di una città come Milano. Dalla Stazione possiamo prendere la linea 3 della metropolitana, la “Gialla”, per raggiungere ovviamente la zona del Duomo da cui daremo inizio a un tour de force cultural-consumistico.
Continua a leggere: Metropoli Espresso. Cosa fare a Milano in 8 ore.
Cosa abbia scatenato di punto in bianco una vera e propria guerra contro l’alcool, sono in pochi a saperlo. Giudizi a parte scatta questa notte il divieto di vendita di bevande alcoliche agli under 16, decisione del Comune di Milano che sembra abbia trovato molti sostenitori tra i sindaci di altre città. Controlli severi, multe ai venditori ma anche ai genitori dei ragazzi che saranno pizzicati.
Ma cambierà davvero qualcosa? Durante una recente soggiorno a Madrid avevo notato la curiosa usanza per cui molti ragazzi escono di casa con bottiglie di vodka gelata e di bibite, pronte per essere mixate in cocktail low cost sulle panchine dei parchi. In Spagna è un modo di combattere la crisi. Mi sono chiesto perché nessuno lo ha mai fatto anche a Milano e sebbene queste mode da noi arrivino sempre un po’ in ritardo (basti pensare ai Botellon) non me lo sono spiegato… invece mi sbagliavo.
In città, da qualche giorno, passeggiando nelle strade vicino a Corso Como e nei dintorni del Parco Sempione (zone meno battute dai poliziotti rispetto alle Colonne di San Lorenzo) si tocca con mano che qualche cosa sta cambiano. Si notano facilmente gruppetti di ragazzi con sacchetti della spesa pieni di bottiglie, facile capire quale sia il loro contenuto.
Intanto arriva anche la prima multa (5000 euro) per un baracchino di Piazza Oberdan sorpreso a vendere alcolici dopo mezzanotte. E ora nascerà il turismo notturno verso i comuni vicini a Milano dove il divieto non è stato introdotto?
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E’ ufficiale. Ne avevamo parlato tempo fa, ma la cosa sembrava remota. Ora invece ne abbiamo la certezza, il Plastic ha chiuso. L’ultimo sopralluogo dell’Annonaria ha dato lo stop al locale: servono porte di sicurezza più larghe. A nulla è servito l’appello di Fiurucci e altre eminenti personalità della nightlife e della cultura. Così Paris Hilton dice che a Milano di notte è un mortorio e l’Assessore Terzi prende le sue parti. Un po’ contraddittoria la situazione. Si reclamano più spazi e nel frattempo si chiudono quelli esistenti.
Non è un segreto che i locali caciaroni danno fastidio, da tempo i Comitati di zona hanno intrapreso battaglie legali per anticipare le chiusure (recente la polemica delle 17 firme che hanno scatenato l’ordinanza per la chiusura anticipata del Boh caffè). Qualcuno parla di congiura per allontanare i locali fracassoni dal centro e relegarli in periferia. Non avvalliamo l’ipotesi, ma i segnali non sono buoni. Sul Corriere di oggi un paginone è dedicato al “Patto antirumore” per le zone più rumerose. Già se ne era parlato per San Siro, ora si estende a tutta la città e per i motivi più disparati: dal tram ai locali. Proprio sul fronte dei locali è recente l’accordo siglato con il Silb, l’associazione dei gestori di locali, per limitare gli schiamazzi in vista dell’apertura dei dehors estivi. Intanto il comitato La Cittadella di zona Ticinese indica la strada da seguire già tracciata a Bologna: “lo stile di vita di alcuni non può diventare impedimento alla vita normale di altri. Niente alcol dopo le 23″. Se ne discute mercoledì (alle 17.30) in un convegno al Teatro delle Colonne.